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Metello -

Regia:Mauro Bolognini
Vietato:No
Video:Cd Videosuono, Ricordi Video, Bmg Video (Parade)
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Il lavoro, Letteratura italiana - 900
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo "Metello" Di Vasco Pratolini
Sceneggiatura:Luigi Bazzoni, Mauro Bolognini, Suso Cecchi D'Amico, Ugo Pirro
Fotografia:Ennio Guarnieri
Musiche:Ennio Morricone
Montaggio:Nino Baragli
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Manuela Andrei (Adele Solani), Tina Aumont (Ida), Franco Balducci (Sante Chellini), Claudio Biava (Cardini), Lucia Bose' (Viola), Pino Colizzi (Giovanni Tenzoni), Luigi Diberti (Ferdinando Lippi), Corrado Gaipa (Ing. Badolati), Adolfo Geri (Del Buono), Luigi Antonio (Guerra), Gabriele Lavia (un carcerato), Renzo Montagnani (Poldo, padre di Metello), Piero Morgia (facchino), Ottavia Piccolo (Ersilia Pallesi), Massimo Ranieri (Metello Salani), Mariano Rigillo (Olindo Tinai), Frank Wolff (Betto Lampredi), Steffen Zacharias (Papa' Pallesi)
Produzione:Gianni Hecht Lucari per Documento Film
Distribuzione:Cineteca Nazionale
Origine:Italia
Anno:1970
Durata:

111'

Trama:

Rimasto orfano, Metello lavora, come muratore, nel cantiere di un ex-operaio diventato ingegnere che, dimentico delle origini, s'è adeguato alla regola generale di sfruttamento del lavoro. Arrestato per essersi scontrato con la forza pubblica, inviata a proibire le bandiere ai funerali di un muratore anarchico, all'uscita dal carcere ne sposa la figliola Ersilia. Intanto, fra gli operai di Firenze s'è fatto strada l'ideale socialista; anche Metello, che ha ormai abbandonato l'anarchismo paterno per la coscienza e l'unità di classe, partecipa a un grande sciopero proclamato per ottenere migliori salari. Durante la lotta, che si prolunga per giorni e giorni senza alcun risultato, Metello intreccia una relazione con Idina, una borghese vicina di casa, ma la stessa Ersilia interviene energicamente a stroncarla. Come gli industriali avevano previsto, tra gli operai, in sciopero da più di un mese, si fa strada lo scoraggiamento, tanto che, il quarantesimo giorno, un gruppo di loro decide di ripresentarsi al lavoro. Per impedirglielo, Metello ed altri si gettano contro i gendarmi, chiamati a difendere i "crumiri"; un muratore viene colpito a morte da una guardia, ma in quel momento giunge la notizia che i lavoratori hanno vinto la loro battaglia sindacale. Finito, per quel suo gesto, in carcere una seconda volta, Metello promette a Ersilia di non commettere altri errori.

