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Cerchio (Il) - Dayereh

Regia:Jafar Panahi
Vietato:No
Video:Elle U Multimedia
DVD:Elle U Multimedia
Genere:Drammatico
Tipologia:La condizione femminile
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Jafar Panahi
Sceneggiatura:Kambozia Partovi
Fotografia:Bahram Badakshani
Musiche:
Montaggio:Jafar Panahi
Scenografia:Iraj Ramin-Far
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Fereshteh Sadr Orafai, Fatemeh Naghavi, Nargess Mamizadeh
Produzione:Jafar Panahi Film Productions, Mikado
Distribuzione:Mikado
Origine:Iran
Anno:2000
Durata:

90'

Trama:

Nelle strade di Teheran si incrociano le vite di donne con storie diverse ma dai destini comuni: una ragazza ha appena partorito una bambina. Lei non lo sa ancora, ma entrambe sono già indesiderate. Tre donne vengono rilasciata dal carcere con un permesso temporaneo. Il bisogno di denaro per fuggire le porta a compiere gesti disperati. Sola e senza documenti una giovane è costretta a mentire e ad implorare un biglietto per lasciare la città. Un'altra donna è costretta ad abbandonare in strada la figlioletta nella speranza che possa trovare una famiglia in grado di mantenerla. Tutte si ritroveranno insieme nella stanza-prigione di un commissariato.

Critica 1:Il cerchio (nel senso della giostra, della ronde) è lo schema narrativo che lega tra loro vicende e personaggi diversi, tutti femminili. È anche il cerchio di una storia dentro la quale la possibilità delle donne di raggiungere un tanto di autonomia e indipendenza sembra indefinitamente bloccata. È di donne chiuse nel cerchio che Panahi ci parla, ricordandoci come alle conquiste delle occidentali e ricche corrispondano in altre parti del mondo oppressioni terribili. Di donna in donna e di storia in storia, con uno semplicità e una fluidità quasi magistrali, Panahi ci parla di un'uscita provvisoria dalla prigione, di un'uscita per ora senza sbocchi. Si parla di oppressione politica e di maschile oppressione, che lì sono lo stesso; di chador e di aborto, di abbandono dei figli per impossibilità di crescerli e di sigarette vietate alle donne. Si parla di un regime maschile dove la complicità tra i maschi è fatta di arroganza e pavidità.
Autore critica:Goffredo Fofi
Fonte criticaFilm TV
Data critica:

19/9/2000

Critica 2:Fino a ieri, nonostante la notoria piacevolezza della vita di giurato (ti coccolano, vedi solo due film al giorno, dividi la giornata con persone solitamente intelligenti) non avrei voluto trovarmi nella prestigiosa giuria veneziana presieduta da Milos Forman: perché l'incubo del giurato è non avere un film che ti fa battere il cuore senza riserve. E se di buoni film ne sono passati sullo schermo della 57esima Mostra del Cinema - da I cento passi a Before Night Falls, da La comédie de l'innocence a Platform - il Leone non si era ancora affacciato. E in zona Cesarini ecco invece spuntare da Est, come capita sempre più spesso, un candidato: forte, toccante, denso, eloquente, sconvolgente. Ieri, dalla parte della realtà, i giornali annunciavano che in Sudan, per una rigida interpretazione della legge coranica, le donne non potranno più lavorare nei luoghi pubblici. Oggi, dalla parte di una finzione troppo realistica per non fare male, Il cerchio (Dayereh) di Jafar Panahi ci porta in Iran a raccontarci come è difficile essere donna nel mondo islamico, e chiude drammaticamente un ciclo aperto giocosamente cinque anni fa con Il palloncino bianco, che sembrava un inno alla forza e all'indipendenza delle bambine. Primo film totalmente esplicito di un cinema che per esistere ha sempre scelto la strada della favola e della metafora, Il cerchio, con stile impeccabile ed economia di effetti, ci mostra come vivono le donne in Iran (e ci si chiede come sia riuscito a raccontarle senza che la censura sia intervenuta). Dal momento in cui nasci femmina la tua condizione è quella di un'indesiderata. In una malinconica "ronde", che fa incontrare e sfiorare otto personaggi femminili, incontriamo prima tre donne che sono uscite dal carcere con un permesso speciale. Per lasciare la città una è costretta a mentire (le donne non possono viaggiare da sole). Un'altra è cacciata dalla famiglia e cerca disperatamente il modo di abortire il figlio del suo uomo, che è stato giustiziato. Un'altra poveraccia cerca di abbandonare la figlia di pochi anni - cappellino rosso e cappottino bianco, unico tocco di colore in un mondo di donne umiliate dal grigiore dell'uniformità- sperando che, in un'altra casa, abbia una vita migliore. Non si sa quali siano le loro colpe o i loro crimini al di là del fatto di essere femmine in una società che le discrimina e le emargina dalla vita. E da questo circolo della emarginazione, in cui Panahi coniuga con maestria e passione la semplicità del realismo iraniano e l'astrazione di un apologo, esce un grido di aiuto, che fa di Il cerchio un film importante oltre che bello.
Autore critica:Irene Bignardi
Fonte critica:la Repubblica
Data critica:

8/9/2000

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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