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Germania anno zero -

Regia:Roberto Rossellini
Vietato:14
Video:Mondadori Video, Videogram, CDE Home Video, Sirio Home Video, Gruppo Editoriale Bramante, M&R, Elle U Multimedia (Il grande cinema)
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:I bambini ci guardano, La guerra, La memoria del XX secolo, Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Roberto Rossellini
Sceneggiatura:Max Kolpet, Carlo Lizzani, Roberto Rossellini
Fotografia:Robert Juillard
Musiche:Renzo Rossellini
Montaggio:
Scenografia:Piero Filippone
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Heidi Blankner (Signora Rademaker), Erich Gune (Thilde), Barbara Hintze (Eva, la sorella di Edmund), Ingetraut Hintze (fratello di Edmund), Franz Kruger (Karl-Heinz), Karl Kruger (il medico), Alexandra Manys (Christal), Edmund Moeschke (Edmund Koeler), Ernest Pittschau (padre di Edmund), Babsy Reckvell Schultz (Joe), Hans Sangen (Il Signore Rademaker), Franz Treuberg (Il Generale Von Laubniz)
Produzione:Roberto Rossellini per Tevere Film in Collaborazione con Salvo D'Angelo; coproduzione Teverefilm (Roma), Sadfi (Berlino)
Distribuzione:Cineteca Nazionale
Origine:Italia
Anno:1947
Durata:

75'

Trama:

Nella Berlino sconfitta e distrutta, avvolta in un'atmosfera di incubo e di fame, un ragazzo tredicenne, Edmund, deve provvedere alle necessità della famiglia, composta del vecchio genitore ammalato, del fratello maggiore, già appartenente all'esercito, ed ora fuggiasco, e della sorella, che la sera frequenta gli ambienti militari alleati. Il piccolo Edmund, per istigazione del suo vecchio maestro, al quale si rivolge per aiuto, avvelena il padre: i deboli e gli inutili debbono essere eliminati perché i più forti, i migliori si salvino. Preso dal rimorso e dal dubbio, ritorna per lumi dal maestro, che lo scaccia trattandolo da assassino. Abbandonato da tutti brancola per le vie distrutte della città, passa di fronte ad una chiesa, dalla quale, col dolce suono di un organo, si sprigiona una promessa di vita; ma tira avanti. Salito sul campanile, vede la sua casa, dalla quale stanno portando via il padre morto e, disperato, si getta nel vuoto.

Critica 1:Nella Berlino del '46, devastata dai bombardamenti e dalla miseria, un ragazzino che mantiene tutta la famiglia uccide per disperazione il padre malato e si dà la morte. Il ritratto di un paese in ginocchio attraverso la disperazione di un innocente. Nell'itinerario di R. Rossellini un'opera di transizione tra il neorealismo sociale e l'attenzione ai drammi esistenziali dell'individuo. La passeggiata del bambino attraverso una Berlino ostile e sconvolta è una grande pagina di cinema. Carlo Lizzani collaborò alla sceneggiatura e vennero utilizzati numerosi attori non professionisti.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Tutto il film è segnato dalla presenza spettrale della vera Berlino, chiaramente non ricostruita in studio, che mostra i segni della guerra non solo in senso fisico, ma anche sociale e psicologico. Le case distrutte, le condizioni igieniche disastrose, l'assenza di legalità, la povertà di molti e il lucro di pochi, i traffici loschi sia a livello di merci che di esseri umani, delineano il contesto in cui si inserisce la parabola esistenziale del protagonista tredicenne. Scampato all'evento bellico vero e proprio, Edmund appare schiacciato dalle responsabilità della pace, dal faticosissimo tentativo di ricostruire una normalità.
Film coraggioso, con il realismo quasi documentario tipico di Rossellini, osa mostrare l'umanità ferita della popolazione tedesca, e si interroga sulle contraddizioni della pace, chiarendo che le guerre non causano disastri solo durante le battaglie, ma lasciano ferite difficilmente sanabili. La città appare quindi degradata: non più centro di servizi e di opportunità, ma enorme trappola in cui si riesce a sopravvivere solo praticando sotterfugi o accettando compromessi: la sorella sempre sull'orlo della prostituzione per campare, i piccoli lavori precari, gli episodi di microcriminalità, le oscene proposte del vecchio maestro.
Proprio la figura dell'insegnante esprime bene la mostruosità del momento e il peso che grava in modo ancora più insostenibile sulle generazioni più giovani. Chi dovrebbe avere un ruolo pedagogico e di sostegno ulteriore si rivela viceversa un mostro, che sfrutta il momento di confusione per esplicare le proprie tendenze pedofile, e persevera nel proporre un'ideologia nazista, teorizzando su razze superiori e inferiori e sulla necessità di eliminare i più deboli perché improduttivi.
Anche la cellula sociale di base, quella famiglia che dovrebbe permettere una crescita protetta e ricca di stimoli, appare completamente esplosa. Edmund non solo non è tutelato dagli adulti, ma deve provvedervi. Non appare casuale che le due figure maschili adulte siano incapaci di aiutare gli altri, per motivi differenti: la precaria salute del padre; l'orgoglio e la paura del fratello. Il maschio che combatte appare qui inadatto a vivere in pace. La sorella riesce in qualche modo a industriarsi, ma rinunciando alla propria dignità umana. Trasformatosi suo malgrado in una sorta di madre coraggio, Edmund deve badare non solo al sostentamento fisico, ma addirittura deve cercare di consolare i familiari o di non farli preoccupare eccessivamente.
La sua "soluzione finale" nei confronti del padre, suggerita dall'ipocrita maestro e applicata diligentemente con ingenuità fanciullesca, appare realmente un tentativo di fare del bene. Ancora una volta Rossellini punta il dito sulle responsabilità degli adulti per la formazione delle nuove generazioni. In quest'ottica, il drammatico suicidio di Edmund diventa una sorta di liberazione. Il ragazzo è una vittima di guerra, sembra dire Rossellini. Si butta dall'alto di una casa sventrata, a ricordare ancora con precisione che le cause della sua morte sono legate al contesto disumano e senza nuove fondamenta lasciato dal conflitto bellico e dalla sua ideologia distruttiva. In una città di macerie, in un'epoca di ricostruzione, il suo corpo senza vita appare un inquietante ammonimento: l'anno zero da cui ripartire per vivere non è il 1945, ma quello in cui si sarà realmente capaci di costruire un futuro diverso per le giovani generazioni del presente.
Autore critica:Michele Marangi
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
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