Critica 1:Metello è la storia dell’educazione politica e sentimentale di un giovane proletario al tramonto dell’età umbertina di fine Ottocento, quella delle prime lotte sindacali e della crescita organizzativa del movimento operaio. Entrambi i percorsi esistenziali del protagonista risultano difficili e tormentati: sul versante privato si lascia trasportare dalla sua indole di donnaiolo, intrecciando una relazione adulterina con una vicina di casa, sul versante politico matura il passaggio al socialismo dopo l’abbandono dell’ anarchismo trasmessogli dal padre. Metello è, soprattutto, un istintivo e un generoso, incapace di controllare il suo temperamento combattivo ed irruente, che si espone in prima persona per l’affermazione delle idee in cui crede. Per questo la sua promessa finale alla moglie Ersilia di non lasciarsi più coinvolgere in situazioni turbolente non è molto credibile: rimane la convinzione che Metello sarà alla testa delle prossime lotte operaie. Lo sfondo storico del film è quello dell’Italia agli albori del XX secolo, con la crisi dell’anarchismo e il consolidarsi dell’egemonia socialista presso una classe operaia in pieno sviluppo e dove all’autoritarismo reazionario e antipopolare del crispismo si va sostituendo la linea riformista e liberale di Giolitti. L’approccio di Bolognini al romanzo di Pratolini tende a privilegiare la dimensione evocativa in chiave crepuscolare, facendo prevalere un gusto decorativo e calligrafico che sembra filtrato dalla pittura italiana di fine Ottocento (e cioè del periodo contemporaneo agli anni in cui è ambientata la vicenda), riproposta sullo schermo in termini di luce e colore. Una raffinatezza illustrativa ricercata e preziosa, che costituisce la cifra stilistica più riconoscibile del film (e che Bolognini ha replicato in altre pellicole ottocentesche della sua filmografia), quella su cui si misura il talento di un regista che ha sempre dato il meglio di sé nelle ricostruzioni ambientali d’epoca. Il Metello di Bolognini non può, tuttavia, ridursi a pura suggestione estetizzante e figurativa, segnalandosi pure per l’attento lavoro sulle psicologie dei personaggi, per l’efficace vigore drammatico delle sequenze di massa, per il tono epico e lirico insieme che assumono i ricordi dedicati al padre del protagonista, per le accensioni melodrammatiche del tema musicale di Ennio Morricone.
Autore critica:
Fonte criticaPacioliCinema.net
Data critica:



