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Città dei ragazzi (La) - Boys Town

Regia:Norman Taurog
Vietato:No
Video:Mondadori Video - Pantmedia - Eden Video - Mgm Home Entertainment (I Classici Di Oreste Del Buono, Gli Scudi)
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Diritti dei minori, Diventare grandi
Eta' consigliata:Scuole elementari; Scuole medie inferiori
Soggetto:Eleanor Griffin, Dore Schary
Sceneggiatura:John Meehan, Dore Schary
Fotografia:Sidney Wagner
Musiche:Edward Ward
Montaggio:Elmo Veron
Scenografia:Cedric Gibbons
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Spencer Tracy (Padre Flanagan), Mickey Rooney (Whitey Marsh), Henry Hull (David Morris), Leslie Fenton (Dan Farrow), Gene Reynolds (Tony Ponessa), Sidney Miller (Mo Kahn), Frankie Thomas (Freddie Fuller), Bobs Watson (Briciola), Edward Norris (Joe Marsh), Addison Richards (il giudice)
Produzione:Metro Goldwyn Mayer
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1938
Durata:

90’

Trama:

Dopo aver assistito un condannato a morte, Padre Flanagan decide di fare qualcosa per i giovani sbandati del Nebraska e fonda una casa per ragazzi. Dopo un anno ospita cinquanta ragazzi e decide di allargare il progetto: acquista un terreno e contrae molti debiti, ma riesce a far nascere una città dei ragazzi, che la gestiscono autonomamente condividendo le responsabilità. Un ergastolano chiede a Flanagan di accogliere il fratello Whitey, per evitare che finisca come lui. Insofferente alle regole, Whitey si allontana presto e causa involontariamente un incidente al piccolo Briciola, cui lo lega un forte affetto. Disperato, rimane coinvolto in una rapina organizzata dal fratello evaso, che lo ferisce. Flanagan lo va a riprendere sanguinante, ma la polizia vuol chiudere la comunità. Whitey denuncia il fratello e permette alla città dei ragazzi di sopravvivere, diventando sindaco per acclamazione.

Critica 1:Ispirato alla vera storia di Padre Edward Flanagan, il film ne ripercorre le gesta. Classicamente hollywoodiana, la narrazione procede attraverso sequenze emblematiche, che concentrano i nodi tematici fondamentali e sviluppano i caratteri principali, con uno schema narrativo che crea una tripartizione del film secondo un modulo rigorosamente definito: tesi (Flanagan è convinto che non esistano "ragazzi cattivi"), antitesi (Whitey dà corpo a un ragazzo cattivo apparentemente irriducibile), sintesi (la redenzione di Whitey dimostra la tesi di Flanagan).
Centrale appare quindi la relazione tra adolescente e adulto, ma solo alla luce di un certo modo di agire da parte di chi ha un ruolo pedagogico. Tutta la prima parte del film insiste infatti sul pragmatismo di Flanagan e sulla sua convinzione di base: è necessario lavorare con i dodicenni di oggi per evitare che diventino irrecuperabili domani, ergastolani o condannati a morte, come ben documenta il prologo.
Il fatto che il protagonista sia un religioso sembra giustificare meglio una fede incrollabile nella bontà del prossimo e nella risoluzione di ogni problema: dal reperimento dei fondi per la prima casa e per la struttura più ampia al recupero di Withey quando sembra spacciato.
In realtà il film stimola a riflettere sull'eccessiva razionalità dell'opinione pubblica, che spesso si trasforma in pessimismo, per cui i ragazzini di Flanagan sono comunque dei delinquenti che continueranno a compiere reati. Se la maggioranza silenziosa di fronte alla criminalità giovanile invoca innanzitutto ordine e sicurezza, ovvero punizioni esemplari, la scommessa di Flanagan si basa invece sulla possibilità di offrire un'opportunità a chi non l'ha mai avuta per vari motivi, dalla povertà al dissesto familiare.
La solidarietà che muove ogni gesto di Flanagan si basa però sulla ferrea convinzione che i suoi giovani ospiti debbano diventare uomini non soltanto imparando un mestiere e apprendendo una gamma di nozioni culturali che saranno loro utili nella vita. Caratteristica primaria della Città dei ragazzi appare infatti l'esperimento di democrazia autogestita, per cui gli stessi ragazzi devono assumersi ruoli e responsabilità, definendo compiti e sanzioni per chi non li rispetta.
In questo senso la comunità del Nebraska appare una sorta di microcosmo sociale che stimola i giovani ospiti a diventare in primo luogo cittadini responsabili, che trovano nell'amicizia il valore primario che cementa le relazioni umane. Al godimento dei diritti collettivi che finalmente diventano concreti per giovani fino ad allora emarginati e violenti, corrisponde la presa in carico di doveri individuali, affinché l'intero sistema possa funzionare. La metafora più ampia con l'America che deve ancora riprendersi completamente dalla Grande Depressione è evidente.
Per formare un'identità responsabile e davvero libera, suggerisce il film, appare necessario trovare le giuste motivazioni umane, creare un livello di comunicazione reale, fornire solide basi formative per inserirsi nella società ma soprattutto, classico ingrediente hollywoodiano, saper assecondare i sentimenti più positivi. Non a caso, la vera "conversione" di Whitey è già visibile nel momento della sua sfida, quando abbandona la comunità: consapevole di aver causato un danno a Briciola, la piccola mascotte della comunità, si sente profondamente in colpa, facendo emergere che il lato fanciullesco ha di nuovo la meglio sulla dura scorza esibita da piccolo criminale.
Autore critica:Michele Marangi
Fonte criticaAiace Torino
Data critica:



Critica 2:
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Critica 3:
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Libro da cui e' stato tratto il film
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