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Othello - Othello

Regia:Oliver Parker
Vietato:No
Video:Medusa Video (Pepite)
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Letteratura inglese - 500/600
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal dramma "Otello" di William Shakespeare
Sceneggiatura:Oliver Parker, Anna Worley
Fotografia:David Johnson
Musiche:Chalie Mole
Montaggio:Tony Lawson
Scenografia:Tim Harvey
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Kenneth Branagh, Nicholas Farrell, Gabriele Ferzetti, Laurence Fishburne, Irene Jacob, Philip Locke, Michael Maloney, André Oumansky, Indra Ove, Nathaniel Parker, Anna Patrick, John Savident, Michael Sheen, Pierre Vaneck
Produzione:Luc Roeg e David Barron
Distribuzione:Medusa
Origine:Gran Bretagna
Anno:1995
Durata:

123'

Trama:

A Venezia nel 1570, sposatasi segretamente con il Moro Othello comandante della Repubblica Veneziana, la giovane Desdemona, figlia del senatore Brabanzio, compare in tribunale per scagionare il marito accusato di averla irretita con stregonesche arti. Poiché giunge l'annunzio che i Turchi hanno attaccato la guarnigione italiana di Cipro, Othello chiede al Doge, ed ottiene, di portare con sé la sposa. Al suo seguito porta anche l'alfiere Jago che, geloso dei favori cui il Moro è prodigo verso il giovane Cassio (nominato luogotenente in vece sua) e sospettoso che Othello abbia addirittura approfittato di sua moglie, decide la rovina di entrambi, servendosi dell'imbelle Roderigo, innamorato senza speranza di Desdemona. Dopo aver ubriacato ad arte Cassio lo coinvolge in un incidente con Roderigo; consiglia poi Cassio di far intercedere l'innocente Desdemona per lui, ed intanto attizza sapientemente la gelosia del Moro, accusando Desdemona di trescare con il luogotenente, di cui lei, ignara, perora la causa, accrescendo i sospetti di Othello. Emilia, moglie di Jago e dama di Desdemona, rinviene un fazzoletto (dono di Othello) abbandonato dalla padrona e lo consegna al marito, che se ne serve come falsa prova del tradimento di Desdemona. Furente, Othello decide di sopprimere la moglie strangolandola. Frattanto Jago ordisce un agguato in cui Roderigo deve uccidere Cassio, ma Jago trafigge a tradimento entrambi. Emilia irrompe atterrita sulla scena del delitto e rimprovera aspramente Othello per la sua dabbenaggine accusando Jago che, sopraggiunto, la uccide. Ma interviene il governatore con i soldati: Othello ferisce Jago e poi si uccide sul letto della sposa morta.

