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Miglio verde (Il) - Green Mile (The)

Regia:Frank Darabont
Vietato:No
Video:Universal Pictures Video (2000), Warner Home Video
DVD:Panorama
Genere:Drammatico
Tipologia:Diritti umani - Pena di morte
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo "Il miglio verde" di Stephen King
Sceneggiatura:Frank Darabont
Fotografia:David Tattersall
Musiche:Thomas Newman
Montaggio:Richard Francis-Bruce
Scenografia:Terence Marsh
Costumi: Karyn Wagner
Effetti:Charles Gibson, Jason Gustafson
Interpreti:Tom Hanks (Paul Edgecomb), Gary Sinise (Burt Hammersmith), Eve Brent (Elaine), Patricia Clarkson (Melinda), James Cromwell (Hal Moores), Jeffrey Demunn (Harry Terwilliger)
Michael Clarke Duncan (John Coffey), Graham Greene (Arlen Bitterbuck), Dabbs Greer (Paul Edgecomb Anziano), Bonnie Hunt (Jan), Doug Hutchison (Percy Wetmore), Michael Jeter (Eduard Delacroix), David Morse (Brutus Howell), Barry Pepper (Dead Stanton), Sam Rockwell (William Wharton), William Sadler (Klaus Detterick), Harry Dean Stanton (Toot Toot)
Produzione:David Valdes, Frank Darabont - Castle Rock Entertainment - Warner Bros
Distribuzione:Uip
Origine:Usa
Anno:1999
Durata:

168'

Trama:

Louisiana, 1935. Paul Edgecomb, agente di custodia, sovrintende al braccio della morte nel penitenziario di Cold Mountain. Lui, l'agente Brutus, suo migliore amico, e altri colleghi tra cui Percy, sadico e molto raccomandato, hanno il compito di sorvegliare i detenuti condannati alla pena capitale e di accompagnarli il giorno dell'esecuzione lungo quell'ultimo corridoio chiamato appunto il 'miglio verde' per il colore del linoleum. Tra i condannati c'è John Coffey, un omone di colore alto più di due metri giudicato colpevole dell'omicidio di due bambine. Ma, in contrasto con l'aspetto imponente e minaccioso, John è invece mite e gentile con tutti, perfino ingenuo e in balia di una infantile paura del buio. E soprattutto dopo qualche tempo Paul verifica di persona che John ha un'altra qualità importante: riesce a far uscire, risucchiandolo, il dolore dalle persone. Mentre alcune esecuzioni vanno avanti e Percy ne approfitta per realizzare ignobili azioni violente, Paul comincia ad interrogarsi sulla reale colpevolezza di John. Si prende poi la responsabilità di farlo uscire per condurlo a casa di Melinda, moglie del direttore del carcere, gravemente malata. Melinda guarisce, Jonh torna in carcere, aggredisce Percy e gli trasmette energia negativa. Percy a sua volta uccide il detenuto William e rimane istupidito. Ma ormai gli indizi per Paul erano chiari: William era l'assasino delle bambine, John è innocente ma non vuole cambiamenti. Dopo aver guardato un film della coppia Astaire/Rogers, si avvia alla sedia elettrica e viene giustiziato. Sessant'anni dopo, Paul, ospite in una casa di riposo, sta raccontando questi fatti ad un'amica. Con la stessa commozione di allora.

