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Rosa L. - Geduld der Rosa L. (Die)

Regia:Margarethe Von Trotta
Vietato:No
Video:Biblioteca Decentrata Rosta nuova Rosta Nuova, visionabile solo in sede
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:La memoria del XX secolo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Margarethe Von Trotta
Sceneggiatura:Margarethe Von Trotta
Fotografia:Franz Rath
Musiche:Nicolas Economou
Montaggio:Ursula Busse, Dagmar Hirtz
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Adelheid Arndt (Luise Kautskt), Jan Biczycki (August Bebel), Karin Bual (Mathilde Jacob), Winfried Glatzeder (Paul Levi), Jurcen Holtz (Karl Katsky), Hannes Jatenicke (Kostja Zetkin),Daniel Olbrychski (Leo Jogiches), Otto Sander (Karl Liebknecht), Doris Schade (Clara Zetkin), Barbara Sukowa (Rosa Luxemburg)
Produzione:Bioskop Film Munchen - Wdr Koln
Distribuzione:Cineteca dell’Aquila
Origine:Germania
Anno:1985
Durata:

121'

Trama:

Nel gelido carcere di Wronke, nella Germania, Rosa Luxemburg scrive le sue memorie epistolari, dall'infanzia nella zona russa della natia Polonia all'inquieta adolescenza vissuta tra i fermenti e gli scontenti sociali di fine '800, che preparano la rivoluzione dell'ottobre 1917. Già da ragazza ha l'animo volto all'ideale di un socialismo umanitario, in linea col proprio temperamento sensibile e poetico, un socialismo che rasenta l'utopia. Colta, indipendente e decisa, nonostante il delicato sentire, sperimenta presto le carceri zariste per le sue idee e la sua attività rivoluzionaria a fianco di Leo Jogiches, con cui convive. Passata in Germania, si dedica al giornalismo di sinistra, ai viaggi e all'attività politica di opposizione, sempre con Leo Jogiches, dal quale si è separata quanto a convivenza privata, ma di cui condivide in politica idealità e azione. A Berlino entra nella lega antibellica Spartakus, nonostante l'opposta idea degli amici socialdemocratici che si sono schierati per l'intervento, e finisce in carcere. Perduto in guerra il giovane Kostja, cui si era sentimentalmente legata dopo la separazione da Leo, viene liberata alla fine del conflitto, per dedicarsi nuovamente, tenace e irriducibile, alla lotta politica. Finchè, coinvolta per solidarietà - alquanto riluttante perché li ritiene prematuri - nei moti rivoluzionari del 1918, viene assassinata dai militari al potere nel gennaio 1919.

