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Fiore del male (Il) - Fleur du mal (Le)

Regia:Claude Chabrol
Vietato:No
Video:General video
DVD:General video
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Claude Chabrol, Caroline Eliacheff, Louise L. Lambrichs
Sceneggiatura:Claude Chabrol, Caroline Eliacheff, Louise L. Lambrichs
Fotografia:Eduardo Serra
Musiche:Matthieu Chabrol
Montaggio:Monique Fardoulis
Scenografia:Françoise Benoit-Fresco
Costumi:Mic Cheminal
Effetti:
Interpreti:Nathalie Baye (Anne), Benoit Magimel (Francois), Suzanne Flon (Zia Line), Bernard Le Coq (Gerard), Melanie Doutey (Michele), Thomas Chabrol (Matthieu), Henri Attal (suocero di Fanny), Caroline Baehr (Fanny), Kevin Ahyi (ragazzino), Didier Benureau (Brissot), Francoise Bertin (Therese), Jerome Bertin (il volontario), Yvon Crenn (Yves Pouet), Michele Dascain (Marthe), Jean-Marc Druet (il laboratorista), Michel Herbault (il sindaco), Francois Maistre (Jules), Isabelle Mamere (giornalista), Juliette Meyniac (Melene), Dominique Pivain (Dominique), Valerie Rojan (segretaria di Gerard)
Produzione:Mk2 Productions - France 3 Cinema - Canal+ - Conseil Regional D'aquitaine - Procirep
Distribuzione:Mikado – Cineteca Lucana
Origine:Francia
Anno:2003
Durata:

104’

Trama:

Il crimine commesso da una donna durante la Seconda Guerra Mondiale, pur restando impunito, segna il destino dei suoi discendenti.

Critica 1:La frase rivelatrice, quella più volte citata da Chabrol come chiave di lettura del suo film, arriva poco primo dello fine: «Il tempo non esiste: c'è un unico presente perpetuo». La dice la vecchio zio Line alla nipotina Michéle, quasi per consolarla di un antico fantasma familiare che la ragazza ha riacceso (e certamente non quietato) con i suoi atti. É il fantasma dell'omicidio che pesa sullo famiglia Charpin-Vasseur (insieme ad altri, meno ossessivi, come incesti, delazioni, tradimenti): un morto si intravede nel primo lungo giro che la macchina da preso compie nei corridoi dello dimora di famiglia, e un morto viene a concludere la notte elettorale durante la quote la madre Nathalie Baye vince le elezioni a sindaco. Due morti dei quali non pentirsi (perché si tratta di due individui aggressivi, cattivi, traditori); ma sono gli atti in sé che restano, a oscurare il destino di questo che viene definito "una famiglia a circuito chiuso"; l'unica maniera, non tanto di espiare quanto di liberarsene, é forse tramandarli a qualcun altro. Quieto, educato e agghiacciante, Il fiore del male di Chabrol é la versione stilizzata, asciugata, serenamente e atrocemente pessimistico di tante oltre storie di famiglie, destini e province raccontate dal maestro francese. Non c'è più bisogno di intrusioni esterne che vengano a turbare malsani equilibri, né di diseredati che scompaginino armonie borghesi; i "corvi" omonimi sono quelli che ci si é allevati in seno: bastano cinque personaggi che riassumono tre generazioni, e quel tempo profetico che si ripete sempre uguale a se stesso e che si snoda senza soluzione di continuità davanti agli occhi della decana zia Line (la vera protagonista del film, un'esile, dolcissima, volitiva Suzanne Flon, una grande del passato, sia come personaggio che come interprete). Chabrol é arrivato al cuore del suo mondo e del suo stile: niente colpi bassi, il malessere é intessuto nelle tappezzerie e negli abiti bon ton dello famiglia, prende corpo dal giardino curato e dall'aria tersa, chiuso nella consapevolezza inossidabile degli occhi di Line. Persino la suspense diventa un elemento di altissima cucina hitchcockiana: è sufficiente far intravedere un cadavere all'inizio del film per tenere sulle spine il pubblico fino alla fine, non tanto sull'identità dello vittima, quanto su quello del suo assassino. Un ritratto di borghesia che non si intinge neppure più di nero, ma che ha i colori pastello di urta storia tragicamente immutabile.
Autore critica:Emanuela Martini
Fonte criticaFilm TV
Data critica:

18/2/2003

Critica 2:Doppiato il capo della settantina, Claude Chabrol è entrato in una nuova fase di giovinezza artistica: la terza, dopo la "nouvelle vague" e i grandi film degli anni '60-'70. Con Il Fiore del male, in concorso alla Berlinale, il regista torna al giallo; a quel tipo di giallo dalla ricetta tutta particolare (un po' di Simenon, un po' di Hitchcock, moltissimo Chabrol) dove a contare, più della domanda "chi ha ucciso chi?" sono i legami di sangue, il contesto sociale, la colpa e la sua trasmissibilità. Il film comincia con un cadavere; poi, fino all'epilogo, tutto s'acquieta in una serie di ritratti familiari osservati con ottica quasi neutra (vedi, ad esempio, una conversazione ripresa attraverso il cristallo di un'auto in marcia). L'intrigo ruota intorno a tre generazioni di una famiglia della buona borghesia di Bordeaux. La decana, zia Line (Susanne Flon, straordinaria), è l'anziana figlia di un collaborazionista morto di morte violenta. Sua nipote Anne (Nathalie Baye), in corsa per le elezioni municipali, è vedova e risposata con Gérard; i rispettivi figli di primo letto, Michèle e Francois, si amano. Come in ogni famiglia chabroliana che si rispetti, ci sono di mezzo omicidi e rapporti para-incestuosi. Però il vecchio regista è troppo saggio per lanciarsi in invettive o tirate moraleggianti: tanto più pungente perché condotta dall'interno della stessa classe che mette in rappresentazione, la critica al vetriolo dell'etica borghese - o della sua assenza - è suggerita per tocchi d'osservazione, a partire dall'apparente normalità di un modo di vita decoroso e ritualizzato, dove nulla sembra accadere (e dove nulla, omicidio incluso, cambia le cose). Come dice un personaggio "il tempo non esiste, è un perpetuo presente". Eppure il disagio dello spettatore cresce progressivamente, man mano che i sepolcri imbiancati si scoperchiano rivelando il vero contenuto.
Autore critica:Roberto Nepoti
Fonte critica:la Repubblica
Data critica:

14/2/2003

Critica 3:
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Fonte critica:
Data critica:



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