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Fratello di un altro pianeta - Brother From Another Planet (The)

Regia:John Sayles
Vietato:No
Video:Biblioteca Rosta Nuova, visionabile solo in sede - Domovideo
DVD:
Genere:Fantasy
Tipologia:Le diversità
Eta' consigliata:Scuole medie inferiori; Scuole medie superiori
Soggetto:John Sayles
Sceneggiatura:John Sayles
Fotografia:Ernest R. Dickerson
Musiche:Mason Daring
Montaggio:John Sayles, John Tintori
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Caroline Aaron (Randy Sue), Bill Cobbs (Walter), Darryl Edwards (Fly), Leonard Jackson (Smokey), Steve James (Odell), Joe Morton (Brother), Maggie Renzi (Noreen)
Produzione:Peggy Rajski - Maggie Renzi
Distribuzione:Mikado - Cineteca del Friuli
Origine:Usa
Anno:1984
Durata:

105’

Trama:

Brother, schiavo negro fuggito da una piantagione del cosmo, cola a picco nel fondo del porto di New York con la sua navicella spaziale. Riemerso ferito e privo della parola, dapprima vaga spaesato per Ellis Island, nell'intento di sfuggire a due lugubri extra-terrestri che lo inseguono, robot comandati e senz'anima, poi risale l'Hudson e si trova ad Harlem. Ma i due lo rintracciano ben presto e lo pedinano per tutta la città. Rifugiatosi in un bar, sbalordisce tutti con i suoi sovrumani poteri (riesce a riparare un video gioco con il solo contatto delle mani) e si conquista la loro simpatia. Grazie agli amici del bar e ai suoi poteri paranormali, pur non riuscendo a parlare, trova lavoro a Times Square e anche una camera d'affitto presso Randy Sue, una donna che vive col figlio divisa dal marito e che si innamora di Brother, senza rendersi conto che si tratta di un alieno. Fatta esperienza di tutte le miserie e le sopraffazioni della grande città, alle quali pur si sforza di porre rimedio grazie ai suoi incredibili poteri, affronta infine i due alieni che lo tallonano e li disintegra rispedendoli nel cosmo e preferendo agli spazi stellari l'umile pianeta terra, dove non gli è mancata la solidarietà della povera gente.

Critica 1:Film a basso costo che si è piazzato bene e presto tra il genere fantascientifico. Joe Morton, col sorrisetto fisso di quello che sa qualcosa che gli altri non sanno, recita con ironia mai erosiva in un contesto originale.
Autore critica:Laura e Morando Morandini
Fonte criticaTelesette
Data critica:



Critica 2:(...) Fratello da un altro pianeta è un film assolutamente singolare. È l'unico film fantastico degli ultimi quindici anni che usa la science fiction non per descrivere il venir meno del genere (pensiamo a tanti giochi di incrocio degli stereotipi, dal western nello spazio Atmosfera zero al film noir del 2029 Blade Runner) né per «fare un discorso» sull'inconscio tramite una struttura fiabesca (qui la lista è praticamente infinita e particolarmente deprimente). Fratello da un altro pianeta usa il genere come lo usavano i grandi nell'età d'oro di Hollywood: come la più semplice ed efficace metafora del presente. In questo modo, insieme al divertimento insito nella natura stessa di questo gioco, Sayles è in grado di offrire al suo pubblico un giudizio morale sull'epoca in cui viviamo. Giudizio morale che, dato il particolare clima dei tempi medesimi, diventa subito giudizio politico.
Sayles ha avuto una trovata semplice che, come tutte le invenzioni semplici, è geniale. Non è andato a cercare l'alieno nel buio della psiche o tra la luce delle stelle. La stessa lingua inglese gli offriva un appiglio folgorante: gli aliens, da un punto di vista legale, non sono gli UFO, ma gli immigranti, i diversi. Ecco allora che lo straniero, l'extraterrestre non è quello che vive su un altro pianeta, ma semplicemente quello che vive in un altro quartiere. E lo è in maniera così radicale che nemmeno i suoi vicini sono in grado di accorgersene: in fin dei conti è come uno di loro. C'è d'altra parte da dubitare che il ragazzino wasp di E.T., così sollecito nell'aiutare il tartarughesco naufrago interstellare, sarebbe stato altrettanto pronto a dare una mano a un ladruncolo nero in fuga.
Se il «motore» del film è perciò il classico schema dell'equivoco sull'identità, la «benzina» che fa progredire il racconto è la caccia data a The Brother dai due bounty killer spaziali (uno dei quali è ironicamente impersonato dallo stesso Sayles). Anche qui, comunque, il regista – sceneggiatore ha una grande pensata. L'altro mondo non è fatto di esseri saggi e potenti, ma è questo mondo. The Brother è uno schiavo sul suo pianeta come lo è ad Harlem e i suoi persecutori, come notano diversi personaggi, sembrano normali poliziotti newyorkesi. L'idea di Dick - Ridley Scott dei replicanti che cominciano a «sentire» come gli uomini è affascianante e romantica; ma l'idea di questo alieno nero che, pur essendo un essere (più o meno) umano, è costretto a «replicare» la società dei bianchi è ancora più illuminante e rivelatrice.
Anche perché Sayles, uno dei migliori screenwriter dentro e fuori da Hollywood, è attento a non appesantire troppo il nucleo tematico centrale, che è evidente di per se stesso. Negli interstizi del discorso politico e razziale inserisce passaggi di strepitosa comedy: dallo slapstick della rissa nel bar alle folgoranti caratterizzazioni degli alieni cattivi. La scena in cui i due bounty killer entrano nel bar ordinando una birra con ghiaccio è assolutamente esilarante, così come lo sketch dei due studenti che si perdono in mezzo ad Harlem. Anche l'aspetto effetti speciali è trattato con lo stesso spirito: The Brother si toglie un bulbo oculare e lo usa come telecamera, con un risultato più umoristico che sensazionale, anche se ('«enormità» del gesto gli dà un'aura davvero straordinaria.
L'unica parte debole della storia è probabilmente la vendetta di The Brother nei confronti degli spacciatori di droga: troppo moralistica, troppo da giustiziere (anche se il gesto non ha certo un valore liberatorio). Ma si tratta di un difetto minore, indotto soprattutto dalla necessità di «chiudere» in qualche modo questa parte del plot.
Anche nel finale Sayles rovescia lo stereotipo del cinema di SF secondo cui l'alieno buono se ne deve andare (quello cattivo va eliminato prima) perché questo mondo è troppo cattivo per lui. No, suggerisce Sayles, questo mondo è abbastanza cattivo per poterci vivere. The Brothera lza il pollicione per chiedere ai suoi amici se vengono da «su», ma loro rispondono con un pollice verso. Nel fantastico (ma non troppo) mondo di Fratello da un altro pianeta non c'è un paradiso tra le stelle, ma soltanto il purgatorio degli sfruttati e degli sfruttatori. (...)
Autore critica:Davide Ferrario
Fonte critica:Cineforum n. 257
Data critica:

7/1986

Critica 3:
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Data critica:



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