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Madre (La) - MAT'

Regia:Vsevolod Pudovkin
Vietato:No
Video:Skema, Mondadori Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Il lavoro, Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Maksim Gorkij
Sceneggiatura:Nathan Zarchi
Fotografia:Anatolij Golovnia
Musiche:S. Block
Montaggio:
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Balatov, Nikolaj Baranovskaja, Vera Cistjakov, A. Gromov, F. Ivanov Pavel Vlasov, Ivan Koval Samborskij Pelageja Nilovna, Vsevolod Pudovkin Michail Vlasov, Viktor Uralskij Ufficiale di polizia, N. Vidnov, Anna Zemtsova La rivoluzionaria
Produzione:Mezrabpom-Russ
Distribuzione:Cineteca Nazionale - Cineteca Griffith
Origine:Urss
Anno:1926
Durata:

68'

Trama:

Dal romanzo omonimo (1907) di Maksim Gor'kij. Tvera, 1905. Palageja Niloyna, vedova di un operaio alcolizzato ucciso in uno scontro a fuoco in fabbrica, teme per la vita del figlio Pavel, militante del movimento rivoluzionario, e rivela alla polizia dove ha nascosto le armi. Questo egoismo materno si trasforma in una graduale presa di coscienza: quando Pavel muore in un tentativo di evasione durante una manifestazione per il 1° maggio, sarà lei a raccogliere la bandiera rossa e a farsi ammazzare dai dragoni a cavallo.

