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Tre passi nel delirio - Titolo episodio “Toby Dammit”

Regia:Federico Fellini
Vietato:No
Video:Ricordi Video, CVC
DVD:
Genere:Horror
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal racconto "Non scommettere la testa col diavolo" nei "Racconti straordinari"di Edgar Allan Poe
Sceneggiatura:Federico Fellini, Bernardino Zapponi
Fotografia:Giuseppe Rotunno
Musiche:Nino Rota
Montaggio:Ruggero Mastroianni
Scenografia:Piero Tosi
Costumi:
Effetti:Joseph Nathanson
Interpreti:Polidor (vecchio attore cieco), Rick Boyd (attore italiano western), Antonia Pietrosi (l'attrice), Salvo Randone (Padre Spagna), Terence Stamp (Toby Dammit), Marisa Traversi (Marilu' Traversi), Milena Vukotic (intervistatrice Tv)
Produzione:Angelo Grimaldi per Produzioni Europee Associate (Roma) - Les Films Marceau Cocinor (Paris)
Distribuzione:Cineteca Nazionale
Origine:Francia - Italia
Anno:1967
Durata:

121’

Trama:

Dammit, un attore inglese, durante una festa, ubriaco e nauseato dell'ambiente, ossessionato da uno strano inconscio richiamo, fugge con una veloce macchina. La visione si materializza al di là di un ponte interrotto: tentando di superare l'ostacolo ha la testa troncata di netto da una corda d'acciaio.

Critica 1:Tre brevi film ispirati a racconti di Edgar Allan Poe. 1) "Metzengerstein": contessa vive nel rimorso di aver ucciso l'amato cugino e cerca la morte. 2) "William Wilson": ufficiale tedesco ha un alter ego prepotente, ma non gli credono. 3) "Toby Dammit": attore ubriacone è perseguitato da un inconscio richiamo. "Dei tre passi i primi due sono falsi e rivelano la tipica stanchezza dei lavori su commissione" (T. Kezich). L'episodio di R. Vadim slitta nel ridicolo, quello di L. Malle è solo diligente. Il meno debitore a E.A. Poe è "Toby Dammit" al quale per la prima volta collabora in sceneggiatura Bernardino Zapponi. Il fantastico felliniano s'incupisce, Roma e la sua galleria di mostri hanno una luce sinistra che dà nel macabro putrescente. La fotografia di G. Rotunno fa il resto.
Autore critica:
Fonte criticaIl Morandini – Dizionario dei film, Zanichelli
Data critica:



Critica 2:Ispirato tutto il film a Poe, Fellini si è ritagliato per sé, con l'aiuto del suo nuovo sceneggiatore Bernardino Zapponi, la storia di Toby Dammit, il protagonista di Non scommettere la testa col diavolo. Ma portandola ai nostri giorni, e in un ambiente, la Roma del cinema, che egli bene conosce e sopporta. Vi arriva in aereo un attore inglese di gran nome, invitato a recitare nel «primo western cattolico». E' un rottame bruciato dall'alcool e dalla droga, ma l'Italia lo prende ancora sul serio. Un prete che rappresenta i produttori lo ossequia, la televisione lo intervista, lo si costringe a una festa turistico-mondana, con sfilate di modelli e premi ad attrici in cui non è difficile riconoscere una delle nostre grottesche iniziative pubblicitarie. La speranza di cavargli un sorriso, un minimo cenno di partecipazione, va delusa: Toby, già all'arrivo in un tramonto sanguigno, ha avuto di Roma un'idea repellente, racchiusa in immagini di funerario misticismo, e ha intravisto in un'allucinazione una bambina, tutta vestita di bianco, che occhieggiando maligna gli lanciava un pallone perché giocasse con lei. E' senza meno, il diavolo: l'unica cosa in cui crede, come ha dichiarato alla TV. Lo sguardo annebbiato, Toby esce dal torpore soltanto per offendere gli astanti (dormiva, quando una donna s'è offerta di aiutarlo) e balzare sull'automobile da corsa fornitagli dai produttori. Tuffa il bolide nella notte, giunge ai sobborghi di Roma, si perde in un labirinto di strade. Un ponte è crollato: dal burrone l'innocente diabolica lo chiama. L'uomo preme il pedale e si precipita nel vuoto. Un cavo d'acciaio lo decapita.Due elementi, il macabro e il sarcastico, s'incrociano nel racconto, ambedue derivati da una tematica costante in Fellini, ma questa volta, ed è accento nuovissimo, convogliati verso la tragedia. Sempre autobiografico, Fellini non è passato indenne attraverso la recente malattia. Il suo dono fantastico ha acquistato un tono cupo, la sua galleria di mostri una luce sinistra. Quasi incrudelendo su se stesso, Fellini ha assunto le sue vecchie strutture narrative, i suoi espressivi personaggi, persino i temi musicali di Nino Rota, non più come i segni d'una realtà reversibile col compianto e la speranza (quanto sono lontani la finale purezza della Dolce vita, la pietas di Otto e mezzo, la consolante natura di Giulietta!), ma come unica, atroce sostanza d'un vivere insopportabile, perché privato d'ogni libertà.
L'incontro fra il pessimismo di Fellini e il decadentismo di Poe è sintomatico. Risalendo dal buio verso il Satyricon, c'è da sperare che l'ossessione della morte non lo volga al lugubre. Fellini non è un poeta della morte: se mai dei brividi che l'annunciano, incrociati ai palpiti vitali.
Autore critica:Giovanni Grazzini
Fonte critica:Corriere della Sera
Data critica:

18/5/1968

Critica 3:Fellini riguarda con l'occhio dei suoi personaggi, ora è un prete, ora uno sceneggiatore cattolico, ora un cronista crudele (e gratuito) come quando satireggia Totò, cieco, barcollante attore comico, al braccio di una enorme attrice biondo-eccentrica. La Roma di Fellini-Poe accoglie tutto questo come in un fumo di vapori, sembra sognata, presa da un lontano incubo, irreale anche se carica di spunti verosimili.
Autore critica:Edoardo Bruno
Fonte critica:Filmcritica
Data critica:

12/1968

Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:
Autore libro:

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