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Bacio dell'assassino (Il) - Killer's Kiss

Regia:Stanley Kubrick
Vietato:No
Video:Fox
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Stanley Kubrick/Howard Sackler
Sceneggiatura:Stanley Kubrick
Fotografia:Stanley Kubrick
Musiche:Gerald Fried
Montaggio:Stanley Kubrick
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Frank Silvera (Vincent Raphael), Jamie Smith (Davey Gordon), Irene Kane (Gloria Price), Jerry Jarrett (Albert il procuratore), Mike Dana (teppista), Felice Orlandi (teppista), Ralph Roberts (teppista), Alec Rubin (Vincent Rapallo), Ruth Sobotka (Iris), Phil Stevenson (teppista)
Produzione:Stanley Kubrick e Morris Bousel per Minotaur
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1955
Durata:

67'

Trama:

Davey Gordon, un pugile la cui carriera sta seguendo una curva discendente, perde un importante match e decide di ritirarsi da uno zio. Mentre, dopo lo sfortunato incontro, si trova in preda ad un sonno agitato, viene svegliato dalle grida di una donna che abita nell'appartamento di fronte. Egli accorre in tutta fretta per offrirle il suo aiuto: la donna, che si chiama Gloria, essendosi calmata, finisce per raccontare a Davey la storia della propria vita. Orfana di madre, si era convinta poco a poco che tutto l'affetto del padre era dedicato a sua sorella Iris: questa convinzione aveva determinato il sorgere di sentimento di gelosia, di un odio implacabile contro la sorella, che, esploso violentemente il giorno della morte del padre, aveva causato il suicidio di Iris. Ora, per vivere, Gloria si produce in un dancing e deve subire la persecuzione di Raphael, proprietario del locale, che la tormenta con le sue insistenze amorose e giunge fino ad introdursi di notte in casa sua. Dall'incontro casuale tra Gloria e Davey ha origine un, reciproco sentimento d'amore, e i due decidono di partire insieme. Ma Raphael fa rapire Gloria ed ordina a due sgherri di uccidere Davey: questi sfugge per caso alla morte, mentre viene ucciso il suo procuratore. Benché la polizia inclini a ritenere Davey responsabile dell'assassinio di quest'ultimo, il pugile riesce a seguire le tracce di Raphael ed accerta che Gloria è tenuta prigioniera in una soffitta. Per sottrarsi alla morte Davey deve fuggire, inseguito da Raphael, col quale, dopo una corsa sui tetti, ingaggia una violenta lotta, che finisce con l'uccisione del malvagio. La polizia cattura gli sgherri di Raphael e li induce a confessare i loro crimini: risulta così provato che Davey non è reponsabile della morte del suo procuratore, e che ha ucciso Raphael per legittima difesa. Il pugile può quindi partire: alla stazione viene raggiunto da Gloria.