Critica 1:Considerato per mezzo secolo un classico del cinema muto sovietico e classificato nel 1958 in un referendum internazionale tra critici a Bruxelles tra i 12 migliori film della storia del cinema, Mat' è stato poi sottoposto a una revisione critica ingenerosa e altrettanto faziosa. Sceneggiato da Nathan Zarkhi, segna l'esordio nel lungometraggio di V.I. Pudovkin (1893-1953). Punta sull'evoluzione psicologica dei personaggi, presentati non come tipi, ma figure esemplari in una vicenda esemplare, e sugli aspetti più evocativi della natura. L'azione dei personaggi è immersa in un paesaggio continuamente mutevole che partecipa, arricchendolo di significati, allo sviluppo della storia. Tra gli esempi del montaggio parallelo cui ricorre il regista, talvolta con ritmi stretti, quasi frenetici, è famosa la marcia dei manifestanti, accostata alle acque della Neva che trascinano i blocchi di ghiaccio del disgelo. La suggestiva fotografia è di Anatolij Golovnia. Il romanzo di Gor'kij fu portato sullo schermo altre tre volte: da Alexandre Razumnyi (1920), Marc Donskoj (1955) e Gleb Panfilov (1990). Distribuito in Italia con l'alcolico titolo di Vodka.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Del romanzo di Gorkij si rispetta la psicologia dei personaggi ma si semplifica l'azione, che si svolge a Pietroburgo durante i moti insurrezionali del 1905 (Mat' è uno dei film approvati dal Partito Comunista nel 1925, per celebrare quegli avvenimenti). Nathan Zarkhi ricorre a testimonianze dell'epoca (come ha fatto Ejzenštejn per Bronenosetz Potëmkin) e costruisce una storia su tre protagonisti (il padre, un operaio distrutto dall'alcool, la madre e il figlio, che aderisce al movimento rivoluzionario). Si parte dal padre nella bettola, la notte, il suo ritorno nella poverissima casa, i maltrattamenti inflitti alla moglie. In una fabbrica scoppia uno dei primi scioperi, che rivelano come si faccia strada la coscienza rivoluzionaria fra gli operai. Il padre non vi aderisce. Una manifestazione è dispersa brutalmente dalla polizia. La vita di Pelageja Nilovna è fatta di continue angosce per la sorte del figlio e per la degradazione del marito. Nel sobborgo dove i tre abitano dominano la miseria e le irruzioni della polizia. Il padre muore. Pelageja lo veglia, immobile e attonita. Non ha più speranze. Cerca di dissuadere il figlio dal partecipare alla lotta operaia, ma non ottiene nulla. La polizia, che ha fondati sospetti su Pavel, compie una perquisizione nella casa. Pelageja crede di avere un solo mezzo per salvare il figlio da guai peggiori. Involontariamente lo denuncia. Pavel è arrestato per detenzione di armi. Sottoposto a processo, trattato con arroganza dai giudici, è condannato. Solo allora Pelageja si rende conto dell'errore commesso e al figlio che viene condotto via chiede perdono. Pavel in carcere sopporta le privazioni con il sereno coraggio di chi crede in una causa giusta. La madre lo va a trovare, comincia a comprendere le ragioni che l'hanno spinto a lottare. A poco a poco scopre quanto sia crudele il comportamento dei nemici e collabora con l'organizzazione rivoluzionaria clandestina. I fili della rivolta si intrecciano in una trama sempre più fitta. In carcere si prepara una sollevazione, mentre le masse si raccolgono per una grande manifestazione da tenersi il 1° maggio. La sommossa riesce, Pavel evade e sfugge alla polizia saltando sui lastroni di ghiaccio (è la stagione del disgelo: una immagine che ha un valore referenziale ed è una metafora della libertà sognata). Alla manifestazione la madre e Pavel marciano insieme e insieme resistono all'urto dei soldati a cavallo. Si spara sui dimostranti. Pavel, colpito a morte, cade accanto alla madre. Pelageja prende la bandiera rossa, rimasta in terra dopo che il portabandiera è stato colpito, e, agitandola in alto, va anch'essa incontro alla morte. Il film si chiude con una immagine “anticipatrice”, le mura del Cremlino, simbolo della rivoluzione vittoriosa di dodici anni dopo.
Altrettanto complessa di quella di Ejzenštejn, ma di segno opposto, è la concezione cinematografica del trentaduenne, quasi esordiente regista di Mat' (7 rulli, 1800 metri). Vsevolod Ilarionovic Pudovkin (Pezna, 16 febbraio 1893 - Mosca, 1 luglio 1953) era stato allievo di Lev Kulešov e, dopo varie esperienze come attore e scenografo, aveva diretto una breve commedia satirica sul gioco degli scacchi (Šakhmatnaja gorjatzka) e un film scientifico (Mekhanika golovnovo mozga: la meccanica del cervello). Rifiutando gli esperimenti dell' avanguardia impegnata nella contestazione dell'intreccio narrativo, considerato una sopravvivere borghese, si ispira alla lezione del “realismo” tolstojano (l'anno successivo osserverà: “Tolstoj è per me l'unico scrittore che si identifichi con realtà. In ciò che ha scritto sento una esistenza dipendente, con tutte le sue forme, i suoi colori i suoi suoni”) e compone una storia che ha caratteristiche del romanzo, inteso come sviluppo cronologicamente coerente dell'azione di alcuni personaggi di forte rilievo psicologico.
A differenza di Ejzenštejn, non affida allo spettatore la “presa di coscienza” ma ne segue il cammino nel comportamento dei personaggi, presentati non come tipi ma come figure esemplari che vivono una vicenda esemplare. Su di essi - elementi privilegiati della costruzione narrativa - impernia un serrato discorso cinematografico: ogni “figura ” del linguaggio (campi, angolazioni, illuminazione, segni scenografici) è al servizio della psicologia e degli eventi che la determinano o ne sono determinati. A tutto sovrappone un'acuta sensibilità per gli aspetti più evocativi della natura: notti, albe, alberi, nuvole, acqua, ghiaccio. Ogni azione dei personaggi è immersa in un “paesaggio” continuamente mutevole, che partecipa - arricchendolo di significati - allo sviluppo stesso della storia. E in ciò si riflette una intera tradizione figurativa, che non è tanto quella cui Pudovkin dice di essersi ispirato nella composizione di alci ne inquadrature (Velázquez, Van Gogh, Degas, Rouault, Picasso, come testimonia J. Leyda) quanto quella dei grandi paesaggisti e ritrattisti russi di fine Ottocento come Surikov o Ilja Repin o Isaac Levitan.
“Nel film” chiarì il regista in una pagina autobiografica “l'atmosfera è una grande forza poetica. Del resto, proprio la percezione del nesso organico tra la vita interiore dell'uomo e il mondo che l'attornia conferisce la necessaria profondità alla generalizzazione poetica, da cui l'arte non può prescindere.” Anche per questo, Mat' - uscito a Mosca nei primi giorni dell'ottobre 1926 - fu uno dei grandi successi del cinema sovietico, in patria e soprattutto all'estero, dove fu accolto con entusiasmo e stupore: restava nel solco della grande civiltà russa e la riproponeva intatta, con uno spirito nuovo.
Autore critica:Fernaldo Di Giammatteo
Fonte critica:100 film da salvare, Mondadori
Data critica:

1978

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Madre (La)
Autore libro:Gorkij Maksim

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