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Resistenza naturale - Natural Resistance

Regia:Jonathan Nossiter
Vietato:No
Video:No
DVD:No
Genere:Documentario
Tipologia:Natura e ambiente
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Jonathan Nossiter
Sceneggiatura:Jonathan Nossiter
Fotografia:Jonathan Nossiter, Paula Prandini
Musiche:Matthieu Mevel
Montaggio:Jonathan Nossiter, Alberto Rigno
Scenografia:
Costumi:
Effetti:
Interpreti:Corrado Dottori, Giacomo Dottori, Giulia Dottori, Valeria Bochi, Giovanna Tiezzi, Stefano Borsa, Anna Pantaleoni, Gian Luca Farinelli, Stefano Bellotti, Giulio Armani, Elena Pantaleoni, Mario Soldati (immagini di repertorio), Pier Paolo Pasolini (immagini di repertorio), Charlie Chaplin (immagini di repertorio) Bobby Vernon (immagini di repertorio), Alberto Sordi (immagini di repertorio)
Produzione:Santiago Amigorena, Jonathan Nossiter, Paula Prandini, Giacomo Claudio Rossi per Les Films Du Rat-Goatworks Films-Prodigy-Gli Occhiali di Gian Luca Farinelli, con la partecipazione della Cineteca Di Bologna
Distribuzione:Lucky Red
Origine:Italia, Francia
Anno:2014
Durata:

85'

Trama:

Nel loro antico monastero dell'XI secolo in Toscana, Giovanna Tiezzi e Stefano Borsa hanno creato un legame con l'antica cultura etrusca grazie alla loro cantina e alla produzione di vino, cereali e frutta; Corrado Dottori e Valerio Bochi, provenienti dalla Milano industriale, si sono trasferiti nella cascina dei loro nonni nelle Marche dove si impegnano per un'espressione rurale di giustizia sociale; Elena Pantaleoni, ex bibliotecaria, lavora nei vigneti di famiglia in Emilia sforzandosi di fare della sua tenuta una realtà utopica; Stefano Bellotti è considerato il Pasolini dell'agricoltura italiana, un contadino poeta radicale che ha sconvolto le regole con la sua fattoria d'avanguardia in Piemonte. Nonostante gli sforzi per rispettare le tradizioni eno-agricole del nostro Paese, ognuno dei protagonisti si è dovuto scontrare con una forte resistenza; non tutti, infatti, credono nella loro lotta per un' espressione dell'agricoltura italiana ecologicamente progredita, economicamente giusta e storicamente ricca. Con l'aiuto dell'amico Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, questi moderni contadini hanno deciso di usare il potere del Cinema per combattere le menzogne istituzionali che rendono ogni atto libero un atto di pericoloso dissenso. A dieci anni di distanza da "Mondovino", l'universo enologico è cambiato proprio come il mondo stesso e il nemico è di gran lunga superiore alla minaccia della globalizzazione. Questi rivoluzionari del vino naturale, che lottano contro il "nuovo ordine economico mondiale", offrono un modello di Resistenza incantato e gioioso; una Resistenza naturale che intreccia documentario e finzione, nella speranza di risvegliare il ribelle nascosto in ognuno di noi.

Critica 1:È un film stranissimo, che non assomiglia a nessun altro. Non è un semplice documentario, non è un film di finzione, non è un reportage. Forse è un saggio filosofico come In vino veritas di Soren Kierkegaard: il paragone è tutt'altro che gratuito, visto che di viticoltura si parla - ma con un tono così «alto», e politicamente così consapevole, da trasformare il vino in una metafora del nostro rapporto con la modernità. Del resto Jonathan Nossiter, il regista, non è uomo da cui aspettarsi film banali o leggibili ad un solo livello. Nossiter non è un cineasta qualsiasi: è una specie di Onu ambulante, del cinema e non solo. (...) Resistenza naturale è un ideale seguito di Mondovino, perché l'argomento è analogo (...). Mondovino era un documentario classico: analizzava l'influsso della globalizzazione e della massificazione del mercato sulla produzione vinicola, intervistando viticoltori famosi in Italia e in Francia. Resistenza naturale ne costituisce l'evoluzione «politica», ancora più estrema e teorica. La presenza nel titolo della parola «resistenza» non è casuale: Nossiter ci porta in una cultura della terra, e della vigna, che va oltre il biologico – anche perché «biologico», di per sé, non significa nulla: anche il curaro è biologico. I produttori intervistati nel film sono tutti legati a un uso sostenibile della terra e praticano – cosa non secondaria, anzi – una produzione che renda il loro vino fruibile anche da chi non è ricco: è possibile bere sano, e bere bene, a prezzi concorrenziali. Vi pare poco? I produttori sono Giovanna Tiezzi, Stefano Borsa, Corrado Dottori, Valerio Bochi, Elena Pantaleoni e Stefano Bellotti. Quest'ultimo, definito «il Pasolini dell'agricoltura italiana», ci regala un momento poetico e agghiacciante quando ci mostra la terra della sua vigna e la confronta a una zolla della vigna confinante, trattata con diserbanti e concimi chimici a go-go. La prima è nera, umida, pastosa, nutriente: sembra di sentirne il sapore; la seconda sembra argilla, è grigia e dura come il marmo. Da quale dei due comprereste il vino? Alla fine di Resistenza naturale, la risposta è ovvia. La scommessa narrativa e stilistica del film, poi, va oltre: spingendo all'estremo il paragone vino/cinema, Nossiter inserisce fra i testimoni anche il direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli. E «resistenza naturale» anche restaurare vecchi film, riproporli sul grande schermo, farli circuitane, mantenere viva la memoria della più grande arte del Novecento. Il parallelo è audace, e forse qua e là forzato: la prima volta che appare Farinelli sullo schermo – soprattutto per chi, come noi, lo conosce bene – si pensa a uno sbaglio di rullo! Ma poi tutto diventa fluido, e contribuisce appunto all'affascinante bizzarria di un film-saggio veramente audace.
Autore critica:
Fonte criticaL'Unità
Data critica:

29/5/2014

Critica 2:Una tenuta di campagna, una dolce atmosfera estiva, una tavolata di amici in sereno atteggiamento conviviale: potrebbe essere la scena di una commedia di Rohmer, invece si tratta di un documentario dell'americano Jonathan Nossiter. Il quale, dopo l'ottimo 'Mondovino' (2004), torna con 'Resistenza naturale' sul tema vinicolo concentrando l'attenzione sui «terroir» nostrani (Toscana, Marche, Emilia e Piemonte) in un'ottica politica (nel senso antico di cura del bene collettivo) che, fra voci volti e paesaggi, trae alimento dalla capacità del cinema di sintonizzarsi con la vita. (...) la presenza di Gianluca Farinelli, conservatore della Cineteca di Bologna, in questo gruppo di viticultori illuminati, lasciati soli a combattere da governi inadeguati, può sconcertare. Ma il tutto si tiene nell'idea di una comune visione etica, di una comune esigenza dell'arte e dell'agricoltura di rifondarsi e rinnovarsi alla luce del passato.
Autore critica:Alessandra Levantesi Kezich
Fonte critica:La Stampa
Data critica:

29/5/2014

Critica 3:
Autore critica:
Fonte critica:
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
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