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Ascensore per il patibolo - Ascenseur pour l'échafaud

Regia:Louis Malle
Vietato:No
Video:Domovideo
DVD:
Genere:Thriller
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto al romanzo “Ascenseur pour l'échafaud” (Ascensore per il patibolo) di Noël Calef
Sceneggiatura:Louis Malle, Roger Nimier
Fotografia:Henri Decae
Musiche:Kennedy Clarke, Miles Davis, Michelot Pierre, Barney Wilen
Montaggio:Leonide Azar
Scenografia:Jean Mandaroux
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Yori Bertin (Veronique), Jeanne Moreau (Florence Carala), Georges Poujouly (Louis), Maurice Ronet (Julien Tavernier), Lino Ventura (Ispettore Cherrier), Jean Wall (Simon Carala)
Produzione:Nouvelles Editions - Irenee Leriche
Distribuzione:Cineteca dell’Aquila - Ambasciata di Francia - Cinemazero
Origine:Francia
Anno:1957
Durata:

90’

Trama:

Julien Tavernier viene indotto dalla sua amante, moglie del suo principale, Simon Caralà, ad uccidere quest'ultimo. Egli prepara minuziosamente il delitto, disponendo le cose in modo che la polizia sia indotta a credere ad un suicidio; ma quando sta per uscire dall'edificio, in cui ha compiuto il crimine, s'accorge che dalla ringhiera di un terrazzino pende ancora la corda, della quale si è servito per entrare nell'ufficio della vittima predestinata, posto al piano superiore. Per eliminare questa prova, che potrebbe essergli fatale, entra nell'ascensore, ma in quel punto viene tolta la corrente ed egli resta chiuso, come in una gabbia, dalla quale potrà uscire solo all'alba. L'amante, non vedendolo giungere all'appuntamento, lo cerca in preda all'ansietà, finchè cade nelle mani della polizia, che ha fatto una retata di gente equivoca. Intanto l'automobile di Julien, rimasta incustodita, viene usata da Louis, un esemplare della gioventù bruciata, che se ne serve per portare in giro la sua amica Veronique. I due giovani passano la notte in un albergo, e Louis, che aveva dato le generalità di Julien, non esita ad uccidere due turisti tedeschi, cui aveva tentato di rubare l'auto. Del delitto viene naturalmente incolpato Julien, il quale, quando al mattino può uscire, non visto, dall'ascensore, trova la sua fotografia sui giornali. Condotto alla polizia, respinge l'accusa, ma non può presentare un valido alibi. L'amante interviene in sua difesa e trova il vero assassino; ma la polizia ha scoperto tutta la verità sui due delitti, e i colpevoli dovranno pagare il loro debito alla giustizia.

