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Uomini e topi - Of Mice and Men

Regia:Gary Sinise
Vietato:No
Video:Fox
DVD:Fox
Genere:Drammatico
Tipologia:Letteratura americana - 900
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo "Of Mice and Men" di John Steinbeck
Sceneggiatura:Horton Foote
Fotografia:Kenneth MacMillan
Musiche:Mark Isham
Montaggio:Robert L. Sinise
Scenografia:David Gropman
Costumi:Shay Cunlifee
Effetti:
Interpreti:John Malkovich (Lennie), Gary Sinise (George), Alexis Arquette (Whitt), Sherilyn Fenn (Curley's wife), Joe Morton (Crooks), Kenneth B. Belsky (Stunts), Charlie Brewer (Stunts), Kerrie Cullen (Stunts), Joe D'Angerio (Jack)
Produzione:Russ Smith e Gary Sinise per Mgm
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1992
Durata:

100’

Trama:

Due braccianti agricoli in viaggio "on the road" nella California della grande depressione. Uno, Lenny, è un gigante semideficiente, ignaro della propria pericolosa carica distruttiva; l'altro, George, è una sorta di angelo custode che cerca di proteggere l'amico dalla sua candida inconsapevolezza.

Critica 1:Tratto dal celebre romanzo di John Steinbeck. Lenny, un contadino mezzo matto, è costretto a fuggire. È accompagnato e "curato" dal cugino George che prova per lui molto affetto. Dopo essere giunti a un'altra fattoria i guai non sono finiti perché la figlia del nuovo datore di lavoro è viziata e provocante. Quando riesce a sedurre Lenny, lui incidentalmente la uccide e deve fuggire. Nel momento in cui George si rende però conto che sarà catturato, piuttosto che farlo linciare, gli spara lui stesso per non farlo soffrire. Un buon film con la grande interpretazione di John Malkovich, in un ruolo davvero inedito per lui. Un personaggio come Lenny è difficile da rendere senza cadere nello stereotipo.
Autore critica:
Fonte criticamymovies.it
Data critica:



Critica 2:Uomini e topi, al quale pensano i nostri due dopo Furore, sembra fatto apposta per essere ridotto per la scena: privilegio dei dialoghi che s'incaricano di far progredire l'azione, unità di luogo, d'azione e, praticamente (il romanzo dura da un venerdì ad una domenica) di tempo. Ma l'essenzialità di Uomini e topi sembra anche fatta apposta per qualcosa di ulteriore: il modo di far cinema dell'autore di Miles From Home. Poiché fondata su due qualità che gli sono assolutamente congeniali, la fedeltà e la semplicità.
In un'epoca nella quale si è molto più attenti ad un cinema che definiamo ormai post-moderno (quello dei fratelli Coen, dei Lynch o dei Tarantino che affidano il loro intervento ad uno sguardo ironicamente sottinteso; riferito iconoclasticamente, quasi amoralmente ad un genere codificato) queste caratteristiche arrischiano di essere fraintese. E liquidate comme pigri esercizi di stile: il che è avvenuto puntualmente con Uomini e topi all'ultimo festival di Cannes. Ma ignorare il film di Sinise significare liquidare una lezione indimenticabile, quella di tutto il grande cinema americano che si riferisce a John Ford. Senso della composizione, costruzione drammatica, direzione d'attori: composizione elaborata e classica al tempo stesso, scrittura libera, eroi marginali, sono le tre basi essenziali del cinema di Ford. Puntualmente, esse sono ricalcabili sul film di Sinise.
John Malkovich (grande interprete teatrale di Pinter, di Williams, di Miller, di Shepard; poi potente protagonista cinematografico in Killing Fields, con lo Spielberg deL'impero del sole, l'Allen di Ombre e nebbia e, soprattutto il Frears de Le relazioni pericolose) è Lenny, il gigante ottuso che si trascina di fattoria in fattoria nella California degli anni della Depressione. Mentre Sinise è George, che gli è vicino come un fratello: e che cerca di consolarlo parlandogli del solito Sogno, caro ad ogni americano. Un ranch, nel quale terminare l'esistenza. Il gigante buono è incapace di controllare la propria forza: adora le cose morbide, come i cuccioli, i conigli, e le donne... Ed a George, al quale in questa storia di solitudini e di affetti sarà sfuggito il controllo di Lenny, non resterà che sopprimere - in un finale di straordinaria concisione - l'amico: prima che lo facciano gli altri.
Nessuno meglio di Bertolucci ha descritto questo gigante, interprete del suo Tè nel deserto: " John è, a modo suo, un personaggio della mitologia. Per me è un Centauro, con le sue cosce da giocatore di calcio, e la parte superiore del corpo che si affina fino a diventare quasi femminea. Un gigante che, al momento in cui la cinepresa si avvia, assume la leggerezza di un ballerino. " Ma se la presenza e l'attenzione per gli attori sono l'aspetto più evidente di Uomini e topi, gli altri caratteri della lezione fordiana ne sono il motore determinante. La presenza della natura - sontuosa - non è mai sentimentale o decorativa: essa proietta il misero dramma degli individui verso l'assoluto. Una dimensione universale, una risonanza cosmica o, più semplicemente una bellezza bucolica che si contrappone perfettamente alla costrizione quasi claustrofobica con la quale sono inquadrati i personaggi: la felicità dell'ordine universale da una parte; e la disperazione, la miseria degli individui dall'altra.
Inquadrature essenziali, classiche, esemplari, che ricercano quell'ordine che tanto manca all'equilibrio (morale, sociale) dei personaggi. Durata del tempo all'interno di queste inquadrature: che detta non solo il ritmo del racconto, ma traduce la tensione drammatica che guida i personaggi. Da questa semplicità, da questa ricerca del rigore e dell'equilibrio classico all'interno di ogni singolo elemento espressivo, nasce la rivolta dell'autore e dei personaggi. Nei confronti della loro solitudine (quella dei due protagonisti, ma anche quella del bracciante negro, della donna del padrone, di ognuno che partecipi alla coralità dell'azione) ; e della loro emarginazione rispetto a quel Sogno americano a cui ogni immagine del film finisce per riferirsi.
L'ordine che presiede al cinema di Sinise non ha che uno scopo: sondare il disordine misterioso che governa l'idiozia gentile di Lenny. Ed interrogare le ragioni - altrettanto misteriose - che mutano l'innocenza in malvagità.
Autore critica:Fabio Fumagalli
Fonte critica:rtsi.ch/filmselezione
Data critica:

4/8/1992

Critica 3:È un film capolavoro, apologia dell'amicizia virile e della solitudine esistenziale. Tratto dal romanzo omonimo di John Steinbeck, viene sceneggiato con grande fedeltà.
Ma alla forza del film, si aggiunge la grande prova attoriale di due mostri sacri di Hollywood: Gary Sinise, che cura anche la regia, ed uno straordinario John Malkovich nella parte di Lennie. L'attore regista è alla sua ottava interpretazione e alla sua seconda direzione cinematografica. L'esordio davanti alle telecamere risale al 1983 nel film True West. Per John Malkovich, invece, le interpretazioni sono venti: l'esordio risale al 1981 nel film tv Word of Honor.
Autore critica:
Fonte critica:archivio.raduno.rai.it
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Uomini e topi
Autore libro:Steinbeck John

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