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Dillinger e' morto -

Regia:Marco Ferreri
Vietato:14
Video:Deltavideo
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Marco Ferreri
Sceneggiatura:Sergio Bazzini, Marco Ferreri
Fotografia:Mario Vulpiani
Musiche:Teo Usuelli
Montaggio:Mirella Mencio
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Carole Andre' (proprietaria battello), Adriano Apra', Annie Girardot (la cameriera), Mario Jannilli (il capitano), Gino Lavagetto (un marinaio), Anita Pallenberg (moglie di Glauco), Michel Piccoli (Glauco)
Produzione:Alfred Levy e Ever Haggiag per Pegaso Film
Distribuzione:Cineteca dell’Aquila
Origine:Italia
Anno:1968
Durata:

95’

Trama:

In una calda sera d'estate, Glauco, un disegnatore industriale sulla quarantina, ritorna a casa dal lavoro e trova la moglie a letto per una lieve indisposizione. In sala da pranzo lo attende una cena fredda assai poco invitante. Con l'aiuto di un libro di cucina, l'uomo decide allora di prepararsi qualche piatto di suo gusto. Mentre cerca gli ingredienti necessari, da un armadio salta fuori un pacchetto avvolto in vecchi giornali. Uno di questi è datato 23 luglio 1934 e reca la notizia dell'uccisione del gangster americano Dillinger. Dall'involucro esce una pistola a tamburo arrugginita: Glauco la smonta con cura, la olia, la vernicia di rosso, la carica con dei proiettili contenuti nell'involucro, interrompendo di tanto in tanto l'appassionato gioco per pranzare, per guardare la televisione, per amoreggiare con la sua giovane domestica. Ormai è quasi l'alba: Glauco entra nella camera della moglie e appoggia un cuscino sopra il capo della donna addormentata e vi spara contro tre colpi di pistola. Al mattino, l'uomo si reca in macchina al mare, come se nulla fosse accaduto. Salito a bordo di un panfilo, di cui è proprietaria una graziosa fanciulla, riesce a farsi assumere come cuoco. Poco dopo l'imbarcazione parte alla volta di Tahiti.

