RETE CIVICA DEL COMUNE DI REGGIO EMILIA
Catalogo film per le scuole; ; Catalogo film per le scuole; ; ;
Torna alla Home
Mappa del sito Cerca in Navig@RE 


Flesh - Flesh

Regia:Paul Morrissey
Vietato:18
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Le diversità, Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Paul Morrissey
Sceneggiatura:Paul Morrissey
Fotografia:Paul Morrissey
Musiche:
Montaggio:
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Joe Dallesandro (Joe), Geraldine Smith (Geri), Patti D'Arbanville (Patti), Candy Darling (Candy), Maurice Bradell (l' artista), John Christian (il primo cliente), Jackie Curtis (Jackie), Geri Miller (Teri), Louis Waldon (Dave)
Produzione:Andy Warhol per Factory Films
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1968
Durata:

89’

Trama:

Joe, sposato e padre di un bambino, si guadagna da vivere con gli omosessuali. Una mattina sua moglie gli chiede di procurarsi del denaro per aiutare una sua amica incinta che vuole abortire. Dopo aver giocato un poco con il suo figlioletto, Joe scende in strada. Il suo primo cliente è un giovanotto che lo rimorchia in una stanza d'albergo; il secondo un anziano scultore, che lo fotografa nudo nelle pose di celebri statue greche; il terzo un reduce dal Vietnam, impotente. Ha poi un fuggevole rapporto con una prostituta. La sera torna a casa e si stende sul letto. Sua moglie e un'amica vorrebbero fare all'amore con lui, ma egli è troppo stanco e si addormenta, mentre le due donne si consolano sufficientemente tra di loro.

Critica 1:Flesh il primo titolo della trilogia sorprende a distanza di anni più che per la scabrosità dei temi, per il modo in cui gli stessi vengono raccontati e filmati: lunghe sequenze prive di dialogo - come l'inizio con il sonno profondo di Dallesandro che ci ricorda da vicino il dogma di Von Trier con trent’anni di anticipo. Il dialogo apparentemente sbrigativo e trasandato, ripetitivo e povero che gira su pochi concetti e poi esplosioni di tenerezza, come la scena con l’attore-feticcio e il figlio colti nell’atto primitivo e naturale del mangiare, o episodi comici come l’impacchettamento del fallo di Dallesandro da parte della compagna.
Pensare che Morrissey ha confessato di essersi ispirato a Una giornata balorda di Bolognini/Pasolini ci conferma la convinzione che il nostro cinema è stato davvero un punto di riferimento nel panorama mondiale. Come del resto risulta palese il fatto che l’industria hollywoodiana ha subodorato le potenzialità commerciali del film se poi ne ha realizzato una versione edulcorata e appetibile con Midnight Cowboy qualche anno più tardi.
Flesh è una pellicola seminale di un movimento che vedeva in Andy Warhol il genio guida che sapeva circondarsi di talenti che accanto a lui sapevano crescere ed esprimersi al meglio come John Cale o Lou Reed.
Autore critica:
Fonte criticacut-up.it
Data critica:



Critica 2:Flesh è del fatidico 1968. I titoli di testa scorrono come insegne: inizia lo spettacolo della "carne". La prima inquadratura ci mostra, in primo piano, il modello/corpo senz'anima Joe Dallesandro: tutti i film di Morrissey saranno una commovente e spietata ricognizione del suo corpo perfetto come una scultura di Fidia. La macchina da presa procede con zoom in avanti, quasi degli "schiaffi ottici", provocatorio rifiuto dei canoni della messa in scena hollywoodiana. Non si tira indietro davanti a nulla, non dissolve, non oscura, persiste ostinatamente nella sua assoluta aderenza al vero, al reale, secondo le scelte estetiche del cinema di Warhol (si ricordino Nude Restaurant, Lonesome Cowboys ma anche il teorico "lavoro sul tempo nel cinema" "Empire"). E' mattina, Joe è letteralmente buttato giù dal letto dalla compagna bisessuale che lo prende a cuscinate per mandarlo a "battere" i marciapiedi della grande mela. Joe è completamente nudo e la macchina da presa mostra tutto, sesso ed erezioni incluse. Dopo il prologo del letto, una scena inaspettata: Joe gioca con un bambino, suo figlio. Le sue mani robuste porgono all'infante piccoli pezzi di dolce. E' una scena semplice e bellissima, un lampo di umanità nel generale squallore. Joe, con bandana rossa e jeans attillati, percorre le strade di New York alla ricerca di uomini e donne disposti a pagare per una prestazione sessuale. Nella città il sesso è una prestazione come tante, è merce da vendere al miglior acquirente. Tra i clienti Joe incontra un artista omosessuale attempato (quasi un doppio somigliantissimo di Warhol) che lo paga per fotografarlo in pose che richiamano la grande scultura greca (il discobolo su tutti). La voce dell'artista nel film è forse la voce dell'artista del film: "Siamo nel mondo dell'immaginazione...tu sai che tra i grandi uomini molti erano dei magnifici atleti...non so se nell'arte tu preferisci Michelangelo che ha appiccicato sulla volta della cappella Sistina l'umanità intera...con quel maschio che sembra amorale, che sembra un dio; ma quello è un dio, tiene un bambino sul braccio ed ha un viso stupendo...quante le statue antiche che sembrano fatte per somigliare a te...sono apparizioni. Hai presente il discobolo, è da questi atleti che derivano tutti i grandi artisti". E' facile riconoscere nel corsivo e non solo, in questa whitmaniana celebrazione della bellezza e dello splendore del corpo, una chiave di lettura dell'intero film (anche Joe è un dio, è un maschio amorale, "con un bambino sul braccio"). Joe guarda l'artista perplesso, non capisce, è una bellezza "inconsapevole", ingenua e crede di star perdendo tempo. "Voglio vederti come discobolo...devi dar l'idea della continuità della linea." prosegue l'uomo che poi, illuminato dalla visione sublime del corpo di Joe, continua: "E' quello che si dice il culto del corpo. Io credo che questa sia la grande forza che sta dietro le grandi arti di questo mondo...se abbassi la guardia, perdi il meglio della vita...(…) prima il corpo, sempre prima il corpo...è il culto pagano che poi diventa rituale dei morti...che mondo di merda!". Sembra il delirio di un povero vecchio ma nelle sue parole, apparentemente "in libertà", risiede il senso del film. Joe è un capolavoro di carne e di sangue, è una statua che parla alla faccia di Michelangelo, un'opera d'arte sublime come un dio pagano, amorale come un personaggio di Camus, incarnazione inconsapevole dell'Idea di Bellezza, struggente ed oggi sfruttata, violentata, mercificata esattamente come l'arte figurativa nella società dei consumi. Questo Flesh è un whitmaniano inno alla Bellezza sfuggente, colta dal cinema, morte al lavoro, sfida al tempo che tutto distrugge, nel suo momento di massimo fulgore. Scrive Withman : "The love of the body of man and woman balks account/ the body itself balks account/ that of the male is perfect, and that of the female is/ perfect./ The expression of the face balks account,/ but the expression of a well-made man appears not only/ in his face,/ it is in his limbs and joints also, it is curiosly in the/ joints of his hips and wrists,/ it is in his walk the carriage of his neck, the flex of his/ waist and knees, dress does not hide him,/ the strong sweet quality he has strikes through the/ cotton and broadcloth/ to see him pass conveys as much as the best poem,/ perhaps more,/ you linger to see his back and the back of his neck and/ shoulder-side." ("I Sing the Body Electric"). Gli insistiti primi piani e la macchina da presa che carezza voluttuosamente il corpo perfetto hanno l'ambizione di restituire allo spettatore, uomo o donna, l'idea di una perfezione offesa dall'imperfezione corruttrice del mondo moderno, che il potere del cinema ha eternizzato prelevandola dal naturale fluire delle cose e, citando l'artista, "appiccicandola sulla volta della cappella Sistina" ovvero fissandola su pellicola. La carne, occultata dal cinema, diventa, nel 1968, la materia dell'arte di un nuovo cinema non allineato, fuori degli schemi, "composto" per i posteri come gli ultimi quartetti di Beethoven. Joe incontrerà, nell'arco di una giornata, figure amabili e ai margini della società (…). L'espressione del viso di Joe rimane la stessa, imperturbabile, immobile come una statua. "Sono belle le cose in movimento" dice un personaggio del film e proprio sulle forme pure e impure in movimento Morrissey ha edificato la sua poetica. Il film, dalla struttura circolare, si chiude così come era iniziato: un corpo nudo, un ragazzo stanco in un primo piano che, per verità e bellezza, toglie il fiato.
Autore critica:
Fonte critica:glispietati.it
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di:; Progetto editoriale a cura di: Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet; Redazione Internet Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di:; Contenuti a cura di: Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema; Ufficio Cinema
Valid HTML 4.01! Valid CSS! Level A conformance icon, W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0 data ultima modifica: 08/30/2008
Il simbolo Sito esterno al web comunale indica che il link è esterno al web comunale