Critica 2:Nel Metello pratoliniano Bolognini si incon-tra ancora una volta con il «passato», ma anche con la coralità, oltre che con il dramma individuale, nonchè con la questione sociale. Da tempo, tra l'altro, Bolognini voleva filmare il «Metello», impresa che è stata rimandata fino ad ora anche perchè nel 1963 era uscito I compagni di Monicelli, il cui tema (le prime lotte operaie torinesi) aveva elementi in comune con quello del Metello.
Ala pagina, Bolognini è stato molto fedele, limitandosi più che altro ad una alterazione funzionale, quella del ringiovanimento di circa dieci anni del protagonista. Funzionale non soltanto perchè il protagonista che Bolognini aveva in mente ha le fattezze e l'imberbe giovinezza del cantante Massimo Ranieri, ma anche perchè ha fatto assumere a Metello la sprovveduta ed inerme personalità del ragazzo che si scontra presto con la maturità delle scelte importanti, sia sul piano sentimentale che su quello sociale.
La fedeltà del regista arriva al punto che ci restituisce sullo schermo episodi del libro con lo stesso taglio, il sapore, la sagomatura della pagina: vedi la sequenza in cui le donne degli operai incarcerati per i disordini al funerale del loro compagno morto sul lavoro chiamano uno per uno, dall'esterno, i loro uomini, che ricalca nell'insieme e nei particolari la «scena, così robusta e quasi direi elettrizzante, delle popolane che, dal cortile della prigione, ad una ad una chiamano a nome e dicono addio ai mariti, ai fidanzati e ai figlioli...» (Cecchi).
La «novità» del film rispetto agli altri di derivazione letteraria, per quanto riguarda Bolognini, è non nell'aver spinto ai margini la preziosità illustrativa, cioè l'ormai famosa sapienza compositiva dei regista, ma nell'averla nutrita di quella calda umanità che finora, a rigori, mancava ai personaggi di questo autore. Personaggi che, pur essendo benissimo rappresentati nei loro dati esteriori, nel loro costume, nel loro ambiente paesaggistico e storico, ecc., risultavano in effetti alquanto esangui, «composti» anch'essi, come gli sfondi scenografici e la calibratura studiatissima dell'inquadratura. Insomma manierati, letterari nel senso limitativo del termine. Ora questa cura raffigurativa, sempre presente, in Metello non è più fine a se stessa, non resta soltanto splendida accademia, ma è corroborata appunto (con i limiti che vedremo) da sentimenti, dolori, percezioni vive.
Metello, ma specialmente le donne della vicenda, ed in particolar modo Ersilia, la moglie, sono campati nella vicenda con i doni della loro umanità, al di là delle fogge dei vestiti e della «fotogenia» delle loro figure: Metello è davvero un giovanotto implume che nasconde sotto l'apparenza della spavalderia le sue tremende incertezze, superate dalla sua azione spericolata in favore dei compagni; ed Ersilia è davvero una ragazza maturata presto alla scuola della vita, attraverso le prove ed i dolori, ancora bambina e già donna moglie e madre, fiera del suo uomo, abbarbicata alla dignità profondamente sentita del suo esistere, vigorosamente risentita del «tradimento» eppure sempre presente, silenziosa e forte. Il regista ha avuto la mano felice nello scegliere Massimo Ranieri e Ottavia Piccolo per i ruoli dei protagonisti. Il primo era apparso prima d'ora (…) soltanto come un giovane cantante vagamente «simpatico» e «scugnizzo», e Bolognini ne ha messo in rilievo la gentile spavalderia; la seconda, benchè molto giovane, ha già una esperienza teatrale e, cinematograficamente, nasce per opera di Germi in Serafino. II contrasto fra il suo aspetto di bambina, con i piccoli occhi nel viso paffuto aperti presto sul dramma anzichè sui bei sogni, e gli eventi adulti di cui si trova protagonista, è una delle cose più felici del film (a Cannes hanno proclamato migliore attrice proprio la Piccolo per questo ruolo).
Il risultato complessivo è comunque, ancora una volta, leggermente ambiguo. Da una parte - grazie anche all'apporto in sede di sceneggiatura di Suso Cecchi D'Amico, Luigi Bazzoni e Ugo Pirro - viene dato maggior rilievo del solito alla componente «umanistica» e civile della storia prescelta. La storia di Metello, oltre che quella di un personaggio, è infatti anche quella di un ambiente sociale, quello della povera gente a cavallo del secolo, che si sente come diseredata, non ancora inserita in una struttura civica e sociale che ne salvaguardi i diritti, la faccia veramente partecipe alla cosa pubblica. Appunto per ricordare meglio la temperie di questa epoca abbiamo riportato sopra le tappe storiche principali delle drammatiche lotte operaie italiane.
Dall'altra parte si situa la propensione di Bolognini per l'eleganza della scrittura. Il racconto è immerso infatti in una tonalità preziosa dal punto di vista figurativo (sembrano animarsi talvolta vecchi degherrotipi; talaltra sembrano prendere vita quadri dei macchiaioli - un Signorini, un Lega - e di un Pelizza da Volpedo). Il regista ha scelto ambienti e stagioni « spente » ed ha usato filtri leggeri che danno alle sue stradine bagnate di pioggia, ai suoi lungarni ventosi, alle sue piazze viste col sole basso sull'orizzonte, una atmosfera dalla luce diffusa, un po' velata, con tinte fredde e stemperate, senza squilli di colore.
Tutto ciò va benissimo, almeno fino a quando la bella scrittura non prende il sopravvento sulle ragioni dell'uomo vivo, sulla sofferenza di carne e di sangue: succede infatti talvolta che il «quadro» prende la mano al regista, e l'ammirazione resta «estetica». Vedi la sequenza dei disordini in cui è implicato Metello al funerale del compagno di lavoro vittima di un incidente, durante il quale i carabinieri vietano la presenza delle bandiere rosse: la durissima carica repressiva dello squadrone a cavallo e la conclusione dolorosa dell'avvenimento diventano, per il gioco cromatico di quel rosso che sveltola in arruffato ma composito movimento, una specie di balletto alla Isadora Duncan, insomma diventano « belli » da vedere. (…)
Autore critica:Ermanno Comuzio
Fonte critica:Cineforum n. 92-93
Data critica:

5-8/1970

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Metello
Autore libro:Pratolini Vasco

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