Critica 1:Vita, lotte e morte violenta di Rosa Luxemburg (1871-1919), cittadina tedesca che fu uno dei protagonisti della sinistra europea del primo Novecento e che della politica fece la ragione centrale dell'esistenza nonostante gli svantaggi di partenza: donna, ebrea, straniera, non bella. Rendere conto di un'esistenza durata 48 anni e di un convulso periodo storico che va dal terzo congresso (1893) dell'Internazionale socialista alla fallita insurrezione spartachista del gennaio 1919 era impresa da far tremare le vene a uno sceneggiato TV. Farlo in due ore di film era impossibile. Corretto, tradizionale, convenzionale per due terzi, apprezzabile nel tentativo di tenere in equilibrio privato e pubblico, emozione e ragione, il film acquista forza nella parte carceraria dove di Rosa L. emergono pazienza e ironia.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:(…) La Rosa L. di Margarethe von Trotta appartiene alla categoria delle opere che si vorrebbero amare ma che si presentano talmente scostanti e spigolose da impedire ogni qualsivoglia rapporto che non siano quelli di un'amicizia soltanto platonica e forse anche questa solo unilaterale. La simpatia aleggia ma non si definisce; la critica è latente ma non riesce a concretizzarsi; ogni polemica sembra fuori luogo; l'emozione, inespressa o suscitata a sprazzi, è troppo contenuta da poter crescere almeno nel ricordo. Pare di aver assistito - doverosamente - a un rito, adepti di un mito un po' sfuocato che troppe estraneità rendono ancora più incomprensibile. Pare anche di essere stati resi partecipi di un evento luttuoso, che un tempo avrebbe - per reazione - infuso nuove speranze e nuova vitalità e che oggi invece si estende, nella sua funerea remissività, alla rinuncia di ogni proposito battagliero o di ogni pur semplice volontà di rinnovamento sociale. Il corvo che accompagna i primi passi cinematografici di Barbara Sukowa sotto i bastioni del carcere di Wronke non è forse lo stesso fastidioso uccellaccio che accompagnava le peregrinazioni di Totò e Ninetto Davoli nel film di Pasolini? E il tonfo del corpo inanimato nelle gelide acque del canale di Landwehr non è simile a quello di una botola che si chiuda per sempre a terminare una stolida commedia degli inganni? (...)
Sbarazzato il campo da tanta confusione, dentro e fuori il film, pare doveroso occuparsi finalmente del film medesimo: 120 minuti che - grazie a copiosi flashback e a una serie di dialoghi un po' pedanteschi - vorrebbero rendere conto di un'esistenza durata quasi quarantott'anni (dal 5 marzo 1871 al 15 gennaio 1919) e di un convulso periodo storico che va dal III Congresso dell'Internazionale socialista (Zurigo, 1893) alla frastagliata collaborazione con la Spd (Partito socialdemocratico tedesco), dalla fondazione del gruppo «Internationale» (1915) e dello Spartakusbund (1916) al fallito tentativo di insurrezione spartachista di Berlino e altre città (gennaio 1919). Un'impresa da far tremare le vene a uno sceneggiato televisivo, di quelli che peraltro si avvalgono di filmati di repertorio, di cartelli esplicativi o di luoghi comuni ben esemplificati; un'impresa impossibile per un film che conserva caratteristiche autoriali, che tiene a un controllato stile, che cede raramente a lusinghe d'ordine spettacolare e che rinuncia all'azione, alle masse (sic!), alle costruzioni troppo complesse, all'esteriorizzazione degli eventi. In Rosa L. tutto è affidato alle dichiarazioni d'intenti (della regista o dei vari personaggi) e alle sfumature visive e psicologiche di un campo spesso ristretto al «personale» dalla pur brava protagonista, la Barbara Sukowa di Anni di piombo. Occorre identificarsi in Rosa, senza reticenze e con molto abbandono, per seguire lo sviluppo della vicenda, ma l'identificazione è resa ardua da un'interpretazione che procede sgomitando e da uno stream of consciousness che appartiene al suo Ego più che all'internazionalismo proletario. È un film su Rosa, d'accordo, ma tutto ruota talmente intorno a lei, tutto è lei, che a un certo punto ci si chiede se non si tratti di un ritorno alla Storia per Grandi Motori, a una sorta di culto della personalità, al rifiuto del protagonismo collettivo. Di fronte a Rosa appaiono mortificate, ora giustamente ridicolizzate, ora ridotte a meccanici portatori di idee, personalità come August Bebel e Eduard Bernstein, Jean Jaurès e Karl Kautsky, Paul Levi e Clara Zetkin, ma «scompare» anche Karl Liebknecht e perfino quella straodinaria figura di rivoluzionario, in parte misconosciuta, che fu Leo Jogiches (diciamo perfino, dato che almeno aveva il merito di essere appartenuto alla vita intima di Rosa dal 1900 al 1907, di esserle stato operativamente vicino sino alla morte e di non esserle sopravvissuto che un paio di mesi, vittima anch'egli di un assassinio mascherato). Se questa è la sorte dei personaggi storici, non migliore appare quella dei pochi personaggi di finzione (pochissimi in realtà, perché essendo la sceneggiatura basata puntigliosa mente sul ricco e meticoloso epistolario luxemburghiano, l'invenzione è quasi esclusa dal testo) o non altrimenti consegnati alle cronache: è sempre Rosa a dare il la, a porgere la battuta, a incedere come una claudicante nobildonna, a risolvere la situazione, a imprimere di sé fette di eventi e di mondo. (…)
Autore critica:Lorenzo Pellizzari
Fonte critica:Cineforum n. 259
Data critica:

11/1986

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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