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Malena -

Regia:Giuseppe Tornatore
Vietato:No
Video:Medusa
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:La condizione femminile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Luciano Vincenzoni
Sceneggiatura:Giuseppe Tornatore
Fotografia:Lajos Koltai
Musiche:Ennio Morricone
Montaggio:Massimo Quaglia
Scenografia:Francesco Frigeri
Costumi:Maurizio Millenotti
Effetti:David Bush
Interpreti:Monica Bellucci (Malena Scordia), Giuseppe Sulfaro (Renato Amoroso), Luciano Federico (padre di Renato), Matilde Piana (madre di Renato), Pietro Notarianni (Prof. Monsignore), Gaetano Aronica (Nino Scordia)
Produzione:Miramax - Medusa
Distribuzione:Medusa Film
Origine:Italia
Anno:2000
Durata:

105’

Trama:

Renato, ora adulto, ricorda quello che gli successe tredicenne in Sicilia. Castelcutò, 10 giugno 1940. Tutto il paese é radunato per ascoltare il discorso con cui Mussolini da praticamente il via alla presenza dell'Italia nella seconda guerra mondiale. Renato però ha ben altro per la testa. Con la bicicletta da poco avuta in regalo, segue insieme ad altri ragazzi la camminata di Maddalena, detta Malena, la più bella del paese. Renato è conquistato da lei, al punto di correrle dietro in ogni luogo, e quando non la vede, la sogna, e vede se stesso che arriva a difenderla, a salvarla, a portarla via, come nei film americani. Partito per il fronte, il marito di Malena viene dato per morto quasi subito. La vita per la vedova è difficile, tra corteggiamenti, malelingue, calunnie. Finisce che Malena ricorre all'avvocato e, in tribunale, dice a tutti che quelli sono solo fatti suoi. Mentre Renato continua a cercare di farsi vedere e a sognarla nelle notti insonni, le sorti della guerra precipitano. In paese ci sono i tedeschi, e Malena si accompagna con loro. Poco tempo dopo l'esercito americano invade le strade. Le donne picchiano Malena, che cambia aria e va a Catania. Con grande sorpresa, il marito, ferito ma vivo, torna in paese. Malena lo sa e si ricongiunge a lui. Renato li vede allontanarsi. "Ancora oggi - dice con voce f.c.- è lei l'unica che non ho mai dimenticato".

Critica 1:(…)In Malèna, l'ultimo atteso film di Giuseppe Tornatore, al centro della vicenda non c'è tanto una figura straordinaria di donna, quanto la sua proiezione nell'immaginario di un intero paese, che la odia o la desidera come un semplice oggetto erotico, dalla pura valenza estetica e sensuale. Dopo la notevole prova offerta in La leggenda del pianista sull'oceano il regista siciliano torna a rituffarsi nel passato della sua terra (ritratta attraverso una suggestiva fotografia) con una storia decisamente rappresentativa di certa mentalità insulare: e non a caso il fulcro onirico ed iconico del film è Monica Bellucci, umbra di origine ma perfetto esempio di bellezza mediterranea, solare, torrida, ideale pendant del paesaggio circostante. (…)
Autore critica:
Fonte criticascanner.it/cinema
Data critica:



Critica 2:Il rischio critico che Malèna ha puntualmente pagato è stato quello che il film non "passasse", e che venisse risucchiato nell'alveo dei soliti topoi della critica ai film di Tornatore. Ma Malèna ha un forte elemento di discontinuità con i film precedenti del regista, essendo il primo film dai tempi de Il camorrista che Tornatore abbia girato senza l'ansia del capolavoro a tutti i costi. Quell'ansia che si era amplificata nell'incontro con Baricco e che, intendendo creare un racconto mitico con una magniloquenza tesa a suggestionare la platea più che a controllare (che non significa imbavagliare) i significati possibili, rendeva La leggenda del pianista sull'Oceano praticamente insopportabile. Il versante perverso del legame tra Tornatore e l'immaginario degli anni '40 non è l'ambientazione dei suoi racconti, ma pensare di avere ancora a che fare con un pubblico così disposto a sospendere la propria incredulità. Tornatore, cantastorie demiurgo della massa, finisce così per venire puntualmente stroncato dal critico, cantastorie demiurgo dell'élite.
Viene da pensare che una bella mano a Peppuccio arrivi, a sorpresa, da Monica Bellucci. Stante cioè la bellezza nel profilmico, il filmico tornatoriano si è potuto rilassare un poco, e liberarsi. Avere un adolescente per protagonista, poter aderire alla sua visione soggettiva, ha contribuito egualmente, e il "piccolo" film nelle intenzioni di Tornatore ha trovato una sua convincente dignità, come una casa di pescatori siciliani pulita e coi fiori freschi sul tavolo, per così dire. Ma anche Tornatore ha dato una mano a Monica, "ottimizzandola": una ventina di parole pronunciate in tutto il film e un ruolo da interpretare in maniera fortemente stilizzata. L'atmosfera del film, più fiabesca che da romanzo di formazione, attenta solo alle superfici del contesto sociale, ha fatto sì che non disturbasse più di tanto la scarsa sicilianità della protagonista. Una serie di alchimie testuali e paratestuali che mitigano la famigerata (spesso a ragione) mancanza di misura del regista.
Dove sono, allora, i maggiori pregi di Malèna? Le immagini, sicuramente, in cui potersi immergere dall'inizio alla fine. Le lunghe reiterate camminate di Malèna sul lungomare; i punti di fuga delle prospettive; i montaggi proibiti che lasciano respirare lo sguardo, che può bearsi della piazza di Castelcutò piena di gente. La forma, in poche parole, che dà il senso. Mentre la maggior parte delle stroncature hanno peccato di - una pecca meritevole più di altre di indulgenza ma più difficile da sradicare - contenutismo.
Malèna, se vogliamo spararla proprio grossa, sembra una sceneggiatura di Germi girata da Spielberg. Il primo paragone non ha bisogno di precisazioni: una commedia che oscilla dal drammatico al grottesco scendendo fino al bozzetto, a seconda dei momenti. Circa Spielberg, beh, a parte lo scherzo, è un film che ha bisogno di uno spettatore pronto ad accogliere dentro di sé la sua (del film? del protagonista? di se stesso?) parte migliore, quella di un ragazzino che ama senza la minima critica, senza neanche bisogno di ridurre una distanza, senza volerlo/poterlo raccontare a nessuno, che assorbe e trasforma l'immaginario (le scene dei film rigirate dalla fantasia di Renato) e la realtà (i notabili del paese che sbavano per Malèna) in ragione del suo punto fermo, il suo amore per Malèna. Lo spettatore per cui fa film Spielberg, a grandi linee.(…)
Autore critica:Andrea Marzulli
Fonte critica:Cinemastudio.it
Data critica:



