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Fratelli D’italia - Fratelli D’italia

Regia:Claudio Giovannesi
Vietato:No
Video:
DVD:
Genere:Documentario
Tipologia:Conflitti sociali, denuncia, Le diversità, Migrazioni, Minoranze etniche
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Claudio Giovannesi
Sceneggiatura:Claudio Giovannesi
Fotografia:Ferran Paredes Rubio, Andrea Spalletti Panzieri
Musiche:Claudio Giovannesi
Montaggio:Giuseppe Trepiccione
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Delbaci, Masha Carbonetti, Nader Sarhan
Produzione:Il Labirinto; in collaborazione con: Educinema, Fake Factory, ITCT Toscanelli, Regione Lazio (Assesorato alla Cultura, Spettacolo e Sport), Roma & Lazio Film Commission
Distribuzione:Istituto Luce
Origine:Italia
Anno:2009
Durata:

90'

Trama:

Nader, immigrato di seconda generazione, nato a Roma da genitori egiziani: la sua storia è il conflitto, vissuto all’interno delle mura domestiche, con la propria cultura; il confronto tra il suo sangue egiziano e il suo essere italiano.
Da una dichiarazione del regista: “Ho provato a considerare il concetto di integrazione al di là della sua astrattezza utopica, ma calandolo all’interno della realtà. Mi sono accorto che l’integrazione, anche quando è fortemente desiderata, non sempre è realizzabile: è un percorso di esperienza e formazione che non ha termine, e che necessita una difficile e responsabile ridefinizione dell’identità, in uguale misura, da entrambe le parti, quella autoctona e quella straniera”.

Critica 1:Claudio Giovannesi ha talento e uno sguardo interessante sull'animo umano e sulle persone e Fratelli d'Italia rende giustizia ad essi più del suo pur piacevole esordio nel lungometraggio di finzione La casa sulle nuvole . Forse perchè è un progetto forte, cresciuto sulla volontà di unire cinema e impegno in un laboratorio multiculturale- quello, lodevolissimo, de Il labirinto - che guarda all'Italia che incontra e si scontra con l'immigrazione, di prima e seconda generazione. Alin, Masha e Nader, Romania, Bielorussia ed Egitto, un mondo intero racchiuso a Ostia, nell'I.T.C. Paolo Toscanelli, dove gli stranieri in aula sono molti. Ostia, periferia distaccata di una Roma quasi mitizzata, con quel mare che torna nei momenti più difficili e poetici del documentario- la telefonata di Masha al fratello, il finale dolente e indolente di Nader- e che ben fotografa la difficile navigazione a vista che in certe realtà l'integrazione affronta. Giovannesi compie scelte etiche ed estetiche interessanti, prive di moralismo, pregiudizio e politically correct: Alin Delbaci è un ragazzo intelligente, problematico e strafottente così come Nader Sarhan, Masha Carbonetti, adottata e forse più adattata, vive un conflitto interno difficile. Nessuna delle tre storie è scontata, non vediamo sentieri predefiniti da seguire, possiamo immedesimarci senza verità in tasca. E sappiamo che la macchina da presa fa un certo effetto a questi ragazzi che, però, sentendo pressante una vita agra che li opprime senza deprimerli (quasi) mai, spesso se la dimenticano. O la metabolizzano.
Il regista sembra seguire la lezione della Palma d'Oro Laurent Cantet in La classe , ma la verità è che in quell'aula, lui, era entrato prima. Con l'eccellente Welcome to Bucarest, nient'altro che il capitolo dedicato ad Alin, di cui questo Fratelli d'Italia è un'ottimo "sequel". Di quell'avventura Giovannesi recupera la visione altra e alternativa senza rinunciare a scelte forti, anche di messe in scena. Ci mostra i protagonisti sempre estranei e stranieri perchè in bilico tra due culture. E così sanno essere spiacevoli, non obbediscono a stereotipi da "buoni selvaggi", ci impongono riflessioni. E il regista ce li mostra nella loro bellezza ruvida, nel loro essere "coatti". Coatti come tanti altri ragazzi di periferia stranieri nella loro città e nel loro paese, nella loro classe (sociale e scolastica) anche quando italiani. E in più adolescenti e per questo ancora un pò stranieri, perchè in lotta contro se stessi e i genitori. L'integrazione culturale è anche conflitto generazionale, fanno tenerezza nella loro rivoluzione, questi ragazzi, come i genitori nel difendersi e nel difenderli. Masha, forse, è la più risolta, ma ha un convitato di pietra nell'animo, il fratello. Nader lotta con il passato e la religione d'origine, Alin con il presente. Il razzismo è una realtà, ma anche un alibi. E tutti vorrebbero combatterlo, pur non avendo strumenti ed educazione (si guardi agli insegnanti, volenterosi e impotenti). Un film da vedere e "continuare". Giovannesi potrebbe farne un decalogo neorealista e "kieslowskiano", ci pensi.
Autore critica:Boris Sollazzo
Fonte criticaLiberazione
Data critica:

7 maggio 2010

Critica 2:In sincrono con le celebrazioni del Giubileo della Nazione, avviate due giorni fa sullo scoglio di Quarto dal presidente Napolitano, arriva nelle sale Fratelli d’Italia: coincidenza probabilmente non casuale, visto che il documentario di Claudio Giovannesi contiene gli elementi per entrare nella polemica accesa dalla Lega sull’opportunità o meno di festeggiare i 150 anni dell’Unità. Infatti «i fratelli» del titolo sono tre immigrati, studenti dell’istituto commerciale «Paolo Toscanelli» di Ostia: il diciassettenne rumeno Alin Delbaci, allo sbando perché non si sente accettato dai compagni di classe; la bielorussa adottata Masha Carbonetti, assalita dalla nostalgia di rivedere il fratello rimasto in patria; l’egiziano «punk» Nader Sarhan in perenne contrasto con la mamma, musulmana tradizionalista. Si tratta di adolescenti in crisi le cui inquietudini sono acuite da problemi di integrazione, che sono soprattutto problemi di identità: ma, in un vuoto istituzionale riempito solo dal generoso impegno di alcuni insegnanti, chi li aiuterà a mediare fra le tradizioni del mondo d’origine e i modelli della società che li accoglie? E c’è da chiedersi che razza di esempio possiamo offrire a questi giovanissimi aspiranti «fratelli d’Italia», se siamo noi stessi a rinnegare quel fondamentale valore di appartenenza nazionale, senza il quale un paese resta privo di volto, cultura e coscienza.
Autore critica:Alessandra Levantesi
Fonte critica:La Stampa
Data critica:

07 maggio 2010

Critica 3:
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