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Ogni maledetta domenica - Any Given Sunday

Regia:Oliver Stone
Vietato:No
Video:Warner Home Video
DVD:Warner Home Video
Genere:Drammatico
Tipologia:Sport e salute
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto da una storia di Daniel Pyne e John Logan
Sceneggiatura:John Logan, Oliver Stone
Fotografia:Salvatore Totino
Musiche:Budd Carr
Montaggio:Tom Nordberg, Keith Salmon, Stuart Waks
Scenografia:Victor Kempster
Costumi:
Effetti:John Patteson
Interpreti:Al Pacino (Tony D'Amato), Cameron Diaz (Christina Pagliacci), Bill Bellamy (Jimmy Sanderson), Elizabeth Berkley (Mandy Murphy), Jim Brown (Montezuma Monroe), Andrew Bryniarski (Patrick Kelly), Aaron Eckhart (Nick Crozier), Jamie Foxx (Willie Beamen), Lauren Holly (Cindy Rooney), Matthew Modine (Dr. Ollie Powers), Dennis Quaid (Jack Rooney), Lela Rochon (Vanessa Struthers), Lawrence Taylor (Luther Lavay), James Woods (Dr. Harvey Mandrake)
Produzione:Lauren Shuler Donner - Clayton Townsend - Dan Halsted
Distribuzione:Warner Bros. Italia
Origine:Usa
Anno:1999
Durata:

145’

Trama:

Da tanti anni Tony D'Amato è l'allenatore della squadra di football dei Miami Sharks. La stagione in corso però, dopo quattro sconfitte consecutive, si sta mettendo male. In più al vecchio proprietario, da poco deceduto e sostenitore della sacralità del gioco, è succeduta la figlia Christina, che ha subito adottato una linea di condotta del tutto diversa: al bando i sentimentalismi, le quote di profitto devono salire e se la squadra va male siamo in presenza di un investimento sbagliato da cambiare al più presto. L'uomo simbolo dei giocatori è il quarterback Cap Rooney, che ha 39 anni, vorrebbe mantenere ancora viva la propria leggenda, ma un infortunio lo costringe alla sosta forzata. Scende allora in campo Willie Beamen, giovane e ambizioso, che con alcune belle prestazioni si impone all'attenzione generale. Dopo altre partite dall'esito alterno (l'ultima perduta sotto un diluvio), si arriva ai play-off. Duri colloqui a due si succedono prima tra Tony e Cube, che non vorrebbe rientrare, poi tra Tony e Christina. Tra grandi contrasti e incertezze, la squadra va in campo per la sfida con Dallas. In un palpitante succedersi di azioni, il successo per i Miami Sharks arriva all'ultimo secondo. A questo punto Tony ha esaurito il proprio compito. Alla conferenza stampa di addio, dice che non si ritirerà, perché ha ricevuto un'offerta per fare l'allenatore-capo ad Albuquerque nel New Messico. Aggiunge poi che porterà con sé Willie Beamen. Christina e gli altri lo guardano con cattiveria e voglia di nuove sfide.

Critica 1:Oliver Stone, sempre brillante, di nuovo abilissimo, eternamente eccessivo, tra Ben Hur e il Vietnam, tra la lotta dell'uomo per la sua sopravvivenza e lo sport come metafora della guerra, tra nostalgia del buon tempo andato, quando il football era il football e la televisione era un piccolo schermo quadrato, e la demonizzazione dell'onnipotente strumento del comunicare, che stravolge lo sport e ne condiziona le regole. Ogni maledetta domenica (che traduce con un po' di forzatura Any Given Sunday) segna il ritorno in gran forma di Stone dopo la deviazione nel nulla di U Turn, ed è un grande e un po' debordante film sullo sport, con i limiti dei film sportivi (il moralismo e il tecnicismo con relativo senso di estraneità del pubblico non specificamente interessato) portati agli eccessi e a dimensioni titaniche - ma pieno di meraviglie di regia e di personaggi ben disegnati. Florida, oggi. I Miami Sharks, sotto la guida dell'allenatore Tony D'Amato (Al Pacino) perdono la quarta partita di fila, a dispetto della bravura di un nuovo quarterback, Willie Beamen (Jamie Foxx). Una vecchia star (Dennis Quaid) viene richiamata a battersi. La nuova star Beamen che si crede un dio si gioca la fiducia della squadra. La presidente e coproprietaria Christine Pagniacci (Cameron Diaz) minaccia di cacciare l'allenatore e insiste, contro l'opinione dei medici, per far scendere in campo un giocatore che, in verità, non sta affatto bene. Il football oggi è feroce come l'arena degli antichi romani, suggerisce uno spezzone di Ben Hur, corroborato dalla presenza nel cast del duro Charlton Heston. La sceneggiatura di Oliver Stone e John Logan dispone senza sorprese e con qualche inestirpabile pregiudizio antifemminile le maschere del mondo dello sport, dal "coach" tutto campo e niente famiglia incarnato dal bravissimo Pacino, se possibile più roco e arruffato del solito, alla simpatica Cameron Diaz, qui carogna che più carogna non si può (e la scena in cui la graziosa biondina sfila negli spogliatoi della squadra senza degnare di uno sguardo le possenti nudità maschili dei giocatori la dice lunga su come considera i suoi uomini). Nel calderone di un film lungo due ore e quaranta i due autori immettono, assieme a una buona dose di testosterone, i temi chiave della vita americana - il potere, la ricchezza, la razza, lo scontro tra i sessi, l'invasività della televisione, che ha cambiato le regole del gioco e corrotto l'etica sportiva - per arrivare alla conclusione da sempre cara a Stone, che si vince solo quando si è uniti. Ma se la moralità del film non è certo originale, è strepitosa la regia di Stone, che conduce al meglio il coro dei suoi attori e gira avventurosamente, spezzettando le immagini, fermandole, correndo, inseguendo la palla (con delle microcamere fissate sulla testa dei giocatori), e finisce così per travolgere anche lo spettatore sportivamente agnostico con la sua bravura (e con la bravura del giovanissimo direttore della fotografia Salvatore Totino).
Autore critica:Irene Bignardi
Fonte criticala Repubblica
Data critica:

10/4/2000

Critica 2:Per farvi due risate con ogni maledetta domenica, il nuovo, torrenziale film di Oliver Stone (dura 2 ore e 30 minuti), paragonate il mondo del football americano descritto dal regista e il nostro calcio, assai meno violento ma altrettanto danaroso e vorace. Una volta accettato il gioco, scoprirete che Al Pacino interpreta Giovanni Trapattoni, ovvero il vecchio allenatore abituato a siglare i contratti con una stretta di mano e a trattare i giocatori con affettuosa rudezza (il suo tormentone è: «Ogni maledetta domenica si vince o si perde. Resta da sapere se si vince o si perde da uomini»). Attorno a lui c'è una nuova proprietaria della società, figlia del vecchio boss, che pensa solo al denaro e agli sponsor (Cameron Diaz) ; c'è il campione esperto ma stagionato che si infortuna e il nuovo talento che si alza dalla panchina per sostituirlo ed entra in campo, nonché nella gloria (rispettivamente, Dennis Quaid e James Foxx); c'è il medico corrotto che «dopa» gli atleti e li manda in campo anche infortunati, col rischio di farli morire (James Woods). E così via. Sostituite Vittorio Cecchi Gori a Cameron Diaz (occorre molta fantasia, è vero) e Gabriel Batistuta a Dennis Quaid, e il film sulla Fiorentina bello e fatto, ma ovviamente il giochino ha il fiato corto. Il paragone, però, aveva un altro scopo: elencare l'incredibile serie di luoghi comuni sullo sport con i quali Stone inzeppa la sceneggiatura. Nulla che non si sia già visto, in ogni maledetta domenica, dall'invadenza dei media alla simbologia dei «nuovi gladiatori». Con un'eccezione: lo stile di Oliver Stone. Non è mai stato un «neoclassico», il regista di Platoon: anzi, se esiste un cineasta barocco, esagerato e visionario, è lui. Il suo linguaggio cinematografico gioca sulla quantità: dove registi «normali» monterebbero un'inquadratura, lui ne infilza dieci; dove altri metterebbero una macchia di sangue, lui ne versa litri. C'è tutto Stone, in fondo, nel dettaglio dell'occhio: il bulbo oculare che rimane sul campo dopo un durissimo scontro nella partita decisiva. Una trovata cruenta che è «dedicata» solo a noi europei: nella copia americana del film non c'era, forse per motivi di censura (da segnalare che Stone ha montato ben cinque versioni del film: ce n'è una per il formato Dvd, una da proiettare sugli aerei, e così via: molto lavoro per i futuri filologi). «Urlato» e spesso eccessivo nello stile, ma sorprendentemente banale nella storia che racconta e nel finalino speranzoso, Ogni maledetta domenica si riscatta per le prove degli attori, soprattutto Al Pacino, che con quel talento può recitare ciò che vuole. Ultima notazione: la squadra dei Miami Sharks non esiste. La Nfl, la lega del football professionista, ha rifiutato al film ogni appoggio e Stone si è dovuto inventare un campionato immaginario, con club di fantasia.
Autore critica:Alberto Crespi
Fonte critica:l'Unità
Data critica:

7/4/2000

Critica 3:
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