Critica 1:Pugile senza successo accorre in aiuto della vicina di casa, importunata dal proprietario del night-club in cui lavora. Per vendicarsi il losco lo accusa di un delitto da lui ordinato. Secondo lungometraggio di Kubrick, realizzato in 20 giorni per 75000 dollari. Debiti con l'espressionismo. Suggestive ricerche fotografiche negli esterni delle strade. Torvo, allucinato. Finale frenetico in un deposito di manichini.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini - Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:(…)L'ambiguità di Killer's Kiss appartiene solo in parte ai dettami del noir. Kubrick sembra interessato soprattutto a misurarsi col tema della solitudine - già lo accennavo all'inizio - e alla forma filmica più adatta per svolgerlo. La solitudine che in The Killing avrà la maschera disperata di Johnny Clay dopo che un vortice hustoniano ha fatto turbinare i biglietti di banca, diventerà una costante metafisica nell'evoluzione del regista, sempre in bilico fra l'affermazione dell'individuo, sia pure in un quadro di radicale pessimismo, e il riconoscimento della moderna fatalità. Davy Gordon e Gloria Price nascono in una fase creativa fluida anche se, come cercherò di spiegare più avanti, una traccia della loro storia è riconoscibile nelle opere ultime. Solitudine come essenza dell'ambiguità formale, dunque, come verifica del pensiero e della sua applicazione, in reciproco, ai modi della regia.
Per definirla in breve, quest'ambiguità, andrei proprio alla radice della parola: ambigere, cioè "spingere una cosa da due parti”. Fino a che il loro destino non verrà congiunto, Davy e Gloria vivono in quasi perfetta (e distante) simmetria; il montaggio alternato regola l'azione di entrambi secondo una meccanica tanto precisa, quanto lieve per l'agilità delle analogie: Davy nel suo piccolo appartamento / Gloria nell'altro uguale, la finestra dell'uno che corrisponde a quella dell'altro / Il torace di Davy al massaggio prima dell'incontro di boxe / Gloria che, arrivata nel locale da ballo dove lavora come hostess, si spoglia / Davy ancora nell'appartamento dopo il match sfortunato e ancora a torso nudo / Gloria che rientra dirimpetto e accenna a spogliarsi... Lo scambio di luogo è talmente serrato che Davy, per rendersi conto del pericolo in cui ormai si trova - la polizia lo sta cercando - dovrà spiare nel proprio appartamento da quello di lei.
Ci sono molti specchi nel film: in un caso l'azione simmetrica si svolge tutta per riflesso, in un altro, affinemente, è l'analogia fra Gloria che dorme e la bambolina, ad avviarsi; e anche quel combaciare delle finestre, la fatale necessità che spinge i personaggi alla spia vicendevole, conferma la prigione, cioè la solitudine replicata senza scampo. A interrompere l'equivalenza viene talvolta la dissolvenza in nero: allora non c'è più solitudine riflessa, ma solitudine assoluta, mortale. Il gioco di specchi si fa poi squisitamente filmico, ossia offre al regista una vera e propria occasione di autoanalisi: come la scomposizione del racconto gli aveva permesso di rispondere a certe preferenze ritmiche, così lo stacco mette il lavoro a una distanza di verifica. Ancora Ghezzi, in proposito, osserva: «...il pugile riguarda se stesso in cinema attraverso il lungo flash-back, si guarda stampato sui manifesti che annunciano l'incontro. Entra in contatto con la ragazza attraverso lo schermo-finestra. Mentre lei gli parla interviene nel modo più astratto il "cinema" e la sovrasta mostrandoci un'altra immagine, e per la prima volta i due stanno "insieme" nell'unione del medium, quando lei lo vede sconfitto in tv». Ecco, dunque. Il Kubrick di Killer's Kiss prende da Kazan la "passione della realtà" per poi sottometterla a un procedimento astratto entro il quale si interroga sulla strada artistica da seguire. Vediamo allora la sogettiva (in negativo) che anticipa lo sfondamento delle “Colonne d'Ercole" in 2001, il paesaggio che perde connotazione (l'inseguimento sui tetti, ad esempio, così scenografico e pittorico), le angolature sghembe, l'illuminazione espressionista usata anche come conquista di spazio all'inquadratura, il taglio freddo, aggressivo, dei contorni. (…)
Davy è un pugile fallito anche per i paradosso che lo pone fra coloro che esaltano la bellezza e il fascino sensuale del coro ma, allo stesso tempo, si dispongono alla sua rovina. Nelle inquadrature leggermente dal basso in cui le mani sembrano sporgersi durante la preparazione del match e dopo, quando la lotta infuria e la mdp entra nel ring quasi partecipando alla fatica e al dolore fisico, il corpo si esprime con la potenza dei dettagli plastici; Davy medesimo, d'altra parte, vive soggettivamente il conflitto, se già nelle prime inquadrature lo vediamo toccarsi le orbite e il naso, quasi a saggiarne la tenuta per lo scontro vicino. C'è preoccupazione in questi gesti, tale che Kubrick interviene a sua volta con un primissimo piano molto brutale: il giovane guarda nel vaso dei pesci e la sua faccia preme sullo schermo mostruosamente gonfiata. Ghezzi propende a interpretare l'inquadratura come ingenua e inusuale: «...di gusto un po' facile e naif il simbolo di una situazione assurda e senza via di scampo» ma forse non andrebbe trascurato il suo carattere premonitorio, ossia: la lente mostra una faccia piena di pugni, un aspetto piacevole deturpato nella prospettiva dello scontro.
Il personaggio evidenzia così la propria particolare vocazione per il fallimento; cioè umilia il corpo col mestiere di pugile e ne denuncia, con una sorta di frustrazione della facoltà fascinatoria, il male solitario.
In simmetria anche Gloria segue un percorso affine, sceglie di punirsi abbassandosi a ballare in un locale equivoco perché si sente responsabile del suicidio di Iris, sua sorella danzatrice classica (che appare sublimata dall'evocazione); con questo rinuncia, oltre che a un'esistenza onorevole, al desiderio. La punizione del corpo trova lungo il film emblemi mimetici: mentre Davy fascia le mani nello spogliatoio, uno stacco di montaggio mostra vetrine con manichini, insegne, bambole meccaniche; così Gloria tiene una bambolina attaccata al letto e questo giocattolo diventa l'immagine d'ingresso nella sua dolorosa storia famigliare. Corpi veri e finti si mescolano infine nel rituale - catartico, ma così simbolicamente esplicito da dare il sospetto di un sottofondo in parodia - dove la falsità dei corpi viene sottoposta a un parossismo distruttivo. La falsità; perché la verità viene poi riconquistata nel bacio finale. Prima le simmetrie di Davy e Gloria si erano sovrapposte senza vera congiunzione: «Ti amo» - aveva detto lui dopo l'incontro - «È un errore confondere la pietà con l'amore» - era stata la replica di lei, che pure stava cedendo a baci e abbracci. Nel finale, quando l'uomo aspetta alla stazione e non può essere certo che lei lo raggiunga, la congiunzione si verifica; un bacio attonito, poi subito un altro con pieno e felice abbandono. Ecco, i corpi si fondono, cioè vincono la solitudine; la rinuncia che li aveva esposti in una sensualità monca, separata. E il realismo d'ambiente (i rumori della stazione) che faceva da fondale ai ritorni del flashback, lascia il posto a programmatici violini, in modo che alla fine, ma solo alla fime, una nuova favola possa cominciare.
Autore critica:Tullio Masoni
Fonte critica:Cineforum n. 347
Data critica:

9/1995

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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