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Americano a Roma (Un) -

Regia:Steno
Vietato:No
Video:Fonit Cetra Video, Nuova Eri, L'unita' Video
DVD:Repubblica
Genere:Commedia
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Sandro Continenza, Lucio Fulci, Ettore Scola, Alberto Sordi, Steno
Sceneggiatura:Sandro Continenza, Lucio Fulci, Ettore Scola, Alberto Sordi, Steno
Fotografia:Carlo Montuori
Musiche:Mario Abbado
Montaggio:Giuliana Attenni
Scenografia:Piero Filippone
Costumi:Giorgio Veccia
Effetti:
Interpreti:Alberto Sordi (Nando Morioni), Maria Pia Casilio (Elvira), Anita Durante (madre di Nando), Giulio Cali' (padre di Nando), Ilsa Peterson (Molly pittrice americana), Ursula Andress (Astrid), Ciccio Barbi (impresario), Galeazzo Benti (Fred Buonanotte presentatore tv), Sue Ellen Blake, Rocco D'assunta (il Commissario), Carlo Delle Piane (Cicalone Romolo), Charles Fawcett (Mr. Brooks), Pina Gallini (spettatrice tv), Luigi Giocosi, Marcello Giorda, Gustavo Giorni, Archibald Layall (l'ambasciatore), Ignazio Leone (il regista Verdolini), Salvo Libassi, Carlo Mazzarella (segretario ambasciata Usa), Ivy Nicholson (amica di Molly), Amalia Pellegrini (Tecla Scarano), Vincenzo Talarico (L'on. Borgiani), Leopoldo Trieste (spettatore tv)
Produzione:Excelsa Film, Ponti - De Laurentiis Excelsa
Distribuzione:Cineteca Nazionale
Origine:Italia
Anno:1954
Durata:

94’

Trama:

Nando Moriconi è un giovanotto di Trastevere così infatuato dell'America e degli americani che trasferirsi negli Stati Uniti è ormai la sua suprema aspirazione, la sua idea fissa. Intanto per appagare come può la sua mania, cerca d'imitare gli usi e gli atteggiamenti americani, ripetendo frasi apprese nei film: si rende così supremamente ridicolo, mettendosi spesso nei guai. Durante l'occupazione tedesca le sue stravaganze hanno provocato il suo internamento in un campo di lavoro e persino una condanna a morte; nè più fortunati sono stati i primi contatti con gli americani, che l'avevano preso per un sabotatore. In un club di soldati americani Nando conosce una giovane pittrice di New York, che l'invita a casa sua, volendo ritrarlo nel costume di un romano antico. Nando crede ch'ella sia innamorata di lui; ma l'equivoco vien chiarito ben presto e gli frutta alcuni sonori pugni. Un giorno, suggestionato da un film americano, Nando sale sulla più alta parete del Colosseo e dichiara che si lancerà nel vuoto se non gli promettono di mandarlo in America. Un funzionario dell'ambasciata americana gli fa questa promessa: ma poi, avendo riconosciuto in lui l'incosciente che con false indicazioni ha fatto finire in un fosso lui e la sua macchina, gli somministra una severa lezione.

Critica 1:In Un americano a Roma lo sforzo prodotto per costringere il personaggio ad alimentare da solo un intero spettacolo si denuncia presto e innanzi tutto nello scenario, che manca di unitarietà ed ha nette soluzioni di continuità a scadenze fisse, risultando una collana di comiche legate tra loro dalla costante "amerecano" (...). Ma non abbiamo difficoltà a riconoscere che le intenzioni erano più ambiziose. Il film (...) passa in rassegna gli ultimi quindici anni, dalla guerra a oggi, infilando uno dopo l'altro tutti i motivi di americanesimo sviluppatisi nel costume italiano (...). La recitazione di Sordi è sovrabbondante (...).
Autore critica:
Fonte criticaCinema Nuovo, 53
Data critica:

25/2/1955

Critica 2:Un americano a Roma è l'ultimo dei lavori del '54 ed è anche quello che conferma il talento e la popolarità dell'attore romano. Diretto da Steno, il film mette in scena il grottesco personaggio di Nando Moriconi, un giovanotto senza arte né parte, ossessionato dal mito americano. Questo personaggio esilarante, fatto di battute pronunciate in un inglese improbabile, sempre in bilico tra pianto e risate, era stato già proposto da Sordi all'inizio del 1954, nel film ad episodi Un giorno in pretura. Il successo riscontrato con quel film spinse Sordi a riproporlo in una nuova commedia dove assurgeva ad unico, incontrastato protagonista.
In Un americano a Roma assistiamo dunque alle vicende del Moriconi, disoccupato, aspirante ballerino col nome d'arte di Santi Byron, che bighellona fino a tarda notte per strada, fantasticando di essere un americano come quelli visti al cinema nei film di cowboys, oppure improvvisandosi agente motociclista di Kansas City, sempre con esiti disastrosi. Il film è costruito su tante gags legate assieme, ognuna più divertente dell'altra, ormai diventate mitiche nel nostro cinema. Una fra tutte quella in cui Nando, rientrato a casa, trova in cucina un piatto di spaghetti che prima ripudia schifato, poi dopo essersi preparato un impossibile piatto americano a base di pane, latte e mostarda, lo accantona per avventarsi sulla pasta al grido della celebre battuta: "Spaghetto, tu m'hai provocato e io ti distruggo."
La forza del film è quindi tutta nell'interpretazione dell'Albertone nazionale e nella freschezza, ancora intatta, delle molteplici battute registrate in presa diretta, cosa davvero inusuale per l'epoca.
Autore critica:
Fonte critica:tempimoderni.com
Data critica:



Critica 3:Quali sono le scene madri del cinema italiano? C’è Anita Ekberg che al culmine della Dolce vita si rinfresca nella fontana di Trevi, Anna Magnani crivellata dalle pallottole tedesche in Roma città aperta, oppure anche il duello triangolare alla fine di Il buono, il brutto e il cattivo. Ma ogni lista, per quanto soggettiva, sarebbe incompleta senza la cena "americana" di Nando Moriconi: la senape lasciata volentieri in pasto alle cimici, il latte al gatto, la fiasca del vino infine abbrancata con decisione e una matassa di maccheroni quei provocatori al sugo - quei provocatori - arrotolati attorno alla forchetta, col suggello di una battuta ormai proverbiale. Quando lo scorso anno, in occasione di un omaggio ad Alberto Sordi, in Piazza Maggiore è stata riproposta questa sequenza, dal pubblico è salito immediatamente un applauso sincero ed insistito, come se sullo schermo fosse apparso un eroe che ha fatto l’Italia del secondo dopoguerra. Sarà anche un po’ paradossale portare sugli altari delle italiche gesta un ragazzo cresciutello che a S. Pietro preferisce di gran lunga Kansas City, con un’ostinazione che sfiora il patologico e gli procura le ire dei genitori e gli sfottò dei compagnucci, uno che vuol far l’americano come nel pezzo immortale di Carosone (il testo della canzone gli calza a pennello: "Puorte’ o cazone cu’ ‘nu stemma arreto / na cuppulella cu’a visiera aizata / passe scampanianno pe' tuleto / comme a’nu guappo pe’ te fa guardà") . Ma ogni popolo, come diceva Moretti, ha ciò che si merita, nel bene e nel male. Con o senza cappellino, il nostro Nando è di volta in volta ballerino di avanspettacolo, Tarzan fuori porta ("Ammazza che fusto!"), prigioniero dei tedeschi, modello in costume da antico romano per una cinguettante pittrice yankee, "Santi Bailor" sceriffo motorizzato, e infine aspirante suicida per finta sulla sommità del Colosseo, ad imitazione di quanto visto fare nel film La quattordicesima ora di Henry Hathaway. Qualcuno ha detto che Un americano a Roma è qualcosa di più di un film, è un manifesto. La fonte è Carlo Vanzina, peraltro figlio di Steno, e noi sottoscriviamo in pieno.
Autore critica:Andrea Meneghelli
Fonte critica:cinetecadibologna.it
Data critica:



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