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Cafarnao-Caos e miracoli - Capharnaüm

Regia:Nadine Labaki
Vietato:No
Video:
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Diritti dei minori, Diritti umani - Esclusione sociale, Diventare grandi, I bambini ci guardano, Infanzia di ogni colore
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:
Sceneggiatura:Nadine Labaki, Jihad Hojeily, Michelle Kesrouani, Georges Khabbaz
Fotografia:Christopher Aoun
Musiche:Khaled Mouzanar
Montaggio:Konstantin Bock
Scenografia:Hussein Baydoun
Costumi: Zeina Saab Demelero
Effetti:
Interpreti:Zain Al Rafeea (Zain), Yordanos Shiferaw (Rahil), Boluwatife Treasure Bankole (Yonas), Kawthar Al Haddad (Souad), Fadi Kamel Youssef (Selim), Haita Izam (Sahar), Alaa Chouchnieh (Aspro), Nadine Labaki (Nadine)
Produzione:Boo Pictures, Mooz Films
Distribuzione:Lucky Red
Origine:Libano-Usa
Anno:2018
Durata:

123’

Trama:

Zain ha dodici anni, ha una famiglia numerosa e dal suo sguardo trapela il dramma vissuto da un intero Paese. Siamo a Beirut, nei quartieri più disagiati della città. Zaid non ha però perso la speranza ed è pronto a ribellarsi al sistema, portando in tribunale i suoi stessi genitori…

Critica 1:Nadine Labaki, al suo terzo lungometraggio, conferma la sua profonda empatia con coloro che si trovano a vivere situazioni di disagio sociale.
Questa volta però abbandona totalmente qualsiasi riferimento o anche solo accenno alla commedia per immergerci in una dimensione di dramma che ha al centro un minore e una società che, non sempre per colpa ma comunque oggettivamente, non ha alcuna cura nei confronti di chi invece ne avrebbe maggiormente bisogno.
Per chi non lo ricordasse, il termine cafarnao definisce un luogo pieno di confusione e disordine e tale era la lavagna su cui la regista scriveva i temi che intendeva trattare nel suo film da fare. L'infanzia maltrattata, i migranti, il ruolo genitoriale, i confini tra gli stati, la necessità di avere dei documenti sei si vuole essere considerati come esseri umani a cui si possa dedicare attenzione, la Dichiarazione dei Diritti dei bambini.
Da tutti questi elementi è scaturito un film che sembra aver fatto propria la lezione dei Dardenne portandola però alle estreme conseguenze. A partire della scelta degli attori ognuno dei quali, dal più piccolo agli adulti, ha subito nella propria esistenza i colpi avversi di una esclusione sociale. Questa però non vuole essere una cattura del consenso legata al vissuto degli interpreti. Perché Labaki ha saputo trarre dal cafarnao dei temi e dalle vite vissute un film che ci obbliga a confrontarci con gli argomenti trattati obbligandoci costantemente a porci domande.
Autore critica:Giancarlo Zappoli
Fonte criticamymovies
Data critica:

18/5/2018

Critica 2:La scena d’apertura di Cafarnao , terzo lungometraggio della libanese Nadine Labaki, in competizione al 71° Festival di Cannes, è piuttosto terribile: un ragazzino di 12 anni, condannato a cinque anni di reclusione per aver pugnalato "un figlio d’un cane", come dice lui, viene ammanettato e portato davanti al giudice. Quando Zain solleva verso il magistrato il suo sguardo limpido e incredibilmente lucido, per fare la sua dichiarazione in un vocabolario da adulto, non c'è esitazione nella sua voce: desidera denunciare i suoi genitori per averlo fatto nascere. Questo personaggio che non lasceremo più, interpretato in modo formidabile da Zain Al Rafeea (la cui vita è molto simile alla sua, come quella di tutti gli attori trovati nelle strade di Beirut che compongono il cast, francamente straordinario), porta sulle sue spalle l'intero film, e tutto il peso della situazione che descrive, perché ci vogliono condizioni di vita davvero spaventose per togliere a un ragazzino tutta la sua gioia di vivere (ignorato da tutti, incluso lo Stato).
Il film comincia quindi a raccontarci come siamo arrivati lì e passiamo di costernazione in costernazione constatando, innanzitutto, che razza di genitori indegni siano Souad e Selim – persino nel loro quartiere popolare, dove tutti i bambini sono abbandonati a se stessi eccetto una manciata che va a scuola, l’assenza totale di amore con cui sfruttano la loro prole li rende dei reietti. E quando dicono che Sahar potrà mangiare quanto vuole quando prenderà marito, rabbrividiamo all'idea che un trentenne possa trattare come una moglie questa ragazzina di soli undici anni. A Zain, che ha fatto di tutto per aiutare la sorella a nascondere che era "diventata una donna", questa separazione straziante porta via l'ultimo frammento d'infanzia che gli era rimasto.
Segue un viaggio in bus verso un parco divertimenti dove Zain incontra Rahil (Yordanos Shiferaw), una etiope senza documenti che fa le pulizie qui perché farebbe di tutto per il suo bambino Yonas (che porta al lavoro in segreto, nascosto in una borsa). Al loro fianco, Zain vede una vita familiare quasi "normale", dove almeno c’è amore. Poi improvvisamente Rahil scompare, ed è con l’intraprendente ragazzino e il bebè (di cui Zain si occupa meglio di un adulto, con una tenerezza e una determinazione sconvolgenti) che passiamo il resto del film, mentre sopravvivono, giorno dopo giorno, con grande difficoltà, nella baraccopoli. Quando gli viene chiusa in faccia un’altra porta, quella dell’alloggio precario di Rahil, e crolla il sogno di Zain di andare con Yonas in Svezia facendosi passare per due fratelli migranti, il caos sociale, morale e umano che è la loro situazione diventa inestricabile e Zain è costretto a fare una scelta orribile.
L'implacabile destino di Zain in un universo precario, molto ben sceneggiato e fotografato in modo altrettanto magistrale (le vedute a strapiombo, in particolare, sono stupefacenti), è forse presentato qui in modo manicheo, tanto più che il ragazzino (come tutti i bambini del film) è, inevitabilmente, irresistibile; il fatto, però, è che la questione dei diritti umani, in particolare dei diritti dei bambini, non consente alcun compromesso e probabilmente non poteva essere rappresentata in un film se non in modo da spezzare il cuore.
Autore critica:
Fonte critica:cineuropa.it
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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