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Cabaret - Cabaret

Regia:Bob Fosse
Vietato:No
Video:General Video, Ricordi Video, Nuova Eri, Panarecord, L'Unita' Video
DVD:CVC
Genere:Drammatico - Musicale
Tipologia:La memoria del XX secolo, La musica
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Dalla commedia musicale omoninma di John van Druten - dal romanzo di Joe Masteroff - dal romanzo “Goodbye to Berlin” di Christopher Isherwood (1939)
Sceneggiatura:Jay Presson Allen
Fotografia:Geoffrey Unsworth
Musiche:Ralph Burns, John Kander
Montaggio:David Bretherton
Scenografia:Jurgen Kierbach, Rolf Zehetbauer
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Liza Minnelli (Sally Bowles), Michael York (Brian Roberts), Helmut Griem (Max) , Marisa Berenson (Natalia), Joel Grey (animatore del Cabaret), Elisabeth Neumann Viertel (Fraulein Schneider), Fritz Wepper (Fritz), Ralph Wolter (Herr Ludwig)
Produzione:Abc Pictures Corporation
Distribuzione:Cineteca dell’Aquila - Cineteca Lucana
Origine:Usa
Anno:1972
Durata:

125'

Trama:

Nella Berlino del 1931, Sally Bowles canta in un cabaret e arrotonda il suo stipendio intrattenendo facoltosi signori; è innamorata di Brian, un intelletuale britannico, che però non può darle la sicurezza che lei, vivendo alla giornata, talvolta desidera. Sally rimane incinta, ma, per non bruciarsi la carriera e vista la tiepida reazione di Brian, abortisce. Alla storia di Sally si intrecciano quelle di altri personaggi come Natalia e Max.

