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Ottavo giorno (L') - Huitième jour (Le)

Regia:Jaco Van Dormael
Vietato:No
Video:Mondadori Video
DVD:
Genere:Metafora
Tipologia:Le diversità
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Jaco Van Dormael
Sceneggiatura:Jaco Van Dormael
Fotografia:Walther Van Den Ende
Musiche:Pierre Van Dormael
Montaggio:Susana Rossberg
Scenografia:Hubert Pouille
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Daniel Auteuil, Pascal Duquenne, Miou-Miou, Helene Roussel, Isabelle Sadoyan
Produzione:Pan-Europeenne Production - Homemade Film Tf1 Films Production - Rtl - Tvi - Working Title - D.A. Films
Distribuzione:Mikado
Origine:Francia
Anno:1996
Durata:

118'

Trama:

Uomo d'affari che al lavoro e al successo ha sacrificato gli affetti e sé stesso, Harry (D. Auteuil) conosce il mongoloide Georges (P. Duquenne), uomo libero cui nulla può impedire di essere buono e generoso. Harry fa quel che deve fare, Georges quello che vuole. E il secondo, l'emarginato, che aiuta il primo, l'integrato, a cambiare e a liberarsi.

Critica 1:Harry e George. Il bancario e il ragazzo down. Il bel Daniel Auteuil e l'invisibile Pascal Duquenne. Palma d'oro per tutti e due a Cannes '96 con L'ottavo giorno del regista belga Jaco Van Dormael (Toto le héros), film "caso" del festival che si è spaccato in due tra lacrime e fischi. Il gioco della finzione si complica invece che semplificarsi nel corpo reale di Georges, il personaggio. C'è un in più che rischia ogni istante la catastrofe, come in molti film dell'ultima onda (compreso Ponette di Doillon, interpretato da una bambina di 4 anni, anche lei premiata alla Mostra di Venezia). Se la televisione offre sempre di più "storie vere", il cinema rilancia e scalda lo schermo con lo stupore di un reale all'ennesima potenza. Dove finisce il documentario, dove inizia la commedia surreale che Val Dormael infiamma di cromatismi fiamminghi, dissemina di visioni, sulle tonalità del musical? L'effetto è quasi insostenibile. Pascal Duquenne non è il Dustin Hoffman di Rain man né il Tom Hanks di Forrest Gump. E' un mongoloide, quel tipo di persone da cui si distoglie lo sguardo, se le incontri per strada. Anche se Georges s'immagina abitante della Mongolia, a cavallo nella steppa, insieme a quelli come lui. Ma al contrario di Rain Man, L'ottavo giorno non fa del diverso un fenomeno. E' solo un corpo desiderante, un dispositivo di impulsi e sogni "proibiti". Fa tutto ciò che è vietato in nome della normalità. Lo sa bene Harry, manager in crisi famigliare, istruttore "berlusconiano" della Future bank, che insegna agli aspiranti dirigenti come avere successo con i clienti. Sorridere sempre e soprattutto imitare l'interlocutore, tic, atteggiamenti e linguaggio. Perché la gente odia i diversi. Gli capita invece di incontrare Georges, fuggito dall'istituto che lo separa dal resto del mondo. Gli capita di caricarlo in macchina e di non riuscire a liberarsene. Nessuno vuole Georges, neppure la famiglia. Ed ecco sprigionarsi dal "mostro", dall'extraterrestre le follie di un altro mondo. Questo Georges è un poeta, un visionario sopraffino che immagina topi cantare l'opera, e il suo idolo messicano in tenuta di gala, Luis Mariano, menestrello sentimentale, che si esibisce sospeso a mezz'aria o seduto sul cofano dell'auto. Georges è un "modello" fuori serie, creato nell'ottavo giorno da un dio burlone che prima inventò l'erba, gli aereoplani e tutte le cose necessarie. Mentre Georges non lo è. Eppure. Van Dormael spinge il viaggio on the road nell'avventura ai confini della realtà. Il bancario e il down, la strana coppia, compie irruzioni e misfatti. E le fantasticherie di Georges producono gag a ripetizione. Dal "colpo di fulmine" per la commessa di un bar alla trattativa per un paio di scarpe da ginnastica che Georges vuole a tutti i costi, anche se i soldi gli mancano. Desideri "proibiti" appunto, compreso la scatola di cioccolatini, di cui è allergico e che Forrest Gump paragonava alla vita: "non sai mai quello che ti capita". A Georges gli capitano cioccolatini di tutti i tipi. E ognuno gli dà un effetto stupefacente. Vede coccinelle volare fin sopra le nuvole, là dove arrivava la piuma di Tom Hanks, e vede la madre in carne e ossa, perché ha dimenticato che era morta. E Harry, che ha passato la vita a ubbidire, a far soldi e a dimenticarsi regolarmente del compleanno della figlia, assomiglia sempre di più a quel modello di uomo, considerato adatto a un asilo psichiatrico piuttosto che alla Future bank. Insomma, L'ottavo giorno fa ridere e piangere anche i generali, come il Dumbo di Spielberg (1941). L'anormalità è contagiosa.
Autore critica:Mariuccia Ciotta
Fonte criticail Manifesto
Data critica:



Critica 2:
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Critica 3:
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Libro da cui e' stato tratto il film
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