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Frantic - Frantic

Regia:Roman Polanski
Vietato:No
Video:Warner Home Video
DVD:Warner Home Video
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Gerard Brach, Roman Polanski
Sceneggiatura:Gerard Brach, Roman Polanski
Fotografia:Witold Sobocinski
Musiche:Ennio Morricone
Montaggio:Sam O'Steen
Scenografia:Pierre Guffroy
Costumi:Anthony Powell
Effetti:1988
Interpreti: Harrison Ford (Richard Walker), Betty Buckley (Sondra Walker), Emmanuelle Seigner (Michelle), Robert Barr (Irwin), Raouf Ben Amor (Dottor Metlaoui), Boll Boyer (Dede Martin), Jacques Ciron (Manager Le Grand Hotel)
Produzione:Thom Mount Tim Hampton per Mount Company - Warner Bros
Distribuzione:Cineteca del Cinema Verdi
Origine:Gran Bretagna
Anno:1988
Durata:

121’

Trama:

Il dottor Richard Walker e sua moglie Sondra, arrivati per un congresso dalla California a Parigi, si ripromettono di rivivere nella Ville Lumière i giorni del loro innamoramento sulle rive della Senna. Mentre nell'elegante albergo lui è sotto la doccia, Sondra e una delle valigie scompaiono misteriosamente. Walker - che tra l'altro appena in camera aveva fatto notare a Sondra che all'aeroporto lei aveva ritirato una valigia non sua - contatta il direttore e il poliziotto dell'Hotel, la polizia e l'ambasciata, ma un certo scetticismo (e una certa ironia) lo accolgono in ogni ambiente. Angosciato e deciso ad agire per conto suo, il medico rintraccia Michelle, una splendida ragazza, che era stata incaricata, dietro un forte compenso, di recare in Francia dagli Stati Uniti una valigia, la stessa che, per uno scambio, era stata ritirata dalla signora Walker. La ragazza non conosce il contenuto della valigia ma il medico, dopo avventurose indagini, scopre che nella valigia c'era un piccolo esemplare della statua della Libertà di New York contenente un congegno elettronico, un elemento essenziale per far esplodere a distanza ordigni nucleari. Agenti arabi e agenti israeliani, oltre che la CIA di stanza a Parigi, sono interessati a quella statuetta. Frattanto a Walker viene dato un appuntamento notturno per lo scambio con la moglie Sondra ma accadono sparatorie e lo scambio con gli arabi non può aver luogo. Dopo alterne vicende ed accompagnato da Michelle, Walker recupera Sondra, lancia con rabbia nel fiume il congegno elettronico sfuggito alle mani di Michelle, colpita a morte, mentre gli inseguitori arabi cadono uccisi e gli agenti israeliani assistono impotenti alla scena.

Critica 1:In occasione di un congresso medico gli americani Sondra e Richard ritornano a Parigi e festeggiano vent'anni di matrimonio. La donna sparisce. Il marito inizia una disperata ricerca. Il miglior film francese dell'anno, secondo un sarcastico critico parigino. Come altri Polanski, questo thriller raffreddato e sotto le righe comunica una forte impressione di solitudine. Una volta tanto, l'accostamento a Hitchcock è legittimo: la situazione del protagonista, uomo comune incastrato per caso in un intrigo criminoso; il clima inquietante creato con piccoli tocchi e risultati di una suspense psicologica e ambientale, non mai meccanica; la sequenza sul tetto col tema della vertigine; la spoletta che è il McGuffin (il pretesto) dell'incubo. Ricco di una lunga esperienza parigina, Polanski mette qualche veleno nella descrizione della sgradevolezza dei francesi.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Roman Polanski ci prova a ripercorrere sentieri già resi famosi da Hitchcock, (con "gli intrighi internazionali" de "l'uomo che sapeva troppo") e a dir la verità non ha nulla da invidiare al suo modello. Un Harrison Ford in forma davvero smagliante nel ruolo di un marito premuroso che si trasforma in abile detective per amore.
Autore critica:
Fonte critica:Teletutto
Data critica:



Critica 3:L'incrociarsi dei percorsi, il puzzle delle situazioni. Che cos'è Frantic? Apparentemente un thrilling fra i più classici, per il quale potrebbe partire il gioco (gratificante, ma spesso inutile) dei rimandi. Un film «alla» Hitchcock? Sicuramente sì. Ma ci sono molti modi di fare un film alla Hitchcock e si tratta di capire quali di questi modi Polanski sperimenti.
Lo hanno scritto in molti. Frantic è come L'uomo che sapeva troppo. «Americano all'estero si trova coinvolto in complotto, che comporta un pericolo per un suo familiare». In questa frase virgolettata, effettivamente, è racchiuso tutto il film, nonché il paradosso su cui il film si regge. Tutto il film in tre parole: «estero», «complotto», «familiare». II paradosso in una semplice constatazione: il dottor Walker interpretato da Harrison Ford non è un uomo che sa troppo. In realtà non sa nulla. E, a guardar bene, non scopre realmente nulla nel corso dei film. Il suo guaio è esattamente opposto a quello di James Stewart nel vecchio film di Hitchcock. Semmai, Walker-Ford è «l'uomo che sapeva troppo poco». A cominciare dal «troppo poco francese» che parla, e che è una sua palla al piede per tutta la durata del film (lungo il quale ha la fortuna, di quelle che succedono solo al cinema, di incontrare francesi che con l'inglese se la cavano magnificamente...). L'estero, dunque. L'estraneità. Il senso di smarrimento, il sentirsi comunque straniero in una città che non ti accoglie. Prima cosa molto «polanskiana»: Frantic è un film che non risolve questo problema iniziale. La sua struttura perfettamente circolare fa sì che la situazione d'apertura si riproduca specularmente nel finale. A bordo di un taxi, Walker e la moglie Sondra percorrono una Parigi anonima, periferica. Le dissolvenze incrociate danno il senso del trascorrere del tempo, la musica di Ennio Morricone comunica un'inalterata tensione. All'inizio, l'incidente della gomma forata fa capire subito che per i coniugi Walker non è giornata: il tassista non può sostituire la ruota, è già la seconda foratura che gli capita in poche ore. Inoltre il tassista è un uomo di colore e capirsi con lui è problematico. Insomma, i coniugi Walker si sentono proprio stranieri. La città non sembra volerli accettare e nel finale, appunto, il ripetersi della situazione iniziale fa capire che non li ha accettati, mai. I coniugi Walker si sono scontrati (con Parigi, con l'Europa, con ('Altro) e hanno perso.
Riferito a Polanski, il senso di questa sconfitta diventa molteplice. E beffardo. Perché a parlare è un regista europeo che vive da anni proprio a Parigi, e che ha invece subìto in America (per i notis. simi motivi che non vale la pena di rivangare) una situazione di esclusione e di rifiuto per certi versi analoga a quella del dott Walker: stima professionale, denigrazione a livello umano, e una moglie uccisa (mentre la signora Walker, almeno, si salva). Polanski sembra nutrire simpatia per il suo goffo protagonista, però si prende, qua e là lungo il film, molte piccole rivincite sulla dabbenaggine «made in USA»; a cominciare dalla scena all'ambasciata, dove Harrison Ford può sfoderare una battuta memorabile in risposta alle illazioni del funzionario sull'integrità morale della signora Walker: «Lei sta parlando di mia moglie ma vedo che sta pensando alla sua».(...)
Dunque, in Frantic ci sono: uno scambio di valigie, un rapimento, un'indagine, una scoperta, un oggetto (un modellino della statua della libertà: altra frecciatina agli USA) conteso dai servizi segreti, un rendiconto finale con tanto di sparatoria. Lo scambio di valigie è casuale. II rapimento si rivela inutile, perché Walker non sa nulla di ciò che i rapitori vorrebbero sapere. L'indagine è fuorviante, porta Walker a compiere una sorta di vana odissea nei luoghi canonici della suburra parigina. La scoperta, ossia la vera natura dell'oggetto che è nelle mire dei rapitori, è chiaramente uno dei punti morti del film: un «segreto militare» ben poco spiegato, e tutto sommato secondario nell'economia narrativa del tutto. Il rendiconto finale, pur se la regia di Polanski assicura stile e suspense, è poco credibile. E allora? E allora, tutto ciò è davvero molto hitchcockiano. Tutte le cose che abbiamo appena elencato sono dei «Mac Guffin». Ovvero, delle scuse - che non necessitano di spiegazioni in sé - per portare avanti ciò che davvero ci interessa nella storia. Visto che siamo in un film di Polanski, verrebbe da dire che Hitchcock stesso è un Mac Guffin. Ed è proprio così. Almeno al 50 per cento. Vediamo di spiegarci. Come dicevamo prima, ciò che conta in Frantic è quale Hitchcock si voglia ricreare. A nostro parere, Polanski coglie perfettamente la doppia anima dei film di Hitchcock e si serve di un 50 per cento di quest'anima per mettere in scena una grande mimesi dell'altro 50 per cento. Il versante thrilling di Hitchcock è, appunto, il Mac Guffin per ricreare il versante ironico del maestro. E Polanski, alla fine, sembra volercelo dire. Quando, a sparatoria terminata, il vero Mac Guffin interno al film - la statuetta - è nelle mani di Walker. «Volevate questo?», mormora il dottore. E butta la statuetta nella Senna. Come a dire, era tutta una scusa. Ci siamo divertiti. Ora che l'intrigo si è sciolto, aiutandoci a sviluppare altre cose, possiamo buttarlo a fiume. (…)
La gratuità delle motivazioni e l'ironia in cui è immerso il dramma dell'eroe avvicinano dunque il film non tanto all'Uomo che sapeva troppo, quanto a uno dei capolavori di Hitchcock, Intrigo internazionale. C'è una sottile parentela tra Walker e Thornhill, il personaggio interpretato da Cary Grant in quel film. C'è il medesimo smarrimento di fronte alla violenza, lo stesso sforzo di rimanere se stessi all'interno di una situazione che sembra imporre una trasformazione della propria personalità. E quello, l'Hitchcock che Polanski si diverte a «mimare»: l'Hitchcock ironico, beffardo, sofisticato. La Parigi di Frantic, in certi momenti, ha la stessa funzione di controcanto ironico rispetto all'azione che ha il monte Rushmore nel finale di Intrigo internazionale. E, del resto, pensateci un secondo: quest'ultimo titolo non sarebbe ironicamente perfetto per il film di Polanski?... (…)
Autore critica:Alberto Crespi
Fonte critica:Cineforum n. 279
Data critica:

11/1988

Libro da cui e' stato tratto il film
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