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Don Giovanni - Don Giovanni

Regia:Joseph Losey
Vietato:No
Video:Cde Home Video
DVD:
Genere:Drammatico - Musicale
Tipologia:La musica, Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto da "Don Giovanni" di Wolfgang Amadeus Mozart, libretto di Lorenzo Da Ponte
Sceneggiatura:Joseph Losey, Patricia Losey, Frantz Salieri
Fotografia:Gerry Fisher
Musiche:Da Wolfgang Amadeus Mozart
Montaggio:Reginald Beck
Scenografia:Alexandre Trauner
Costumi:Annalisa Nasalli-Rocca
Effetti:
Interpreti:Ruggero Raimondi (Don Giovanni), Jose' Van Dam (Leporello), Kiri Te Kanawa (Donna Elvira), Edda Moser (Donna Anna), Teresa Berganza (Zerlina), Kenneth Riegel (Don Ottavio), Malcolm King (Masetto)
Produzione:Gaumont Camera One - Opera F. - Pr Janus - Antenne 2 - Michel Seydoux
Distribuzione:Cineteca Nazionale – Cineteca dell’Aquila
Origine:Francia – Germania - Italia
Anno:1979
Durata:

184’

Trama:

Bellissima versione cinematografica dell'omonima versione mozartiana. Spalleggiato dal servo Leporello un gentiluomo veneziano seduce le sue vittime. Sembra tutto facile ma questo modo di comportarsi gli riserva un amaro finale.

Critica 1:Dal dramma giocoso in due atti (1787) di W.A. Mozart-L. da Ponte. Scortato dal valletto Leporello, Don Giovanni seduce donne, uccide in duello il Commendatore, padre della nobile Anna che corteggia, s'infiamma, nel giorno delle sue nozze, della contadina Zerlina, mentre donna Elvira, sua moglie, e Ottavio, fidanzato di Anna, lo cercano. Ha un appuntamento col Commendatore, uscito dalla tomba per incitarlo a un pentimento che egli rifiuta. Il Commendatore lo trascina all'inferno. Incontro di un capolavoro musicale con l'architettura cinquecentesca e veneta del Palladio: il connubio funziona specialmente nella prima parte. Operazione culturale di alto livello con un occhio a Brecht e l'altro al marchese de Sade, ha parecchie invenzioni registiche, una magistrale fotografia (G. Fischer), qualche squilibrio nella seconda parte e un eroe freddo e pericoloso come l'acciaio. L'insolita mistura di realismo e teatralità suscita reazioni contrastanti. Orchestra e coro dell'Opera di Parigi, diretti da Lorin Maazel.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:(…) L'eccessiva suscettibilità degli appassionati di lirica italiani (ammesso che sia questa una delle ragioni dell'esito commerciale in quel paese) non dovrebbe (…) modificare quello che sembra essere stato un successo notevole dell'iniziativa di Rolf Lieberman, sovrintendente dell'Opera di Parigi, e del regista di Il servo. Iniziativa che si voleva innanzitutto, è ben ricordarlo, divulgativa. Trovare, cioè, un equivalente spaziale alla musica di Mozart (l'architettura del Palladio), registrare a priori la musica (salvo I recitativi, girati in diretta) ed illustrarla. Ma non filmando la scena, come aveva fatto il Bergman del Flauto Magico, bensì entrando con la cinepresa fra i cantanti, filmando dall'interno, montando.
Sui risultati si sono chinati in molti. Alcuni critici musicali hanno per esempio definito questo Don Giovanni diretto da Maazel grandissimo. Altri hanno avanzato riserve su questo o quell'interprete, o sul ritmo eccessivamente incalzante scelto per la partitura musicale. Qualcuno ha detto che il film non era il miglior Mozart, e nemmeno il Losey più grande. Altri hanno scritto che "mai la musica aveva trovato un accordo cosi perfetto con una luce e uno spazio".
Certamente Losey ha incontrato non poche difficoltà a montare il suo film sulla musica, senza tradire né questa né quello i maggiori problemi, basta osservare il risultato, gli sono venuti sicuramente dalla trasformazione di cantanti lirici, abituati ad una certa dimensione scenica, in attori cinematografici da scrutare in primo piano. O, forse ancor più, dal ritrarre con un linguaggio analitico, quasi inquisitore com'è quello della cinepresa, l'estetica eroica, amplificata, tutta tesa a prolungare nel gesto lo slancio musicale, che è propria del melodramma musicale.
Ma, con tutto ciò, mi pare che il personaggio di Don Giovanni esca da questa operazione spregiudicata con forza intatta. E, anzi, con una sua attualità che non solo giustifica, ma magnificamente premia gli autori, che proprio questo volevano.
Qualcuno ha detto che il dramma di Don Giovanni è quello della nostra epoca, avida dissipatrice di beni e piaceri, dimentica dei significati del vivere più autentico. Diciamo, con Joseph Losey, che il suo Don Giovanni così come quello sublime di Mozart, riflette un'epoca dalle medesime inquietudini. Lontano dai concetti religioso morali del peccato e della redenzione, egli è un uomo che corre incontro alla fine con tragica coscienza. E l'esito finale (che nel film si traduce in uno dei momenti più forti) non è vissuto sicuramente come una punizione: ma come la constatazione tragica di un fallimento esistenziale, dell'impossibilità di cogliere della vita la vera ragione d'essere.
Autore critica:Fabio Fumagalli
Fonte critica:www.rtsi.ch/filmselezione
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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