Critica 1:Da un romanzo di Noël Calef: dopo aver ucciso il principale su istigazione della di lui moglie, rimane bloccato in ascensore. Brillante esordio di Malle con un film noir in cui più che l'azione, pur tesa come un cavo dell'energia elettrica, contano l'atmosfera (fotografia di H. Decae, stupenda colonna musicale jazz di Miles Davis) e l'analisi dei sentimenti. D'antologia la camminata di J. Moreau nella notte parigina. Premio Delluc 1957.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Malle entra nel vivo della narrazione senza indecisioni. L'immediatezza pone subito in rilievo una delle modalità che presiedono alla costruzione delle scene; in qualche sorta una costante dello stile. La rapidità con cui la dinamica della sequenza è definita (i due piani dell'avvio, privi di ogni ragione descrittiva o introduttiva) lascia poi il posto a un certo allentamento del ritmo, per inserire nuovi elementi e per accumulare ulteriori informazioni. In questo senso si veda l'uso del particolare. Alternandolo ai piani medi, Malle prospetta un linguaggio capace di aderire totalmente alla materia su cui s'esercita l'occasione filmica. Trattandosi qui del genere poliziesco, potrebbe anche essere una scelta non eludibile Ma c'è forse qualcosa di piú: ché il trattamento del dettaglio è la spia di forti e tuttavia non risolte ascendenze bressoniane. Si ripensi soprattutto alle scene dell'ascensore, nelle quali la messa in causa degli oggetti - a differenza di quanto avviene nel Bresson del Condamné - è non piú che pura visualizzazione. Vanificato il tentativo di riproporre in modo originale l'essenzialità del maestro, resta l'esigenza del rigore espressivo. Che Malle persegue provandosi a strutturare una sequenza conchiusa e definita, dotata di un suo ritmo e di una sua autonoma pulsione, suscettibile di una vasta gamma di possibilità.
La sorprendente maturità delle applicazioni stilistiche svaria dalla accurata definizione delle unità ristrette (un esempio per tutti: la sintetica descrizione, in tre inquadrature, della partenza dei due giovani da Parigi), alle articolazioni piú ardue e ambiziose, sino ai pezzi di bravura e alla strutturazione di unità complesse. Due atteggiamenti sembrano emergere: da una parte la ricerca insistita del piano continuo (Florence entra in un bar: la camera carrella obliquamente davanti ai clienti e alle coppie e poi stacca verso l'alto riprendendo la Moreau da dietro e raggiungendola allorché va a porsi di fronte allo specchio) talvolta ottenuto con effetti di montaggio interno; dall'altra la ricerca di raccordi e connessioni che definiscano l'unità della sequenza - e qui giocano i rumori (un richiamo a Tati?), le coordinate sintattiche, la colonna sonora che Miles Davis ha improvvisato dinnanzi alle immagini in sala d'incisione. Nei casi in cui i diversi interventi divengono essenziali e si sommano all'unità conseguita dai segni filmici, la tensione verso una continuità intessuta di scansioni riconoscibili si fa ancora piú evidente. C'è insomma la ricerca, implicita e manifesta a un tempo, di un sostanziale equilibrio tra l'insieme e le parti, tra la sequenza intesa nella sua globalità e nella sua scorrevolezza e le inquadrature prese nella loro specificità singola, nella loro concreta forma espressiva.
La conferma arriva dall'intelaiatura del film. La conformazione binaria si impernia essenzialmente sul "destino" e sulle "azioni" dei due personaggi principali. Per un verso abbiamo Julien che viene spinto al delitto e si ritrova nell'ingranaggio determinato dalla sequela degli eventi (è l'eroe del giallo suo malgrado: un protagonista per opposizione, per contrasto). Alla figura della donna - al suo girovagare e alla sua psicologia - è affidato il parallelo ma sempre distinto filone tematico. La divisione esemplificata nella sequenza iniziale si manterrà per tutto il corso del film. Solo nel finale i due saranno uniti, si vedranno uniti: ma in foto, e per surcroît d'ironia, sarà proprio la foto a costituire la prova della loro colpevolezza. Il nesso che collega le due linee di articolazione (e che complica lo svolgimento dell'azione) è costituito dai due giovani che sottraggono l'auto a Julien e successivamente dalla figura del commissario. È il polo intermedio che determina gli sviluppi e ogni evoluzione della storia: che fissa il destino dei due protagonisti. Su di esso si riflettono la distratta passività dell'uomo e il relativo spirito di concretezza di Florence, ossia una tipologia dei ruoli e delle figure che, a parte alcune irrilevanti eccezioni, si riprodurrà in seguito (da Le feu follet a Viva Maria, a Le Voleur). (...)
L'omicidio è un elemento che s'aggiunge alla malinconia, un ulteriore tratto di infelicità. Forse a causa del riconoscimento di una sottile affinità certamente inesplicita (il film rifugge puntigliosamente dai modi della confessione), Malle raccoglie elementi che ci riportano alla Francia di quegli anni. Ma non c'è mai un autentico approccio critico: invece di inquadrare in maniera sofferta e coerente la realtà del tempo, il regista avanza l'alibi dell'autogiustificazione elegiaca. Julien non ha responsabilità per il suo passato, cui era e rimane intimamente indifferente; semmai è lui una vittima della storia, della politica. L'uccisione di Simon Carala illustra su un altro piano tale verità; e, per riallacciarsi al discorso precedente, la reazione del giovane Louis alle profferte dello sbracato commerciante, gravata come è di riflessioni nominativamente morali, ripropone una pari solitudine elettiva in un altro di un'altra generazione.
Ogni differenza qualitativa è cosí misurata sul grado dell'autenticità sentimentale. L'intensità del sentire non ha riscontri in ciò che non le appartiene, cozza visibilmente contro il sociale e il politico. Non è di scarso momento che la qualità sentimentale di Julien abbia il sopravvento sul giudizio che potrebbe annettersi al suo operato. In lui si ha l'unità particolarissima tra privato e pubblico, nel senso che il privato è messo in crisi dal sociale e l'attitudine « in società » è vissuta drammaticamente. La tensione esistenziale prevale cosí sul poliziesco e il film reale è da scorgere sotto il velo dello schema convenzionale adottato ma non altrettanto convenzionalmente esercitato.
Nell'una come nell'altra accezione non può allora dirsi che Ascenseur sia soltanto un esercizio di stile. Al contrario, qui sono espressi tratti tutt'altro che atipici della problematica di Malle. Insieme però alle suggestioni sentimentali, di originale il regista porta nel film una rara capacità di dipintura dell'ambiente. La Parigi che tratteggia è affatto unica nel panorama cinematografico del tempo. I bistrots, l'autostrada dell'est, la città che si risveglia: tutto è reso con eccezionale sensibilità. E con pari attenzione sono modellate le figure che si incontrano - gli avventori dei bar, qualche prostituta, qualche sonnambulo. Qui entra in campo l'esperienza di Malle, il suo gusto della visitazione di Parigi.
Il buio della ville tentaculaire, filtrato in una inedita e contrastata tonalità, è ottenuto mediante pellicola ultrasensibile trattata con sviluppo forzato. Ne viene una granulosità di bianco e nero cui si debbono risultati bellissimi. Anche l'arditezza di alcuni movimenti - ad esempio una carrellata arretrante con variazione di focale - accentua l'intensità di quei monologhi interiori che sono le passeggiate notturne nella Parigi dell'Ascenseur: la Moreau che emerge dall'oscurità e viene verso la camera, nell'alternanza dei neon e delle luci; e sempre la Moreau che da una zona non a fuoco entra nel quadro accompagnata dalle nervose variazioni di Miles Davis, costituiscono momenti per certi aspetti irripetibili del giovane cinema francese, e non solo francese, del periodo. È qui che Malle misura e attesta la sua bravura; ed è qui che il film abbandona il sentiero del thrilling per rivolgersi a qualcos'altro ancora indeterminato (è tutto l'asse narrativo Moreau-giovani, rispetto a Ronet chiuso nell'ascensore). Si deve ricordare anche l'eccezionale contributo di Henri Decaé. Ma se lo stupendo cromatismo del blocco formato dalla passeggiata e dalla fuga in macchina è da attribuire all'operatore sul piano tecnico, non pare negabile che esso appartenga a quella dominante sentimentale ed esistenziale che il film nasconde sotto la sigla poliziesca. (...)
Autore critica:Gualtiero De Santi
Fonte critica:Louis Malle, Il Castoro Cinema
Data critica:

6/1977

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Ascensore per il patibolo
Autore libro:Calef Noël

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