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Grande Gatsby (Il) - Great Gatsby (The)

Regia:Baz Luhrmann
Vietato:No
Video:No
DVD:No
Genere:Drammatico
Tipologia:Letteratura americana - 900
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:dal romanzo "Il Grande Gatsby" di F. Scott Fitzgerald
Sceneggiatura:Baz Luhrmann, Craig Pearce
Fotografia:Simon Duggan
Musiche:Craig Armstrong
Montaggio:Matt Villa, Jason Ballantine, Jonathan Redmond
Scenografia:Catherine Martin
Costumi:Catherine Martin
Effetti:Industrial Light & Magic (ILM) Rising Sun Pictures
Interpreti:Leonardo Di Caprio (Jay Gatsby), Tobey Maguire (Nick Carraway), Carey Mulligan (Daisy Buchanan), Joel Edgerton (Tom Buchanan), Isla Fisher (Myrtle Wilson), Jason Clarke (George Wilson), Elizabeth Debicki (Jordan Baker), Amitabh Bachchan (Meyer Wolfsheim), Kate Mulvany (Sig.ra McKee), Brendan Maclean (Ewing Klipspringer), Callan McAuliffe (Jay Gatsby ragazzo), Felix Williamson (Henry), Stephen James King (Nelson)
Produzione:Produzione Baz Luhrmann, Catherine Martin, Douglas Wick, Lucy Fisher e Catherine Knapman per Bazmark Films, Red Wagon Entertainment
Distribuzione:Warner Bros. Pictures
Origine:Australia-Usa
Anno:2013
Durata:

145'

Trama:

Nella primavera del 1922, il giovane Nick Carraway si trasferisce a Long Island, in una villetta che confina con la villa delle meraviglie di Gatsby, un misterioso milionario che è solito organizzare feste memorabili e del quale si dice di tutto ma si sa molto poco. Cugino della bella e sofisticata Daisy Buchanan, moglie di un ex campione di polo, Nick viene a conoscenza del passato intercorso tra Daisy e Gatsby e si presta ad ospitare un incontro tra i due, a cinque anni di distanza. Travolto dal clima ruggente dell'età del jazz, da fiumi di alcol e dalla tragedia di un amore impossibile, Nick si scoprirà testimone, complice e disgustato, del tramonto del sogno americano.

Critica 1:Accolto con freddezza alla proiezione per la critica, il film ha avuto così la sua riscossa con il pubblico, confermando l'ottimo esordio americano, dove in due weekend è quasi andato alla pari con il folle budget, 105 milioni di dollari necessari a garantire lo sfarzo dei costumi e del décor. Quanto al 3D scelto «per accentuare il realismo», sembra scaturire l'effetto opposto sui personaggi, ridotti a figurette ritagliate, mentre funziona su sfondi e paesaggi. Il palazzo di Gatsby simile a un castello di Disneyland, il bosco in cui sembra di poter inoltrarsi, le acque del lago che divide Gatsby e Daisy. E il bagliore verde che lampeggia nel buio calamitando gli occhi di Gatsby. Che dall'altra sponda tende le braccia verso quella luce. Perché li sta Daisy, il miraggio d'amore che appare e scompare come quel lampo. Ma la notte non è tenera per gli eroi belli e dannati di Fitzgerald.
Autore critica:Giuseppina Manin
Fonte criticaIl Corriere della Sera
Data critica:

16/5/2013

Critica 2:Due ore e venti di cinema in 3D, una colonna sonora martellante e anacronistica stile Moulin Rouge, un cast da sogno, i costumi più fastosi, le scenografie più sgargianti, le feste più orgiastiche mai viste su uno schermo, e poi cantanti, ballerine, gaudenti generici che accorrono nella villa-castello di Gatsby come cavallette sulle loro decappottabili, un jazzista che suona l'organo, un jazz club clandestino zeppo di politici e poliziotti corrotti, una Rolls gialla e rombante che corre come il destino fra opulenze e miserie, un gangster ebreo dai modi soavi che porta un molare umano come fermacravatta (Amithab Bachchan, leggenda di Bollywood, una di quelle presenze che da sole spaccano lo schermo). Il tutto potenziato, pantografato, sparato in orbita da una colonna sonora ribaldamente hip hop (con tanti saluti ai meravigliosi ritmi anni Venti) e da una débauche di trucchi e di effetti ottici che sono ormai il marchio di fabbrica di Baz Luhrmann, mentre la macchina da presa vola sopra i grattacieli di Manhattan, accarezza i tramonti di Long Island, si tuffa nelle viscere di Wall Street per ricordarci che siamo alle porte della Grande Crisi e tutta quella brama di vivere finirà in tragedia... Eppure alla fine la sala stampa di Cannes si svuota mesta e silenziosa come se non avesse visto una follia da 127 milioni di dollari, ma un film d'autore ovvio e un poco punitivo. (...) Il grande Gatsby non ci lascia con un «bang» ma con un sussurro. La parabola dell'uomo venuto dal nulla che credeva di poter comprare il passato, scivola via lasciando un senso di stordimento e di sazietà più che di commozione e stupore. (...) emozioni forti ma effimere, senza peso, senza vera sostanza. Come se lo stile fiammeggiante e arcinoto del regista australiano, così emozionante in Romeo+Juliet (…), non si fondesse mai davvero con lo straordinario materiale narrativo del romanzo di Scott Fitzgerald, ma gli impedisse ogni profondità, costringendolo a una sovreccitazione perenne. 'Variety', perfido, ha sentenziato che Luhrmann sembra identificarsi con lo stesso Gatsby più che con Scott Fizgerald. Il film riflette questa scelta correndo a precipizio verso una strada senza ritorno che rischia di essere quella di molto cinema contemporaneo. Forse il suo maggior merito sta proprio qui.
Autore critica:Fabio Ferzetti
Fonte critica:Il Messaggero
Data critica:

16/5/2013

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Il grande Gatsby
Autore libro:F.S. Fitzgerald

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