Critica 1:Perché l'hai fatto? Così si rivolge Otello a chi gli ha distrutto anima e corpo. La sua domanda avrà una risposta che niente rivela, e che soprattutto non ammette repliche. Con lui, l'"onesto" Iago è categorico: "Non chiedermi niente. Quel che sai sai..." Perché Iago ardisce la sua macchinazione? Come accade per le opere grandissime, a partire dal testo di William Shakespeare, e rimanendogli "fedeli", si possono elaborare le ipotesi più varie: perché gli è stato preferito Cassio nella carica di luogotenente, dunque per invidia; perché (forse) la moglie Emilia l'ha tradito con Otello, dunque per gelosia; perché è egli stesso innamorato del Moro, dunque per desiderio incattivito, esacerbato e capovolto in dispetto. Quest'ultima possibilità, adombrata da Orson Welles nel suo Othello (1950), sembra di nuovo suggerita da Parker, in una inquadratura in cui, mentre abbraccia Larry Fishburne, sul volto di Kenneth Branagh per un lungo attimo disorientato la passione si sostituisce alla perfidia. C'è anche chi sostiene che Iago non sia altro che un riflesso di Otello, e che dunque egli stesso odi il proprio luogotenente che gli sembra abbia e anzi sia tanto più di lui: bianco, veneziano, raffinato, nobile, seducente. A Cassio, del resto, il Moro s'è rivolto come al "mediatore" del suo desiderio nei giorni in cui corteggiava Desdemona. Dunque, quando Iago gli chiede se il luogotenente fosse stato al corrente fin dall'inizio del suo amore, per Otello non si tratterebbe d'altro che dell'emersione improvvisa ed esplosiva d'un latente conflitto di desiderio con l'antico mediatore trasformatosi in rivale (su questa e su molte altre ipotesi di lettura shakespeariana si può vedere René Girard, Les Feux de l'envie, Grasset & Fasquelle, Paris 1990). Se così fosse anche per Parker, quella sul volto di Branagh non sarebbe passione, ma invece identificazione, rispecchiamento, ricongiungimento fra Otello e il suo proprio fantasma. E però questa linea interpretativa non regge di fronte all'osservazione che, nonostante la bravura e la presenza erotica di Fishburne, certamente nell'Othello di Parker, al contrario che in quello di Welles, è Iago a giganteggiare e non il Moro. E' l'odio del traditore che riempie il film, infatti: un odio che vive di se stesso, e che non è "giustificato" che con pochi cenni ora al tradimento di Emilia e ora al desiderio di prendere il posto di Cassio nella gerarchia militare. Invece di rincorrere giustificazioni, appunto, la regia di Parker sceglie di legare con insistenza lo sguardo di Iago ai nostri. Nelle ombre d'una Venezia trasformata in immagine dell'anima o nel chiuso della fortezza a Cipro, il traditore guarda ripetutamente l'obiettivo, e non solo per comunicarci i Suoi pensieri, ma piuttosto per catturare i nostri, o addirittura per indurci a riconoscere quelli in questi. Perturbante è, in tal senso, l'inquadratura in cui, convinto Roderigo che rientra in scena per pochi secondi, torna a guardarci, senza tuttavia dirci altro che il suo proprio sguardo, da complice a complici. Di nuovo, e questa volta con intensità terribile, ci guarderà morente, appoggiato al letto su cui staranno i cadaveri di Emilia, Desdemona, Otello. Ecco il punto: l'odio di Iago ci è familiare come se una parte potenziale, per quanto notturna e chiusa, dei nostri stessi cuori. Una parte, ancora, che non è causata o derivata da alcunché, una parte originaria, che sta nel "sottosuolo" pronta a riemergere alla superficie per oscurarne la luce. E così appunto accade nel sotterraneo della fortezza, quando l'odio di Iago riesce a uccidere l'amore di Otello, e con esso la sua anima e il suo corpo. Il grande condottiero amato e stimato, l'amante ricambiato, il marito tranquillo, l'uomo equilibrato: nulla più resiste ed esiste di questa vita tanto fortunata da apparirci modello ideale. Nel suo ordine ha fatto irruzione il disordine, che s'esprime nei contorcimenti dell'epilessia. Nel sottosuolo, l'odio - un odio assoluto, connaturato all'essere - ha aperto un varco di caos, servendosi della gelosia, dell'invidia e del dispetto, cioè non essendone causato ma causandoli, manipolandone i meccanismi mortali di desiderio. Derubato di se stesso, il Moro è ora immagine del traditore, larva proiettata da lui. E come immagine e larva, Parker ce lo mostra nel bianco d'un lungo barracano, che si toglierà solo per uccidere Desdemona, emergendone con il lutto di indumenti neri. In questa lettura della tragedia shakespeariana non è Iago fantasma di Otello, ma Otello di Iago, il quale alla fine può ben dire come un creatore alla sua creatura: "What you know you know...", "Quel che sai sai. Da adesso in avanti non dirò più una parola".
Autore critica:Roberto Escobar
Fonte criticaSole 24 Ore
Data critica:



Critica 2:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Otello
Autore libro:Shakespeare William

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