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Genesi - La Creazione e il Diluvio -

Regia:Ermanno Olmi
Vietato:No
Video:San Paolo Audiovisivi
DVD:De Agostini
Genere:Biblico
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:Ermanno Olmi
Sceneggiatura:Ermanno Olmi
Fotografia:Ermanno Olmi
Musiche:Ennio Morricone
Montaggio:Fabio Olmi, Paolo Cottignola
Scenografia:Paolo Biagetti
Costumi:Enrico Sabbatini
Effetti:Thierry Toscan
Interpreti:Omero Antonutti (Noe'), Sabir Aziz, Paul Scofield, Haddou Zoubida
Produzione:Lux - Lube Betafilm - Raiuno
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Germania, Italia
Anno:1994
Durata:

93'

Trama:

Una tribù di pastori nomadi del Marocco rivive, attraverso il racconto del suo patriarca, le pagine della Bibbia. Il vecchio narra al nipotino la nascita della luce, la separazione delle acque, la creazione delle specie animali e vegetali. Il giorno del riposo è narrato dopo un viaggio nel deserto, ed Adamo ed Eva nell'Eden ed il peccato originale rivivono allegoricamente nell'amore acerbo di due ragazzi della tribù. Storia antica e personaggi odierni si sovrappongono anche nell'episodio di Caino, cui i cinghiali devastano i campi, ed Abele, vittima innocente. Mentre il fratello lo abbatte a sassate, un vecchio ha la visione di future guerre. Dopo la sepoltura fatta al modo nomade, con pietre, di Abele, la carovana giunge ad una città: qui una giovane coppia sogna l'amore attraverso i versi del Cantico dei Cantici, ed un vecchio cieco evoca la figura e le profezie di Geremia, agghiaccianti, ma precorritrici delle ricorrenti atrocità di cui l'umanità si è resa responsabile. Di generazione in generazione, si giunge a Noè. Dopo l'annuncio del diluvio, segue la costruzione dell'Arca, una grande stalla in legno per svernare dei pastori dell'Atlante marocchino, che affrontano con tutti i loro animale le intemperie della cattiva stagione. Il patriarca prosegue, mentre fuori piove, il racconto, con il finale invio del corvo e quello duplice della colomba che torna col ramoscello d'ulivo. L'arcobaleno suggella la pacificazione tra Dio e l'uomo.

Critica 1:Di Genesi - La creazione e il diluvio di Ermanno Olmi, con Omero Antonutti e non-attori marocchini, si sa che è stato realizzato per la televisione: come prologo d'una nuova produzione italotedesca della Bibbia a puntate. Olmi ha messo da parte ogni iconografia pre-esistente: Dio è soltanto le sue opere e la voce di Omero Antonutti; il primo uomo e la prima donna, Adamo, Eva, il serpente tentatore, non appaiono mai; l'intangibilità dell'albero della conoscenza è appena un monito divino, la violazione dell'interdetto, l'annuncio di punizione nei secoli, la cacciata dall'Eden non sono illustrati; non si vede l'arca di Noé galleggiare sulle acque del diluvio universale né fermarsi sulla cima dell'Ararat. Il realismo tradizionale della Bibbia di John Huston o d'altre versioni scompaiono. Alla sua maniera più recente, tanto ammirata in Lungo il fiume, per raccontare la creazione Olmi ha usato, come un accompagnamento figurativo del testo biblico, bellissime immagini della Natura, del paesaggio del Marocco dove il film è stato girato, dei volti e della vita quotidiana arcaica di quelle popolazioni viste con uno sguardo simile a quello di Pasolini nei suoi film africani. Dal buio iniziale emerge la voce d'un bambino piccolo: "Mamma, ho paura". Poi, stormi d'uccelli in volo, pesci guizzanti nel mare, pecore nello stazzo, facce di giovani donne assorte e calme, vecchi, un bambino che nasce gridando a rappresentare la creazione dell'uomo, il cerchio di pietre che segna il luogo di sepolture e magie, una grande pioggia, il primo assassinio: Caino è un ragazzo africano che alza un sasso e colpisce ripetutamente il fratello invisibile. Piccole carovane s'incrociano: "Chi va e chi viene, ma quale sarà la giusta direzione?". Immagini televisive contemporanee quasi indistinte (il tracciato verde dei proiettili della guerra del Golfo, montagne di rifiuti, la terra spaccata dalla siccità, l'invasione del petrolio e i suoi pozzi ardenti) accompagnano le parole "Rispettate la mia creazione... manderò pestilenze contro di voi, conoscerete la morte"; e testimoniano d'una rilettura biblica che non ignora il presente. La parte del film dedicata al diluvio è più realistica o vignettistica, mai oleografica: Noé (Omero Antonutti) e i suoi figli accolgono con sopportazione il destino unico loro riservato, sopravvivere all'olocausto dell'intero genere umano e animale in punizione del peccato. Nulla distrae dal testo né cerca di addomesticarlo, nulla ne inquina la terribilità, la forza poetica e l'eloquenza perenne. Anzi il testo, liberato dalle sovrapposizioni divulgative, corrive o strumentali, ritrova anche il suo fascino fiabesco, magico, sino all'avvertimento divino così attuale che conclude il film: "Chiederò conto a ciascun uomo della vita di suo fratello". Forse Genesi - La creazione e il diluvio non è una grande opera, nella filmografia di Ermanno Olmi: anche se fosse soltanto (e non è così) il suo modo di riproporre e imporre un testo poco frequentato dagli italiani, sarebbe già un'impresa straordinaria.
Autore critica:Lietta Tornabuoni
Fonte criticaLa Stampa
Data critica:

