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Pelle alla conquista del mondo - Pelle Erobreren

Regia:Bille August
Vietato:No
Video:Universal
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Il lavoro, Migrazioni, Razzismo e antirazzismo
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo “Pelle the Conqueror” di Martin Andersen Nexø
Sceneggiatura:Bille August, Per Olov Enquist, Janus Billeskov Jansen, Bjarne Reuter
Fotografia:Jörgen Persson
Musiche:Stefan Nilsson
Montaggio:Janus Billeskov Jansen
Scenografia:Anna Asp
Costumi:Kicki Ilander, Gitte Kolvig, Birthe Qualmann
Effetti:Claus Bjerre, Michael Kvium, Kristian Lund, Lasse Spang Olsen
Interpreti:Pelle Hvenegaard (Pelle), Max von Sydow (Lassefar), Erik Paaske (il fattore), Björn Granath (Erik), Astrid Villaume (la signora Kongstrup), Axel Strøbye (Kongstrup) Troels Asmussen (Rud), Kristina Törnqvist (Anna), Karen Wegener (la signora Olsen)
Produzione:Per Holst Filmproduktion - Panorama Film - Svensk Filmindustri
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Danimarca - Svezia
Anno:1988
Durata:

144’

Trama:

Nell'Ottocento molti lasciavano la povera Svezia per andare a lavorare in Danimarca. Qui sbarcano l'undicenne Pelle con l’anziano padre Lasse. Assunti presso una fattoria, i due sono destinati alle stalle: la fatica, le umiliazioni e le angherie sono frequenti. Passa il tempo e Pelle va a scuola, odiato dai compagni non solo per la sua intelligenza, ma perché è svedese. Diventa amico di Erik, un bracciante che, non sopportando le vessazioni e lo sfruttamento, vuole emigrare in America. Durante uno scontro tra Erik e il fattore, che lo considera un agitatore, il ragazzo reagisce e lo ferisce; poi, gravemente colpito alla testa da una pietra, resterà menomato. La padrona, la signora Kongstrup, promuove Pelle come aiutante stalliere, ma questi pensa che in America debba esserci una vita migliore. Così, lasciato il padre Lasse, Pelle parte coraggiosamente per la grande avventura della vita.

Critica 1:Pelle alla conquista del mondo è uno di quei film che non possono suscitare che simpatia; ed infatti Cannes l'ha puntualmente sottolineata, premiandolo con la Palma d'Oro. Epopea rurale vissuta da un ragazzo svedese emigrato in Danimarca alla fine dell'800, il film permette una riflessione serena ed accorata sugli abusi della grande proprietà nei confronti dei lavoratori della terra. Lo stile ricorda quello dei grandi nordici: forse non Dreyer, ma comunque Troell o Widerberg. E Max von Sydow, che interpreta il ruolo del padre del ragazzino, campa uno di quei ruoli che normalmente vengono definiti sofferti. Una serie di ritratti naturalistici (il mezzadro sadico, il padrone libidinoso, la solitudine della moglie, le figure disperate di coloro che soffrono dell'emarginazione di classe) costruisce attorno al giovane protagonista una vera e propria scuola di vita. Che s'impone per la sua generosità; e per la sua logica, all'interno di una cornice impeccabile, fornita da una ben precisa scuola di cinema."
Autore critica:Fabio Fumagalli
Fonte criticawww.rtsi.ch/filmselezione
Data critica:



Critica 2:Il film propone – nell’ambito della sua ampia e dettagliata ricostruzione storica di ascendenza letteraria – una riflessione sul tema dell’emigrazione, visto attraverso lo sguardo di un ragazzo svedese e dell’anziano padre. La prospettiva è assai singolare poiché esistono pochi esempi cinematografici che trattino i rapporti storico-politici tra due paesi “marginali” come Svezia e Danimarca. In effetti, nel corso dell’Ottocento, la grave crisi economica che colpì la Svezia costrinse buona parte dei suoi abitanti a emigrare in Danimarca o in America (che non a caso diventa, nel finale, la nuova meta del protagonista). L’emigrazione, come spesso è accaduto e ancora accade, diventa motivo di sfruttamento e di sopraffazione nel lavoro, che viene vissuto come un’esperienza drammatica e violenta da parte del giovane Pelle. Particolarmente significativo, in questo senso, è il suo ruolo di testimone dei tristi eventi che si verificano fuori e dentro la fattoria, dai tradimenti del padrone nei confronti della moglie all’uccisione del neonato da parte della giovane fantesca, dal ferimento dell’amico Erik alla delusione di Lasse per il mancato matrimonio.
Il mondo contadino abitato da Pelle è ostile e difficile, i mezzi sono assai limitati e si sopravvive in condizioni di estrema povertà, spesso utilizzando la forza e facendosi forti dell’ingenuità altrui. Anche a scuola tutto è difficile. Pelle prova che cosa sia la discriminazione da parte dei suoi compagni che mal tollerano la sua vivace intelligenza e le sue origini svedesi. Per quanto il protagonista cerchi di integrarsi, rimane sempre “lo svedese”, ossia un povero immigrato che allo studio alterna il lavoro nella stalla e che parla danese con un accento inequivocabile. Va qui precisato che i difficili rapporti tra Svezia e Danimarca hanno origini lontane: per molti secoli la Danimarca ha fatto parte del regno di Svezia e, una volta conquistata l’indipendenza, i suoi abitanti hanno continuato a considerare gli ex dominatori come un popolo violento e stolto. Lo stereotipo negativo dello svedese è giunto fino ai giorni nostri.
La crescita di Pelle avviene quindi tra mille difficoltà, in mezzo al dolore e alla sofferenza, ma il ragazzino sa superare tutti gli ostacoli e fa tesoro di tutto quanto ha visto e imparato. Di particolare importanza è l’amicizia con Erik, che trasmette a Pelle un anarcoide istinto di ribellione e un grande sogno: l’America. Pelle impara da Erik – e questo sarà importantissimo nella sua vita adulta – a non accettare la realtà così com’è, a ribellarsi e a cercare di cambiare le cose partendo proprio da se stesso, migliorandosi di giorno in giorno. Per questa ragione appare commovente la partenza finale del protagonista, che varca l’Oceano coronando il sogno dell’amico che, gravemente handicappato, non può più lasciare la Danimarca. Si compie, in buona sostanza, una sorta di passaggio del testimone, dal maestro all’allievo destinato ad affrontare una grande avventura dando prova di maturità e coraggio.
Autore critica:Stefano Boni
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



Critica 3:Si è conquistato del tutto inaspettatamente la Palma d'oro questo film che ha fatto segnare l'en plein alla cinematografia danese per il 1988, dopo l'Oscar vinto con Il pranzo di Babette. Di origine letteraria (il romanzo da cui è tratto è molto famoso al nord), Pelle il conquistatore racconta con un linguaggio classico, un po' lento e anche un po' televisivo, un'epopea dei vinti: Max von Sydow, un poveraccio svedese rimasto vedovo, sbarca in un'isola danese alla fine dell'Ottocento con il figlio, in cerca di fortuna, come tanti altri suoi connazionali. Ma gli svedesi sono trattati con estrema crudeltà e violenza dai padroni danesi, che li considerano poco più che schiavi e li mettono al lavoro, in condizioni da diseredati. Il film è la storia di tutti i soprusi subiti dal padre e dal figlio, sia sulla loro pelle che su quella degli altri poveracci loro compagni di lavoro in una fattoria. Poco spirito di rivolta, molta rassegnazione, molta povertà e, sullo sfondo, una pacata denuncia dell'ingiustizia. (…)
Autore critica:Erica Arosio
Fonte critica:Cineforum n. 275
Data critica:

6/1988

Libro da cui e' stato tratto il film
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