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Vitelloni (I) - Vitelloni (I)

Regia:Federico Fellini
Vietato:No
Video:Mondadori video
DVD:Medusa
Genere:Commedia
Tipologia:Storia del cinema
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli (da un'idea di Tullio Pinelli)
Sceneggiatura:Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli
Fotografia:Carlo Carlini, Otello Martelli, Luciano Trasatti
Musiche:Nino Rota
Montaggio:Rolando Benedetti
Scenografia:Mario Chiari
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Franco Fabrizi (Fausto), Franco Interlenghi (Moraldo), Eleonora Ruffo (Sandra), Alberto Sordi (Alberto), Leopoldo Trieste (Leopoldo), Riccardo Fellini (Riccardo), Lída Baarová (Giulia), Silvio Bagolini (L'idiota), Paola Borboni (mamma di Sandra e Morando), Jean Brochard (padre di Fausto), Claude Farell (Olga, sorella di Alberto), Enrico Viarisio (Papà di Sandra e Morando), Giovanna Galli (una ballerina), Franca Gandolfi (altra ballerina), Achille Majeroni (il capocomico omosessuale), Guido Martufi (piccolo ferroviere romagnolo), Gigetta Morano (madre di Alberto), Maja Nipora (la soubrette), Carlo Romano (Michele, antiquario), Arlette Sauvage (sconosciuta al cinema), Vira Silenti (La "cinesina"), Lino Toffolo, Gondrano Trucchi, Ottavia Piccolo, Milvia Chianelli, Rosalba Neri, Gustavo De Nardo, Graziella De Roc, Alberto Anselmi, Massimo Bonini
Produzione:Coproduzione Lorenzo Pegoraro per la Peg Film (Roma), Cetè Film (Parigi)
Distribuzione:Cineteca Nazionale - Collettivo dell’Immagine - Domovideo - Mondadori Video - De Agostini - Multigram - L'Unità Video
Origine:Francia, Italia
Anno:1953
Durata:

115'

Trama:

"Vitelloni" vengono chiamati, nelle città di provincia, quei giovani di buona famiglia che passano la loro giornata nell'ozio, tra il caffé, il biliardo, la passeggiata, gli inutili amori, i progetti vani. Tali sono, nella loro piccola città, cinque amici: Fausto, Moraldo, Alberto, Leopoldo, Riccardo. Fausto amoreggia con Sandra, la sorella di Moraldo. Accade che la loro relazione non sia priva di conseguenze: Sandra aspetta un bambino e, per volere del padre, Fausto deve fare il suo dovere, sposando la ragazza. Ma né il matrimonio, né la paternità hanno la virtù di renderlo più serio. Fausto è sempre lo stesso "vitellone", amante dell'ozio, delle avventure, dei passatempi. Tradisce la moglie, amoreggiando anche con la moglie del principale, il che gli fa perdere l'impieguccio che il suocero gli aveva trovato. Dopo avergli ripetutamente perdonato i suoi tradimenti, Sandra un bel giorno perde la pazienza e scappa di casa col bambino. E' un duro colpo per Fausto, il quale comprende finalmente tutto il male che ha fatto a sua moglie: la cerca disperatamente, la trova, si riconcilia con lei, mentre suo padre completa, a suon di bastonate, la lezione. Gli altri vitelloni continuano a trascinare la loro inutile esistenza; ma uno di loro, Moraldo, un bel giorno parte, insalutato ospite. Egli ha trovato forse la sua strada.

Critica 1:Nei Vitelloni, prima rimpatriata a Rimini, in una realtà placentare perfettamente conosciuta, la struttura narrativa subisce una scomposizione importante: la singola storia è frantumata in cinque vicende dallo sviluppo contemporaneo. Ognuno dei cinque amici insegue desideri diversi e si ritrova allo stesso punto di partenza, agli stessi discorsi, agli stessi incontri, agli stessi sogni frustrati.Per una sorta di pudore stilistico l'autore cerca di mantenere un atteggiamento di equidistanza nei confronti dei personaggi e solo la voce dell'io narrante ne segnala il coinvolgimento affettivo.
Autore critica:Gian Piero Brunetta
Fonte criticaCent'anni di cinema italiano, Laterza
Data critica:

1991

Critica 2:Fellini, si sa, attua un «cinema della memoria», nel quale cala con straordinario nitore sedimenti di un autobiografismo immediato e pressante. Egli non è mai al di fuori della mischia, non giudica né condanna mai, ma in certo senso solidarizza sempre con i suoi personaggi, nei quali è sempre proiettata una parte della propria esperienza umana. Così è per I Vitelloni: non è difficile riconoscere quanto di Fellini vi sia nella fatuità di Fausto, nel velleitarismo di Poldo, nell'infantilismo di Alberto. Ma Fellini è anche, e soprattutto, Moraldo, lo storico e il giudice del gruppo.Nel finale del film Moraldo parte; col suo valigino di fibra e pochi soldi in tasca prende un treno qualsiasi, che lo strappi a quel limbo di inutilità e lo faccia approdare in un luogo dove la vita, e il lavoro, abbiano un senso. Non sa egli stesso dove andrà e cosa farà. Ma a noi non è difficile immaginarlo: avrà varie esperienze, e finirà per fare del cinema, e per dirigere un film intitolato I vitelloni...
Autore critica:Guido Cincotti
Fonte critica:Radiocorriere TV
Data critica:

maggio 1962

Critica 3:
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Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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