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Niente paura


Regia:Gay Piergiorgio

Cast e credits:
Sceneggiatura: Piergiorgio Gay, Piergiorgio Paterlini; fotografia: Marco Sgorbati; montaggio: Carlotta Cristiani; musiche: Luciano Ligabue; con la partecipazione di: Luciano Ligabue, Luciana Castellina, Don Luigi Ciotti, Beppino Englaro, Margherita Hack, Stefano Rodotà, Sabina Rossa, Paolo Rossi, Giovanni Soldini, Carlo Verdone, Umberto Veronesi, Fabio Volo, Javier Zanetti; produzione: Lumiere&Co, BIM distribuzione; distribuzione: BIM distribuzione; origine: Italia, 2010; durata: 85’.

Trama:Film sull’identità nazionale nell’epoca delle “passioni spente”, della crisi radicale della politica, in senso lato. In modo non ideologico, ma attraverso le storie personali di uomini e donne comuni, di personaggi noti e dello stesso Ligabue, il film offre una panoramica su come siamo e come eravamo, da dove veniamo e quale Paese siamo diventati oggi.

Critica (1):

Critica (2):Canta il Liga «Vorrei augurare la buona notte/a tutti quelli che vivono in questo paese/ma che non si sentono in affitto/perché questo paese è di chi lo abitale non di chi lo governa». Anzi, Luciano Ligabue non canta queste parole, le usa come esortazione nei confronti del suo pubblico al termine dei concerti. E, in fondo, è un po’ questo il motore di Niente paura, il documentario realizzato da Piergiorgio Gay, con la complicità di Piergiorgio Paterlini alla sceneggiatura. Perché i due sono partiti da alcune canzoni, sia canticchiate in casa con accompagnamento del pianoforte, sia eseguite in concerto, che si sovrappongono e si incrociano con testimonianze diverse per andare a ricollegare un filo spezzato. Ci sono personaggi famosi (limitiamoci a Giancarlo Soldini, Beppino Englaro, Sabina Rossa e Luciana Castellina) e semplici fan del rocker di Correggio. I più noti permettono di spaziare e ragionare su argomenti diversi, anche scottanti, gli altri invece portano la loro umanità. Da quella di Annalisa Casartelli, bancaria, mamma e vedova del ciclista Giancarlo, a quella di Mattia Muratore, studente e nazionale di Wheelchair hockey, passando per Gemmi Sufali, figlia di albanesi che erano sulla nave stracolma di disperati che approdò in Italia all’incirca 20 anni fa
Ecco allora la Costituzione, intesa come «le regole che gli uomini si danno da sobri per camminare dritto quando saranno ubriachi», che offre spunti talvolta inediti per fornire elementi di speranza anche in chi sembra non trovare più punti di riferimento che diano prospettiva e futuro a questo paese. Niente paura, prima che un documentario, vuole essere un’iniezione di vitamine esistenziali, o forse di antibiotici per non farsi annichilire dall’infezione che ha investito l’Italia intera. Si potrà anche dire che la carne al fuoco è molta, che gli argomenti e i materiali di repertorio che vanno a ricostruire gli snodi decisivi degli ultimi 30 anni di storia patria necessitano di fermenti lattici per rendere efficace la cura senza provocare vertigini da effetti collaterali, ma sono sbavature secondarie. Ligabue ha detto al Lido che, per il momento, non sono previsti suoi film come regista, ma lo si può ugualmente trovare al cinema con Niente paura, annunciato in uscita in 150 copie, il prossimo 17, perché il Liga è il primo a non avere paura, neppure della scaramanzia.
Antonello Catacchio, il manifesto, 9/9/2010

Critica (3):[...] Guarda al passato per capire il presente anche Niente paura di Piergiorgio Gay, e conta su un protagonista d’eccezione: Luciano Ligabue. Anzi, utilizza il percorso artistico del musicista per ripercorrere gli ultimi trent’anni del Paese. Canzoni e memoria, personale e collettiva, perché nessuno più di una rockstar, oggi, riesce a parlare al cuore della gente. Il film è un atto d’amore per l’Italia «che è per la libertà e la partecipazione», dice il regista. Liga ne è stato la superstar, insieme con tanti altri intervistati eccellenti, da Giovanni Soldini a Margherita Hack, e anche al Lido è l’unico a smuovere le masse. I fans lo aspettano pazienti, davanti al Palazzo del cinema. «Niente paura è, molto vicino alla mia “Buonanotte all’Italia”», spiega lui. «Nel senso che, come nella canzone, anche dal film emerge un forte sentimento d’amore per il nostro Paese e, allo stesso tempo, tutta la sofferenza per la sua incapacità di vincere i vecchi mali». Ligabue nei concerti fa scorrere su un rullo i primi 12 articoli della Costituzione, richiamandosi ai valori fondanti della Repubblica, Gay ha voluto tenere fuori dal suo film i politici: «Volevamo raccontare l’Italia sociale, che non sventola nessuna bandiera». Solo a Ciampi ha chiesto di esserci, ricevendo però un rifiuto cortese.
Titta Fiore, Il mattino, 6/09/2010

Critica (4):
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