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Lamento sul sentiero (Il) - Pather panchali

Regia:Satyajit Ray
Vietato:No
Video:Mondatori Video
DVD:
Genere:Drammatico
Tipologia:Diventare grandi, Giovani in famiglia
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto da un romanzo di Bibhuti Bhushan Bandhopadhyaya
Sceneggiatura:Satyajit Ray
Fotografia:Subrata Mitra
Musiche:Ravi Shankar
Montaggio:Dulal Dutta
Scenografia:Bansi Chandragupta
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Kanu Bannerjee (Harihar, il padre), Karuna Bannerjee (Sarbojaya, la madre), Subir Bannerjee (Apu), Runki Bannerjee (Durga a sei anni), Uma Das Gupta (Durga a dodici anni), Chunibala Devi (Indir, la zia), Tulsi Chakravarty (Prosanna), Reba Devi (Shejbou Mukherjee), Aparna Devi (Nilmoni), Benoy Mukherjee (Mazumdar)
Produzione:Governo del Bengala Occidentale
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:India
Anno:1955
Durata:

115’

Trama:

Bengala, inizio Novecento. In una povera famiglia bramina nasce un bambino, Apu. Il padre, poeta e sacerdote, non può permettere alla famiglia una vita dignitosa. Durga, la figlia di sei anni, è sempre in giro a rubare manghi dai frutteti. Dopo qualche anno il padre trova lavoro presso la tesoreria e nutre grandi speranze per il futuro, ma nulla cambia davvero. A sei anni Apu comincia a frequentare la scuola del villaggio. Un giorno il vicino di casa denuncia la scomparsa di una preziosa collana e accusa Durga. Benché il gioiello non venga ritrovato, la madre caccia di casa Durga ma poi, pentitasi, manda Apu a cercarla. Indir, una vecchia zia che abita con la famiglia, litiga continuamente con la madre di Apu e da questa viene invitata ad andarsene. I bambini la troveranno morta in un frutteto. Il padre, intanto, parte per la città per trovare un nuovo lavoro. Durga, dopo un violento monsone, si ammala e muore. Il padre torna a casa e propone di trasferirsi a Benares.

Critica 1:Apu è l’ultimo nato di una famiglia bengalese poverissima e schiacciata, da ultimo, dai monsoni. Esordio alla regia del numero uno dei cinema indiano e prima parte della personale trilogia dedicata al personaggio di Apu: Ray prende spunto da un romanzo locale e presenta, con stile sommesso che ha richiamato la lezione neorealista, la realtà degradata e la povertà indigente dell’India contemporanea. Pudico, rispettoso e tenero, commovente, il suo lento ma attento e meraviglioso sguardo coinvolge le passioni umane e le lega al ritmo delle stagioni naturali. Un classico da scoprire e conservare, che ricorda anche Verga e il suo spirito. E lo stile semplice e dagli scarsissimi mezzi è in realtà intimamente profondo, addirittura ellittico e audace. Colonna sonora grave e cupa di Ravi Shankar.
Autore critica:Roberto Donati
Fonte criticacentraldocinema.it
Data critica:



Critica 2:Il film è costruito a partire dal punto di vista di due bambini, Apu e Durga, fratello e sorella. Nella prima parte del film Apu è appena nato ed è dunque intorno a Durga che verte la narrazione. Nella seconda parte, invece, Apu ha sei anni, frequenta la scuola e segue con maggiore partecipazione gli eventi famigliari. Durga, ormai adolescente, è praticamente in età da marito ed è proprio questa sua nuova condizione a condurre il film verso sviluppi narrativi estremamente drammatici. Il primo aspetto che si propone con forza all'attenzione dello spettatore è quello della povertà della famiglia di Apu e Durga. Haribar, il padre, è un sacerdote-poeta di grande umanità e ottimismo, ma spesso incapace di affrontare la difficile realtà della vita quotidiana con concretezza e determinazione. Benché tenti costantemente di trovare soluzioni allo stato di indigenza della sua famiglia, questi sembra sempre "in ritardo" e "lontano" rispetto agli eventi che la sconvolgono. Per questa ragione viene spesso rimproverato dalla moglie Sarbojaya, una donna forte e sicura di sé, sempre pronta a difendere la propria famiglia dagli eventi e dalle persone, tanto coraggiosa da apparire anche arrogante e testarda. Particolarmente conflittuale risulta il suo rapporto con la vecchia zia Indir, più tollerante con i bambini e con il mondo in cui vivono. Una delle maggiori preoccupazioni di Sarbojaya, infatti, sono i piccoli furti che Durga compie nel frutteto dei vicini. Spesso la bambina viene colta in flagrante, mentre nasconde nel sari i frutti destinati alla zia e questo scatena le ire dei Mukherjee, proprietari del frutteto. La madre rimprovera continuamente la figlia, ma senza successo e, in occasione del furto della collana, finisce anche per cacciarla di casa. Durga soffre molto per il confronto con la famiglia dei vicini, che non hanno problemi economici e che stanno per sposare la figlia. Nessun matrimonio è in vista per Durga, poiché nessuna famiglia del villaggio desidera dare in sposa al figlio una giovane di modesta condizione. Anche il furto della collana (che verrà alla luce soltanto nella scena finale del film per essere subito occultata da Apu, che vuole difendere la reputazione della sorella appena scomparsa) va inscritto in questa dimensione competitiva di cui Durga è prigioniera: la ragazza non può permettersi gioielli e sviluppa una sorta di odio nei confronti della figlia dei Mukherjee, più fortunata e destinata a vivere una vita felice.
Drammatica presenza del film è quella della morte, che ricorre per ben due volte in momenti altamente drammatici. Nel primo caso Apu e Durga assistono alla morte della zia Indir, che viene ritrovata cadavere nel frutteto vicino a casa. La donna, molto anziana, malata e denutrita, viene spinta ad andarsene dopo un ennesimo litigio con Sarbojaya che, con una certa crudeltà, non sopporta più di averla in casa dovendola anche mantenere. Sono proprio i due bambini, che le hanno sempre voluto bene e, a loro volta, hanno goduto del suo affetto, a notare il suo corpo senza vita riverso nell'erba e a organizzare una mesta cerimonia funebre. La seconda scomparsa, più dolorosa ancora, è quella di Durga che, dopo il matrimonio dell'amica-nemica, resta sotto la pioggia durante un violento monsone. La ragazza, depressa e stanca, non sopporta più di essere inferiore alle sue amiche, sembra che la speranza la stia abbandonando. A nulla serve la visita del medico: Durga muore di polmonite dopo pochi giorni. Quando il padre torna a casa da Benares non può far altro che disperarsi. In entrambi i casi è evidente l'atteggiamento consciamente o inconsciamente suicida dei due soggetti: sia Indir che Durga, benché per ragioni assai diverse, pongono fine con la morte alle loro inquietudini, alla "fatica" del vivere quotidiano, alla fame che li attanaglia. Merita ancora una breve nota la scuola frequentata da Apu. Poiché il villaggio è poverissimo e non può permettersi un'autentica struttura scolastica, le lezioni vengono tenute dal droghiere nel suo negozio e, proprio per questo, sono continuamente interrotte da clienti o amici del maestro. Nonostante ciò, Apu mostra di essere un allievo attento e promettente e il trasferimento della famiglia a Benares gli potrà forse permettere di proseguire gli studi in un ambiente più serio e organizzato.
Autore critica:Stefano Boni
Fonte critica:Aiace Torino
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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