Critica 1:Nella Berlino del 1931 un'attricetta americana e un intellettuale britannico si amano alla follia. Incinta, lei abortisce per non bruciarsi la carriera. Sullo sfondo le prime svastiche naziste. Segue la commedia I Am a Camera di J. van Druten (ispirata ai racconti di C. Isherwood Goodbye to Berlin) più che l'omonimo musical di Jay Presson Allen e Hugh Wheeler. 5 Oscar per B. Fosse (il suo capolavoro al cinema), Geoffrey Unsworth (fotografia), Ralph Burns (direzione musicale), L. Minnelli (bravissima), J. Grey (geniale). Strehler l'ha visto almeno quattro volte. Vale la pena di rivederlo, no?
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Brian, un giovane letterato inglese in cerca d'ispirazione, cala nella Berlino degli anni trenta ed incontra nella prima pensione in cui ficca il naso Sally Bowles, una compatriota che è la stella dei Kit Kat Club, un cabaret molto in voga.
Lei è una testolina matta con una gran voglia in corpo di vivere e di arrivare al successo, cinica ma generosa, sicura e spavalda in apparenza ma in fondo con un gran bisogno d'affetto. Lui è un giovanotto, culturalmente impegnato, timido ed impacciato, disinteressato alle comodità ed ai godimenti dei successo ed attento invece alla realtà che l'attornia in un vigile atteggiamento critico; sbarca il lunario dando lezioni di inglese e curando traduzioni.
Fra i due, nonostante la diversità caratteriale e d'interessi, nasce una viva simpatia. Sally, all'amico appena giunto, è doviziosa di aiuti pratici: sfrutta le proprie amicizie maschili per trovargli lavoro anche se a lui non è congeniale (traduzione di romanzi pornografici) e gli mette a disposizione la propria stanza, meglio arredata, perché possa dare lezioni in un ambiente più confacente.
Sally tenta anche approcci più intimi; ma l’amico è refrattario e spiega di aver constatato la propria inibizione in più d'un tentativo. Un giorno, però, in cui Sally si manifesta a Brian - al di là della sua scorza sensuale - nella sua dolente umanità, egli dimostra di saperla amare anche non solo platonicamente. Brian si reca al Kit Kat a prelevare Sally sempre più spesso; ma l'atmosfera intimista della pensione contrasta stridentemente con quella famosa, rumorosa e volgare dei cabaret, così, inevitabilmente, fra Sally e Brian nascono i primi dissapori, le prime incomprensioni e - come spesso accade - durante un litigio le diversità di fondo riemergono bruscamente, gettate in faccia come insulti. L'incrinatura s'aggrava allorché sopraggiunge un'amicizia equivoca con un ricco tedesco, il quale costituisce per Sally la possibilità di realizzare il suo sogno di lusso e di successo e per Brian un tentennamento nelle sue tendenze amatorie ed un patteggiamento con se stesso: l'avventura a tre finirà amaramente la mattina in cui il barone - partito da solo per l'Argentina mandando a monte il progetto d'un viaggio insieme - lascerà ai nostri eroi pochi marchi di ricompensa per essersi dati a lui.
Sally attende un bambino; fra i due qualche momento di imbarazzo, a cui succede una breve parentesi di speranza d'una vita nuova e pulita; ma tale speranza verrà presto irrisa dalla consapevolezza di Sally, o dalla sua paura, di non riuscire a “redimersi”. Forse Sally teme soltanto di guastare la vita di Brian e le sue aspirazioni con una relazione duratura. Abortirà, dicendogli che s'era illusa sul sentimento che la legava a lui e che presto il pesa di tale legame comincerebbe ad opprimerla.
Brian, deluso e addolorato, se ne torna in Inghilterra.
A questa storia sentimentale - su cui s'impernia il film - se ne intreccia un'altra fra due ebrei, patetica anch'essa ma con risvolto socio-politico-razziale. Entrambe le vicende s'inseriscono nell'atmosfera inquietante e sanguinosa dell'avvento di HitIer al potere; ma l'ambiente catalizzatore del film è costituito dal Kit Kat Club, i cui spettacoli fanno da contrappunto sia alle storie sentimentali che al periodo storico. E qui è il punto di forza del film: Bob Fosse ha modo di esibire il suo talento di coreografo in una serie di sketches di chiara impronta espressionistica, dove l'atmosfera di sensuale abbandono - nella frenesia dì vivere e di bruciarsi - è avvalorata da una mirabile fotografia a colori che in certe “ nuances ” del rosso e del blu richiama la sequenza del défilé ecclesiasfico di Roma) e da azzeccate canzoni di marleniana risonanza, interpretate in modo superlativo da Liza Minnelli (Sally Bowles) e da Joel Gray (il presentatore).
Fra i più suggestivi numeri del Kit Kat Club quello di “Money, money, money” che esalta i concreti vantaggi della ricchezza e quello di “Life is a cabaret” che molto significatimavente esprime la tendenza al “cupio dissolvi” propria delle stagioni vissute e bruciate nella preconizzazione o nell’attesa di funesti avvenimenti.
Oltre agli sketches del cabaret, che suggeriscono e commentano la psicologia corrente di quegli anni, il compito di ricreare il periodo storico è affidato a brevi quanto eloquenti immagini di violenza e di sangue che vengono a gettare una luce sinistra, inquietante su tutta l'opera. Così, fugacemente, ma con bieca forza di suggestione, si assiste al pestaggio del proprietario del cabaret che poco prima aveva buttato fuori dal locale un nazista. In una altra occasione, nelle prime ore dei mattino, si vede sangue chiazzare l'asfalto di strade e marciapiedi come conseguenza di azioni punitive notturne; ed il barone spiega a Sally ed a Brian che ora si sfrutta il nazismo per ricreare l'ordine e che in un secondo tempo ci si sbarazzerà di esso. Ma tale certezza si tinge di dubbio durante una sequenza, perspicua a tal proposito, quando durante una sosta dei tre in un'osteria di campagna un giovane biondino si alza ad intonare una canzone che sotto l'apparenza patriottica cela i sintomi dei prossimi nefasti misfatti nazisti: il giovane ben presto trascinerà tutti i presenti - tranne un vecchio - in una indemoniata esaltazione del grande futuro pangermanico. Brian chiede a questo punto al barone se sia ancora convinto di riuscire a far rientrare dietro le quinte i nazisti; il silenzio del barone a questa domanda è un preannuncio della sua imminente partenza o - meglio - della sua fuga.
Brian, a cui nel film il regista affida il compito di rilevare criticamente la nascita delle storture ideologiche naziste, ha dapprima uno scontro verbale nella pensione a proposito del dilagare dell'antisemitismo e successivamente uno scontro - questa volta fisico - con due nazisti, da lui intenzionalmente quanto pateticamente provocati per strada a causa della foro asfissiante retorica di volantini e gagliardetti. Brian viene malmenato duramente e tutto sanguinolento e pesto trova comprensione più sentimentale che ideologica per la sua rivolta individuale e ideale fra le amorose braccia di Sally.
I nazisti con sicurezza e baldanza si preparano a dare il colpo di grazia alla repubblica di Weimar, ridotta ormai ad un cadavere con la complicità sempre più manifesta del presidente Hindenburg. Nel settembre 1930 il risultato a sorpresa nelle elezioni porta i deputati nazionalsocialisti di Hitler da dodici a contosette. L'alta finanza e l'alta industria tedesca lascia fare; ma mentre una parte più vigile riuscirà poi ad affiancarsi al nazismo, l'altra, obnubilata dalla solidità e dagli agi della ricchezza si troverà impreparata ed impaurita davanti a questi bagliori macabri di fuoco ed abbandonerà la partita.
Bob Fosse ha voluto ritrarre quest'ultimo atteggiamento dell'aristocrazia tedesca nella figura dell'encipite barone, la cui eterosessualità metaforicamente è sintomo deli'indecisione e della distrazione sia morale che politica di tale classe in quel delicato e decisivo momento storico non solo della Germania ma della civiltà mondiale. (…)
Autore critica:Claudio Lucato
Fonte critica:Cineforum n. 118
Data critica:

10-12/1972

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Addio a Berlino
Autore libro:Isherwood Christopher

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