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Falò delle vanità (Il) - Bonfire of the Vanities (The)

Regia:Brian De Palma
Vietato:No
Video:Warner Home Video
DVD:
Genere:Satirico
Tipologia:Mass media
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dall'omonimo romanzo di Tom Wolfe
Sceneggiatura:Michael Cristofer
Fotografia:Vilmos Zsigmond
Musiche:Dave Grusin
Montaggio:Bill Pankow, David Ray
Scenografia:Richard Sylbert
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Tom Hanks, Bruce Willis, Melanie Griffith, Kim Cattrall
Produzione:Brian De Palma, Fred Caruso
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1990
Durata:

126'

Trama:

Sherman McCoy, un giovane e ricco operatore di borsa, lasciata a casa sua moglie Judy e la bambina, e presa a bordo dell'automobile all'aeroporto di New York l'amante Maria Ruskin, non imbocca a tempo una corsia laterale, fa una inversione errata e si ritrova fermo nel buio sotto un viadotto in una brutta zona, fra carcasse e rottami. Due teppisti di colore male intenzionati lo fronteggiano sull'asfalto: lui se ne libera, mentre l'amante postasi al volante investe involontariamente uno di quelli che finisce in coma all'ospedale. A volere giustizia sull'episodio, il cui colpevole è ignoto, sono in molti: la polizia cerca lo sconosciuto proprietario della lussuosa Mercedes (uno dei teppisti ha visto i primi due numeri di targa); la madre del ferito vuole essere risarcita; l'ardito Reverendo Bacon (di colore anche lui), vorrebbe trasformare questo esempio di pirateria stradale in un caso attorno al quale chiamare a raccolta la comunità nera; il Procuratore distrettuale Abe Weiss, per poter dimostrare la propria imparzialità ai suoi elettori neri. La Polizia individua la targa dell'automobile e McCoy è arrestato. Fin dall'inizio egli ha più volte insistito con Maria per denunciare l'accaduto alle Autorità: lei ha minimizzato e rifiutato ed ora McCoy deve affidarsi al migliore avvocato per uscirne indenne. In aula la Corte è rappresentata dal Giudice Leonard White, un magistrato nero di pelle, onesto e del tutto imparziale, al quale preme solo il rispetto della legge e della dignità di ciascuno. Tutto però è complicato da un oscuro e sfortunato cronista, Peter Fallow, in cerca della notizia in esclusiva, il quale si pone in contatto con il Reverendo Bacon e si dà da fare senza scrupoli pur di fare incriminare Sherman, a prezzo di umiliazioni ed emozioni incessanti. Poichè una amica di Maria, che aveva a costei temporaneamente ceduto l'alloggio di New York (destinato agli incontri dei due amanti), vi aveva fatto installare un microfono, al processo, Sherman tirerà fuori a sorpresa un frammento di nastro, sul quale tutti sentono registrate poche, ma inequivocabili parole di Maria Ruskin la quale, rientrando a casa dopo l'incidente, afferma che al volante era lei che era del tutto inutile la denuncia alla Polizia cittadina. Da ciò la inevitabile condanna della colpevole, l'assoluzione per il miliardario (che intanto aveva avuto la solidarietà dell'anziano padre), il crollo delle ambizioni politiche dell'aspirante alla poltrona di sindaco e, a suo tempo, il Premio Pulitzer per lo scribacchino Fallow diventato ormai un giornalista affermato.

Critica 1:Dall'omonimo best-seller di Tom Wolfe (sceneggiato da Michael Cristofer) un affresco ambizioso (...) della cinica New York anni Ottanta. Di grande effetto la sequenza iniziale , con l'arrivo di Willis ubriaco ad una cerimonia (scena ispirata a un episodio di cui fu protagonista Truman Capote) con la steady-cam che insegue il protagonista per 5' senza stacchi.
Autore critica:
Fonte criticaIl Mereghetti - Dizionario dei film, Baldini&Castoldi
Data critica:



Critica 2:Quanto può sembrare banale, per uno sguardo che si ponga dal-l'interno della filmografia herzo-ghiana, questa sfida in cui si con-trappongono il moderno free clim-ber Martin, arrampicatore di pareti artificiali, tutto sicumera e sprezzo delle difficoltà, e l'antico alpinista Roccia, “messneriano” conquistato-re delle più elevate e difficili vette del mondo, quasi misticamente ri-spettoso della natura e del suo pal-pito segreto!
(…) Ma Herzog complica il quadro. In-nanzitutto, la sfida tra i due campio-ni è orchestrata da un potente gior-nalista. Questi dapprima si riserva l'esclusiva per un servizio destinato a dare al titanico scontro una note-vole eco massmediologica ed in un secondo momento impianta una gi-gantesca operazione televisiva, pub-blicitaria e commerciale attorno al-la figura del sedicente vincitore Martin, impegnatosi a ripetere l'im-presa di fronte all'onnipotente oc-chio delle telecamere.
C'è soprattutto il Cerro Torre, l'in-domabile picco della Patagonia, il grido di roccia e ghiaccio, sferzato dal vento e avvolto da nubi minac-ciose, che fungerà da teatro della doppia sfida in cui alfine troverà un'apparente soddisfazione il grani-tico Roccia ed una cocente, proba-bilmente mortale, sconfitta il giova-ne free climber. La montagna stes-sa si erige a personaggio invincibile e imprevedibile, di fronte al quale si inchinano impotenti i sofisticati strumenti della tecnologia e dell'e-lettronica, mobilitati da un capitale arrogante e superficialmente con-vinto di poter dominare ogni cosa: la tempesta abbatte gli elicotteri, le nubi accecano le telecamere. Si pro-fila pertanto una più complessa con-trapposizione, indipendente dalla prima e nello stesso tempo intersecata ad essa: la montagna resta imprendibile anche di fronte ad un imponente spiegamento di mezzi.
C'è ancora qualcos'altro, un ulteriore rovesciamento inatteso delle prospettive che Herzog ci riserva. La vittoria di Roccia si tramuta in delusione, sgomento, consapevolezza della sconfitta: la cima è già stata violata e nel ghiaccio campeggia la picozza con la foto di Mae West, lasciata dal visionario e farneticante Fingerless, che ha affrontato la scalata per amore della bellissima attrice hollywoodiana. È, questo il più segreto messaggio trasgressivo di Herzog; esso non è racchiuso nell'epica “messneriana” dell'alpinismo puro e “umano”, ma nella potenza del sogno e dell'illusione che il cinema rappresenta: il cinema è l'unico progetto di dominio del mondo che lo rispetta nella sua alterità, che lascia essere la natura nella sua integrità e nella sua essenziale imprendibilità. Perciò per primo Fingerless, forte soltanto del suo amore per il sogno e l'illusione, ha raggiunto la vetta della terribile montagna. Non mancano certo nel film passaggi deboli e personaggi mal riusciti, come quello della ragazza indecisa tra Martin e Roccia, ma nei momenti forti la costruzione della tensione narrativa è calibrata con grande sapienza strutturale e intensa carica emotiva. Certi personaggi, poi, sono tratteggiati in modo folgorante ed incisivo: è il caso di Fingerless, appunto, e della vecchia india che, inascoltata, snocciola un lucido delirio profetico.
Autore critica:Angelo Conforti
Fonte critica:Cineforum n. 308
Data critica:

10/1991

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Falò della vanità (Il)
Autore libro:Wolfe Tom)

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