Critica 1:Molto ben organizzato nella narrazione e nel casting tanto da apparire quasi maniacale, Il miglio verde (quattro nomination tra le quali miglior film e miglior sceneggiatura non originale) è il secondo film di Frank Darabont tratto da un lavoro di Stephen King, dopo Le ali della libertà girato nel 1994. Stessa ambientazione carceraria, stesso rapporto tra un uomo bianco e un uomo di colore. Stavolta, tuttavia, la regia deve tener conto non solo della struttura seriale e "dickensiana" del romanzo (fu pubblicato in sei puntate tra l'aprile e il settembre '96) e, dunque, confrontarsi (impiega tre ore e dieci minuti) con uno standard fuori misura, ma anche con il più complesso "realismo magico" tipico dell'ultimo King. Darabont se la cava, con qualche percettibile prolissità ed enfasi, setacciando territori e percorsi del cinema classico hollywoodiano, sul solco De Mille-Capra-Lean-Spielberg. Grandi manovre spettacolari, massima ottimizzazione nell'uso degli attori, ammirevole malizia nell'elaborazione estatica del sogno (incubo) americano, ma anche un elaborato incrocio di contaminazioni che gli consente di amalgamare il genere (carcerario) con ammiccamenti all'horror, al fantastico, al cinema d'impegno civile. Le sequenze delle esecuzioni sulla sedia elettrica sono davvero raccapriccianti, audaci gli effetti speciali che materializzano i miracoli dell'"uomo nero" (vomita particelle volatili di "male" che si dissolvono nell'aria), trasognati e fluidi i continui transiti new age tra visioni oniriche e realtà, fiaba e tragedia (Forrest Gump?), misticismo e paranormale (Cocoon?). Nel complesso l'operazione funziona, anche laddove i toni edificanti e i nobili propositi dissimulano il rigore stilistico. Del resto il cast, con una impeccabile prestazione collegiale, si modella alla narrazione sagomandola di prestazioni pregiate e professionali. Non tanto quella ortodossa e prevedibile del pur dignitosissimo Tom Hanks, quanto quelle, accorate, dei comprimari: da Michael Clarke Duncan (due metri, 150 chili, già in Armageddon) a David Morse, dall'impertinente Sam Rockwell al sadico secondino Doug Hutchinson.
Autore critica:Flavio Bo
Fonte criticaKwcinema
Data critica:



Critica 2:Frank Darabont firma la sua seconda regia: Il Miglio Verde, dall’omonimo romanzo di Stephen King. Il felice connubio di Le Ali della Libertà si rinnova. Scenografo, tecnico del suono, musiche appartengono al primo come al secondo film. Emerge da questa seconda contaminatio che King ha trovato il suo regista, dopo le varie riduzioni cinematografiche -Cujo, Grano Rosso sangue, Carrie etc.- che non tenevano il confronto qualitatitivo con il referente testuale. L’opera dello scrittore americano proiettata sullo schermo ha spesso perso efficacia stilistica – salvo naturalmente eccezioni: Shining di Kubrick (ripudiato però da King), Stand By me e Misery di Rob Reiner. Da ciò non si può dedurre che questo film sia pari per struttura emotiva e narrativa a Le Ali della Libertà. Il Miglio Verde è una storia che si fonda per ambientazione cronologica e ambientale sul primo film del regista, e che tenta soluzioni visive audaci, ma riutilizzando il cinema edificante di Capra, Ford, Hawks più in chiave di derivazione che di riutilizzo stilistico.
La storia è originale. Una guardia carceraria del braccio della morte (Tom Hanks) di una prigione del sud degli Stati Uniti conosce un enorme condannato a morte di colore (Michael Duncan). Il crimine per cui dovrà "cavalcare il fulmine" (la sedia elettrica) è orribile, e quando il carcerato poi rivela delle capacità taumaturgiche, dei dubbi cominceranno a tamburellare sulle tempie di Hanks. Da corollario ai due una serie di personaggi vividi: ognuno con una cifra simbolica definita, come Delacroix, o Mr. Jingle, il topolino ammaestrato. Darabont filologicamente assimila la lezione di King: il Male e il Bene contrapposti. E Tom Hanks-Paul Edgecomb contiene la recitazione affinché la miracolosa e terribile esistenza del condannato alla sedia elettrica John Coffey- Michael C. Duncan non potenzi il lato fantastico della vicenda a dispetto del contatto con il dramma sociale.
Se dunque Il Miglio Verde esprime uno spaccato di vita carcerario profumato di magico, ed evoca con le immagini un mondo di libertà spirituale e di stoico vivere, nel finale tuttavia appare vagamente inferiore per prolissità narrativa allo spessore narrativo della prima parte, che, al contrario, tiene il confronto con Le ali della libertà. Tuttavia il film ha la forza di sostenere anche qualche virtuosismo di Darabont –le serate di Hanks rischiarate da una calda e opaca luce di una lampada ad olio, in compagnia di radio, Blues e latte. E di sostenere con decisione, quindi anche con una lieve retorica, la realtà della pena di morte, illuminando la dimensione della contrazione, seguita al peccato, come unica speranza di salvazione, sia la vita di un uomo lunga o breve.
Autore critica:Luigi Senise
Fonte critica:tempimoderni.com
Data critica:



Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Miglio verde (Il)
Autore libro:King Stephen

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