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Veronika Voss - Sehnsucht Der Veronika Voss (Die)

Regia:Rainer Werner Fassbinder
Vietato:14
Video:Videogram, Number One Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Pea Frolich, Peter Marthesheimer
Sceneggiatura:Pea Frolich, Peter Marthesheimer
Fotografia:Xaver Schwarzenberger
Musiche:Peer Raben
Montaggio:Juliane Lorenz
Scenografia:Rolf Zehetbauer
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Rosel Zech (Veronika Voss), Hilmar Thate (Robert Krohn), Cornelia Froboess (Henriette), Annemarie Düringer (Dr. Katz), Doris Shade (Josefa), Armin Mueller-Stahl (Max Rehbein) Eric Schumann (Dr. Edel)
Produzione: Laura Film - Tango Film – Rialto Film - Trio Film - Maran Film
Distribuzione:Goethe Institut - Cineteca dell’Aquila - Collettivo dell’Immagine
Origine:Germania
Anno:1981
Durata:

104'

Trama:

La storia è ambientata a Monaco di Baviera, anno 1955. Robert, un giornalista sportivo, in una serata piovosa, incontra per caso Veronika Voss, una attrice a suo tempo affermata nella Germania di Hitler, grazie all'appoggio di Goebbels, un gerarca nazista di cui è stata amante. L'attrice è ora in declino, tanto da non esser riconosciuta dal giornalista, che pure ne rimane affascinato e deciso a ritrovarla. Le informazioni assunte lo mettono, infatti, sulle tracce di Veronika. Con sorpresa scopre che la donna vive ospite della sua psichiatra, la dott. Katz, e ben presto si rende conto che la dottoressa cura Veronika con la morfina. Il retroscena gli viene raccontato dall'ex marito della donna, che egli incontra nei corridoi di un teatro di posa, dove Veronika ha ottenuto di interpretare una particina secondaria in un film: l'attrice, depressa per il fallimento della carriera e del matrimonio, è diventata morfinomane per colpa della dottoressa, che la domina, con l'intento di impadronirsi dei suoi beni. Il giornalista, con l'aiuto dell'amica Henriette, vuole procurarsi una prova dell'attività della Katz per informare la polizia e cercare di salvare Veronika. Ma il tentativo è sventato dalla dottoressa e dai suoi complici. Henriette, in possesso della prova, viene assassinata in un finto incidente stradale, e Veronika, cui la Katz ha frattanto sospeso la somministrazione della morfina, muore dopo aver ingoiato un tubetto di barbiturici.

Critica 1:Giornalista incontra una donna spaurita, scoprendo che si tratta di una famosa attrice dell'UFA ormai dimenticata, morfinomane e prigioniera di una donna senza scrupoli. Ispirato ai casi dell'attrice Sybille Schmitz, suicida nel 1955, è il penultimo film di Fassbinder, Orso d'oro al Festival di Berlino 1982. Calato in un clima neoespressionista che scenografia e fotografia (ora abbagliante di bianco, ora appoggiata a forti contrasti) sottolineano, è una storia malinconica dove si confondono stereotipi, fantasmi, ombre del passato, paure del presente, echi del cinema muto, tenebre del cinema noir. Chiude la tetralogia sulla Germania postbellica attraverso quattro destini di donne (Maria Braun, Lili Marleen, Lola).
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:(…) Come ha dichiarato in un'intervista, Fassbinder preparava Veronika Voss fin dagli inizi della sua carriera, quando, avendo pensato di affidare una parte in un suo film a una vecchia star dell'UFA, Sybille Schmitz, era venuto a sapere che si era suicidata nel 1955, a Monaco di Baviera, dopo anni di tracollo profondamente segnati dagli stupefacenti. Intrigato dal mistero che circondava questo tragico personaggio, il regista ha voluto costruire il film come una ricerca di identità, capovolgendone inizialmente il percorso. Ma, se in un primo momento è Veronika a rivolgersi a Robert, ben presto la ricerca diventa reciproca, con ciascuno che tende a definirsi attraverso l'altro, in un tentativo, disperato e perdente, di ricomporre una sorta di unità primigenia, eversivamente dimentica del principio di realtà. A questo proposito, non è probabilmente fuori luogo ricordare che il titolo originale del film, Die Sehnsucht der Veronika Voss, lo connota in modo estremamente preciso da un punto di vista culturale.
Sehnsucht è infatti una delle parole chiave del movimento romantico tedesco. Essa non significa soltanto nostalgia, in quanto desiderio del ritorno ad una felicità già posseduta, o almeno nota e determinabile. Sehnsucht è soprattutto «il male (sucht) del desiderio (Sehnen)... Sehn sucht è veramente una ricerca del desiderio, un desiderare il desiderare, un desiderio che è sentito come inestinguibile e che proprio per ciò trova in sè il proprio pieno appagamento». Uscita come un fantasma da un passato presupposto fino all'azzeramento (Norma Desmond esibisce con orgoglio i propri trofei, mentre nulla sappiamo della carriera di Veronika, a parte un marito, non a caso sceneggiatore; Gloria Swanson interpreta se stessa con un glamour solo irrancidito, Rosel Zech, pure bravissima, è un'attrice di teatro semisconosciuta), l'ex diva non medita la rentrée. La sua inquietudine, sottratta ad un ambito determinato, sembra incarnare la moralità del sentimento contro l'immoralità del banale quotidiano. Tanto che perfino il croniste sportivo - che scrive, però, poesie - è indotto a lasciare la propria mediocrità, professionale e sentimentale, per il rischio. Siamo all'enunciazione dell'invivibilità della vita, della diversità come valore, perdente me obbligato.
Per cui, come ha scritto Davide Ferrario; l'autore deve «farsi capro espiatorio delle contraddizioni della società, soffrirle dentro di sè per poterle testimoniare obiettivamente». In tempi di cinismo e patteggiamenti, questa moralità romantica è un'esibizione scandalosa, intollerabile e, di fatto, intollerata. Come Pasolini, Fassbinder è così dovuto diventare un martire (nel senso etimologico di testimone, appunto). A differenza del poeta-scrittore italiano, per il quale l'attività registica ha rappresentato un momento di una più complessa personalità di intellettuale, probabilmente nemmeno la maggiore, Fassbinder rimane, nonostante le implicazioni filosofiche e letterarie della sua opera, soprattutto uomo di cinema, attentissimo alle tecniche della messa in scena e dell'orchestrazione del rapporto set-mdp. Per questo, se in Veronika Voss il «tema» è costituito dall'inquietudine, dal desiderio di desiderare, l'ottica è quella di un coinvolgimento mediato, di un ordine rigoroso non lontano da quell'imperturbabilità che nella cultura tedesca del '700 porta il nome di Stille, e che solitamente viene indicata come termine antitetico rispetto a Sehnsucht. Ancora una volta, come già era accaduto per i mélo sirkiani, Fassbinder attua la sintesi dei contrari. (…)
Autore critica:Paolo Vecchi
Fonte critica:Cineforum n. 222
Data critica:

3/1983

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



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