Critica 3:Una donna bellissima, bruna, fiera e composta, cammina nel centro d’una piccola città siciliana nel maggio 1940, consapevole ma non toccata dagli sguardi libidinosi di tutti gli uomini, dalla foia sboccata degli adolescenti: l’immagine di Monica Bellucci (Maddalena, Malèna) è quella della femminilità più immediatamente desiderabile, ma anche quella della bellezza perfetta e del suo destino a volte fatale, anche quella dell’ossessione erotica meridionale di oltre mezzo secolo fa, anche quella dell’amore vano d’un tredicenne in bicicletta. Il ragazzo Giuseppe Sulfaro ha una passione maniaca per la bellissima signora: attraverso questa passione cresce, impara a conoscere il peggio della natura umana, vede passare la guerra, la storia della Sicilia e del suo Paese. In Malèna come in altri film, lo stile di Giuseppe Tornatore non è realistico, piuttosto mescola realtà, immaginazione, memoria del cinema: il ragazzino innamorato immagina se stesso e l’amata in vicende (ricostruite in bianconero) western, gangster, storiche (lei è Cleopatra), avventurose (lui è Tarzan), romantico-ottocentesche (lui è cieco), imperiali (lui è il gladiatore nell’arena, lei l’imperatrice che decreta la morte), fasciste (lui è Mussolini), a imitazione de «La cena delle beffe» (lei è Clara Calamai, col petto nudo). Il ricordo del cinema italiano meno remoto è pure presente: cerimonie fasciste e toccamenti nel buio del cinema alla Fellini, parodistico grottesco provinciale alla Germi, l’andare del tempo e la musica struggente composta da Ennio Morricone per «C’era una volta in America» di Leone prima che per Malèna, l’uso languido delle canzoni (in Leone «Amapola», qui «Ma l’amore no»). Girato benissimo con magnifiche scene di massa alla Ruttmann, produttivamente impeccabile, poco personale e poco ispirato, Malèna piacerà forse soprattutto all’estero, se risulterà che gli spettatori italiani abbiano l’impressione di qualcosa di già visto oppure fatichino ad accettare la sicilianità d’epoca. Nel soggetto di Luciano Vincenzoni, nei primi Anni Quaranta la donna desiderata da tutti, circondata da fantasie e pettegolezzi indecenti, perde il marito in guerra; la vedovanza moltiplica la maldicenza, scatena lotte maschili e processi, porta la bellissima disperata a prostituirsi anche agli occupanti tedeschi; all’arrivo degli americani viene massacrata di botte e rapata dalle altre donne; lascia la piccola città nella quale torna invece il marito che non era morto, che la ricerca e la riporta a casa; mortificata dalle sventure lei è adesso meno bella, più avvilita, più domestica; la bellezza, sconfitta e così umiliata, viene infine accettata dalla comunità. Parallelamente il ragazzino in bicicletta ama la donna bellissima, la spia, la immagina, la vede nuda, seduta in cattedra oppure portata in processione come una Madonna Addolorata in vesti nere, le ruba un paio di mutande, si masturba, subisce le punizioni paterne, compie atti di viltà o di conformismo, passa ai pantaloni lunghi, va per la prima volta al bordello, simbolicamente getta in mare il disco di «Ma l’amore no», diventa adolescente: è più un testimone che un protagonista. La violenza dell’eros è molto ben narrata; le scene forse meno felici sono quelle dell’arrivo degli americani; il debuttante Giuseppe Sulfaro è adeguato, Monica Bellucci è un’apparizione anche nuda sensuale e giusta, Piero Notarianni fa bene la parte del padre di lei. Nei tempi, nell’andamento e nelle ambizioni del racconto circola un’aria antiquata: magari si capisce, siamo nei Quaranta.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte critica:La Stampa
Data critica:

26/10/2000

Libro da cui e' stato tratto il film
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Autore libro:

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