7/07/1994

Critica 2:Molti anni fa, accingendosi a portare sullo schermo La Bibbia, Dino De Laurentiis accettò il rischioso suggerimento del suo consigliere Vittorio Bonicelli di affidare la Genesi a Robert Bresson. Ma quando il maestro francese presentò il suo progetto, lineare e astratto, il produttore si mise a ridere. Ora quello che non riuscì a Bresson è riuscito al nostro Ermanno Olmi: filmare il prologo di una Bibbia televisiva, al solito piena di barbe e caffettani, lance e corazze, come in una stupefatta illustrazione per bambini. Alle soglie del Duemila, in un mondo che non riconosce più nemmeno se stesso, torna la favola e pochi sono disposti ad accettarne i rischi.
Genesi La creazione e il diluvio di Olmi, riproposto (fuori gara) alla Mostra dopo l’entusiastica accoglienza degli scienziati al convegno della Fondazione Cini sulle origini dell’universo, è il film religioso più laico che sia mai stato concepito. L’antica fiaba offerta alla curiosità di un bambino vi appare rivisitata secondo i canoni della civiltà contadina. Pur avendo girato in Marocco, Olmi sembra guidarci in una passeggiata contemplativa nei dintorni della sua casa di Asiago: alla quale assomiglia l’arca che accoglie Noè e famiglia, asserragliati per difendersi da un diluvio universale percepito solo attraverso i tambureggiare della pioggia come un gran temporale di montagna. Sforzandosi di cogliere l’essenza semplice delle cose all’indomani della Creazione, nell’era di Spielberg il film non ricorre al minimo effetto speciale: qui tutto è realtà, incluso l’arcobaleno finale. Nel descrivere la vita immaginaria dei progenitori, dal giardino dell’Eden in poi, il regista si guarda bene dallo sceneggiare. Anche Caino che uccide Abele è solo uno sciagurato sorpreso nel gesto di alzare il sasso.
Impegnato in una specie di austero concerto per voce sola, il narratore Omero Antonutti dalla dizione scultorea si sdoppia in una silenziosa, vibrante e umanissima personificazione di Noè. Confrontiamo Omero e i suoi pochi animali a John Huston nell’arca di De Laurentiis pittorescamente affollata come uno zoo e misureremo la differenza fra il cinema «grosso» alla De Mifie e i cinema grande. Quello da meditazione.
Autore critica:Tullio Kezich
Fonte critica:Il Corriere della Sera
Data critica:

7/7/1994

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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