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Auto che distrussero Parigi (Le) - Cars That Ate Paris (The)

Regia:Peter Weir
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Commedia
Tipologia:Spazio critico
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Keith Gow, Peter Weir
Sceneggiatura:Piers Davies, Peter Weir
Fotografia:John R. McLean
Musiche:Bruce Smeaton
Montaggio:Wayne Le Clos
Scenografia:David Copping
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Terry Camilleri (Arthur), Kevin Miles (Dr. Midland), Rick Scully (George Waldo), Max Gillies (Metcalfe), Bruce Spence (Charlie), Chris Haywood (Darryl), Peter Armstrong (Gorman), Joe Burrow (Ganger), Melissa Jaffer (Beth), Tim Robertson (Les)
Produzione:Salt Pan Films/Royce Smeal Productions/Australia - Film Development Corporation
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Australia
Anno:1975
Durata:

91’

Trama:

Parigi, che non ha nulla a che vedere con la capitale francese, è una piccola città collinare della provincia australiana. Una volta fu al centro della corsa all'oro, ma ora non rimane più niente di quei giorni eccitanti e movimentati, e la città affonda nella noia della routine quotidiana. Ogni tanto vi arriva qualche viaggiatore sperduto, attratto da invitanti insegne. Ma il poveretto non sa che la strada che porta a Parigi è una trappola per topi, dalla quale ben difficilmente uscirà vivo. Infatti gli abitanti di Parigi vivono di incidenti stradali. Su quasti hanno sviluppato un ricco commercio. I morti, i feriti, le parti di ricambio, i bagagli, gli accessori, tutto viene utilizzato, trattato, scambiato, venduto. L'ospedale locale accoglie e cura le vittime, le donne setacciano le valigie, i giovani raccolgono tutto quello che può servire per le proprie macchine. Un giorno due fratelli cadono nel mortale trabocchetto: George che rimane ucciso sul colpo e Arthur che invece sopravvive.

Critica 1:Pericolosa da attraversare è la cittadina australiana di Paris i cui giovanotti campano procurando incidenti alle auto di passaggio e rivendendo le parti di ricambio, i rottami e le vittime (per esperimenti scientifici). 1 film scritto e diretto da P. Weir che vi pratica con ironia la mescolanza dei generi. Bizzarro, divertente, un po' stiracchiato. (…)
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Weir trova l'ispirazione per il suo primo lungometraggio, The Cars That Ate Paris (1974), durante un viaggio in auto in Francia: costretto a compiere una deviazione a causa di lavori stradali, egli attraversa alcuni villaggi chiaramente non abituati al transito del traffico pesante. All'inizio decide di scrivere una commedia su questo tema, ma a poco a poco il soggetto diviene sempre più dark. Nasce così l'idea di una misteriosa comunità di Parigi, la N.S.W., la cui economia è interamente basata sulla rottamazione di auto distrutte in incidenti appositamente causati. Il film è incentrato sulla figura di uno dei rari sopravvissuti a uno di questi incidenti, il timido Arthur (Terry Camilleri), che, dopo la morte del fratello, rimane a Parigi e diventa direttore di un parcheggio. Camilleri, tra l'altro, interpreta una piccola parte in The Truman Show: è l'avido spettatore che passa tutto il suo tempo in bagno.
Da molti anni in Australia non si realizzava un lungometraggio così raffinato e tecnicamente accurato come The Cars That Ate Paris, ma all'epoca il suo bizzarro senso dell'umorismo e la sua formula di commedia commista di suspense, disagio e autentica stravaganza non incontrarono il favore del pubblico. Il film, tuttavia, influenzò decisamente Death Race 2000, realizzato da Paul Bartel l'anno seguente.
Autore critica:David Stratton
Fonte critica:Al di là del visibile – Il cinema di Peter Weir (I quaderni del Lumière n.30)
Data critica:

1999

Critica 3:Debutto nel lungometraggio, lo spunto del film nasce durante un soggiorno in Francia. Il film racconta la storia di due fratelli e del loro incidente stradale, nel corso del quale George muore, mentre Arthur viene ricoverato in una cittadina chiamata Paris. "L'intento di Weir è il riuscire a bilanciare i generi, l'horror, il black humour e la tensione psicologica, trasferendo un pizzico di Edgar Allan Poe nella provincia australiana: “Avevamo la classica struttura del B-movie sulla città con un segreto. Ero sempre stato affascinato dall'idea dei pirati della Cornovaglia che agli inizi dell'ultimo secolo erano soliti muovere una luce di notte in modo tale che le imbarcazioni si scontrassero sulle rocce, per poi scendere e abbordare quelle navi. E così ho pensato ad una città, magari famosa un tempo per l'oro e la pastorizia. Tutti sono sull'orlo del lastrico e la città sta morendo...”
Autore critica:Peter Weir
Fonte critica:(In) Massimo Benvegnù, Filmare l'anima - Il cinema di Peter Weir, Falsopiano
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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