Critica 1:Rientrato in casa mentre la moglie dorme, un ingegnere-designer si prepara una ricca cenetta. Trova una vecchia pistola, la rimette in ordine, si proietta filmini, scivola nel letto della cameriera, elimina la moglie e s'imbarca su un veliero. Forse il miglior film di Ferreri in assoluto. Nelle apparenze di un esercizio di stile quasi sperimentale (per tre quarti della sua durata soltanto Piccoli davanti alla cinepresa) è un notturno happening sulla nevrosi e l'orrore del quotidiano. Astratto e, insieme, concretissimo. "L'astrazione è colta nel cuore stesso del quotidiano, permea ogni azione, si cala, viene incorporata nella strutturazione del personaggio, il protagonista fa tutt'uno con il suo essere alienato." (Gianni Volpi).
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Un tecnico di mezza età, specializzato in maschere antigas e tute spaziali, rincasa. Va a salutare la moglie nevrotica che se ne sta a letto e gli risponde appena, quindi si mette a tavola. Ma la cena che gli è stata preparata non lo soddisfa; sgombra la tavola, indossa un grembialino da cuoca e, previa consultazione di un libro di ricette culinarie, si prepara delle vivande di suo gusto. È un uomo meticoloso, pignolo, «bricoleur» per vocazione, affascinato da tutte le macchine e macchinette che, secondo McLuhan, prolungano la personalità: macchina da presa, radio, registratore, televisione, proiettore ecc. ecc. Il suo minuscolo appartamento è pieno zeppo di soprammobili, diavolerie meccaniche, strumenti, ferri di vari mestieri, curiosità, bizzarrie alla moda. Metodico, va in cucina, mette l'acqua sul fuoco, fa il soffritto. Cerca una spezie, non la trova, fruga, gira, alfine apre un armadio a muro. Gli casca addosso una catasta di vecchie riviste e, insieme con esse, un pacco involtato in un giornale. Prende il pacco, l'apre. Contiene una vecchia pistola a tamburo. Il giornale è di trenta o più anni fa. porta la notizia della morte del bandito americano Dillinger. Il tecnico mette da parte la pistola, torna ai fornelli, cucina ancora per un poco; quindi riprende la pistola, la smonta e mette i pezzi in un'insalatiera, sott'olio. Adesso il pranzo è pronto: risotto alla milanese, cotolette con tartufi. Il nostro bricoleur siede a tavola, mangia con soddisfazione. Mentre cucinava ascoltava la radio; durante il pranzo guarda la televisione; dopo pranzo, prende a rimontare la pistola e intanto segue con gli occhi un film d'amatore da lui girato ai tempi felici del suo matrimonio. Ecco, la pistola è rimontata alla perfezione. Ad un tratto, sotto il bricoleur spunta il maniaco: dipinge la pistola di rosso a palline bianche e l'appende affinché si asciughi. Quindi sale al piano di sopra con un cocomero al maraschino e va a mangiarselo nella stanza della cameriera. Fa l'amore con la donna, discende di nuovo nello studio, la pistola si è asciugata. Trova le pallottole, la carica. Ormai scatenato, fa un po' il buffone, prova davanti allo specchio i gesti del suicidio, ci ripensa, apre a tutto volume la radio, si avvicina al letto della moglie, le mette un cuscino sulla testa e spara tre volte. Poco dopo lo vediamo che corre in automobile lungo il mare, in Liguria. Ecco un'insenatura delle più belle. Un grande yacht sta alla fonda. Il tecnico si getta a nuoto, arriva sotto lo yacht proprio nel momento che dalla tolda viene gettata in mare una bara. Il tecnico domanda: «Chi è morto?». Risposta: «Il cuoco di bordo». Il tecnico sale sulla barca, si offre come cuoco. Viene accettato. Quasi subito lo yacht salpa per Tahiti.
In questo Dillinger è morto Marco Ferreri, un maestro ormai del cinema satirico e rivoltato che, da ultimo, ad opera di alcuni registi più giovani, ci ha dato dei film notevoli, ha fatto al tempo stesso il ritratto di un personaggio e la descrizione di una condizione umana. Il personaggio, come abbiamò detto, è quello del «bricoleur», del tecnico, del collezionista, del feticista, dell'artigiano, infine, che sa «giocare» con le proprie mani. La condizione umana è quella dell'uomo privo di rapporti diretti col reale, immerso in una solitudine terribile, dalla quale cerca invano di uscire coi mezzi della comunicazione meccanica. Ferreri ha saputo fondere il personaggio particolare e la condizione universale. Il suo protagonista è un uomo infelice perché è un uomo moderno; ed è un uomo moderno perché la sua infelicità è di un genere particolare, legata appunto alla modernità. In lui coabitano in buon accordo la tecnica e la follia. Quando uccide la moglie, il delitto sembra nient'altro che una conseguenza logica del fatto che ha rinvenuto la pistola, l'ha smontata, l'ha rimontata e l'ha caricata. La fine del film è ambigua. Facendo trascolorare, come in un ventaglio giapponese, in toni dorati, sullo sfondo di un immenso sole arancione, il grande yacht che parte a vele spiegate per la remota Tahiti, Ferreri si prende gioco del mito dell'evasione baudeleriana del «voyage». Ma al tempo stesso ne conferma la validità. Sembra dirci che la sola evasione per l'uomo moderno è quella dell'immaginazione. Vien fatto di ricordare il grido della contestazione francese: «La immaginazione al potere!». Il film è lento e meticoloso come il protagonista; e tuttavia, per questa lentezza e meticolosità, corre una vena felice, fatta di sentimento acerbo e di ispirata invenzione. Ferreri non è mai stato così convincente. Negli altri film il gusto dell'orrido e dell'anormale gli impediva, in certo modo, di mostrare l'altra faccia di se stesso cioè l'origine vera, appunto, di quel gusto.
Adesso, con questo film, l'ha mostrata. Nella parte del protagonista Michel Piccoli ha fornito una interpretazione memorabile, la sua migliore sinora, di esemplare espressività. Accanto a lui stanno Annie Girardot brillante e bizzarra nella parte della cameriera e Anita Pallenberg assai efficace in quella della moglie.
Autore critica:Alberto Moravia (sta in Moravia al/nel cinema, fondo A. Moravia, 1993)
Fonte critica:L'Espresso
Data critica:

26/1/1969

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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